Da Aleppo a New York, continua la demonizzazione di Assad

Da Aleppo a New York, continua la demonizzazione di Assad

La guerra siriana continua incessantemente e a ritmi crescenti, tra i più intensi mai raggiunti nei sei lunghi anni di conflitto. Ma oltre alle diverse offensive e controffensive che si susseguono sul campo di battaglia, una nuova battaglia mediatica si è scatenata negli ultimi giorni.

Qualche giorno fa era stata patteggiata una tregua tra Russia e Stati Uniti, poco dopo vanificata, ed in cosi breve tempo la situazione ha raggiunto un nuovo stato di criticità. L’evento scatenante che ha fatto definitivamente saltare la tregua è stato il bombardamento da parte statunitense contro l’esercito regolare siriano a Deir el-Zor. A chi si domanda come sia stato possibile un cambio così repentino di politica estera da parte di Washington, è possibile rispondere rimandando alle spaccature presenti in politica interna. Sembrerebbe infatti che il Segretario della Difesa Ash Carter non abbia apprezzato il lavoro di John Kerry con Lavrov; oltretutto, le imminenti elezioni contribuiscono a creare un clima di incertezza riguardo al futuro. Il braccio e la mente non agiscono in modo coordinato.

In seguito al bombardamento americano che ha provocato 62 vittime tra le fila dell’esercito siriano, sono due gli eventi significativi che si sono verificati: l’attacco ad un convoglio che trasportava aiuti umanitari alla popolazione di Aleppo ed uno successivo alla zona est della città, che avrebbe colpito bambini, donne e presidi ospedalieri.

Sicuramente questi due eventi sono stati abilmente manipolati sia per coprire la gravissima violazione della tregua, sia per offrire nuovamente quella visione di Assad come un tiranno spietato, che era stata già usata come pretesto per scatenare la guerra e, inoltre, per condannare l’operato della Russia, ospite non desiderato in Medio Oriente. Se prima il presidente siriano deteneva pericolosissime armi chimiche, adesso è il barbaro che blocca gli aiuti alla popolazione. In verità, oltre alle accuse mosse verso Mosca, non si conosce l’identità del mandante, ed alle richieste di un’indagine approfondita da parte di Mosca Washington ha risposto vagamente.

Poi il raid aereo, sempre ad Aleppo, in merito al quale le notizie sono alquanto confuse, alcune volutamente travisate. Il risultato non cambia, l’obiettivo rimane quello di demonizzare Assad, senza assolutamente analizzare o verificare niente; se inoltre aggiungiamo che l’emittente principale da cui provengono le notizie ed i dati è Al Jazeera, le perplessità sono lecite.

Ed ecco che dal Medio Oriente la battaglia si sposta a  New York, dove le bestie feroci presenti “nell’arena” sbavano e sputano aspettando di sbranare le prede. Tra tutte, l’ambasciatrice Usa presso le Nazioni Unite, Samantha Power, si esibisce con un discorso da voltastomaco pieno di retorica, assolutamente fuori luogo e poco coerente con il paese che rappresenta. “Invece di perseguire la pace, la Russia e Assad fanno la guerra” e ancora “La Russia ha costantemente detto una cosa e fatto un’altra”, sono solo alcune delle affermazioni che farebbero forse ridere, non si trattasse di una guerra reale. L’Onu si rivela ancora una volta l’organizzazione adibita a legittimare le guerre che Washington scatena e continua ad alimentare.