“La nuova Europa sorge a est”. Intervista a Roberto Fiore

“La nuova Europa sorge a est”. Intervista a Roberto Fiore

Fino a poche settimane fa, il 2 ottobre sembrava davvero una data piena di significato per il futuro dell’Europa. La concomitanza del referendum ungherese sulle quote di immigrati che vengono imposte allo Stato magiaro dall’Unione Europea con la ripetizione delle elezioni presidenziali austriache – in seguito all’annullamento del voto da parte della Corte Costituzionale – si era sommata alla possibilità di vedere proprio in quella data svolgersi anche il referendum costituzionale promosso dal Governo Renzi per confermare l’approvazione della riforma Renzi-Boschi a 47 articoli della Costituzione Italiana. Tuttavia, il posticipo degli appuntamenti elettorali austriaco e italiano, ha tolto un po’ di pepe alla data del 2 ottobre, senza però cancellare, ma solo rimandando di poche settimane, il venire al pettine di tutti i nodi che l’attuale costruzione europea ha imposto al continente.

Con Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova – che ha confermato una mobilitazione nazionale per l’1 ottobre in supporto dell’appuntamento referendario ungherese –  e presidente del partito europeo Alliance for Peace and Freedom, abbiamo modo di trattare questi temi, con una particolare attenzione verso il ruolo dell’est Europa in generale come veicolo di rinascita dell’identità europea contro una costruzione sovranazionale che di questa identità è costante sovvertitrice.

Come si pongono Forza Nuova e APF rispetto all’evoluzione politica in senso nazionalista e identitario che sta avendo tutta l’Europa dell’est?

Noi stiamo sviluppando quello che ormai molti circoli intellettuali e movimenti politici europei hanno capito da diverso tempo: la necessità di prestare grande attenzione all’est Europa e, in particolare, alla Russia. Forza Nuova, a dire il vero, sta facendo anche un passo ulteriore: oltre a riconoscere il risveglio del popolo russo, della sua classe politica e del suo Presidente, Vladimir Putin, notiamo anche i segnali fortissimi provenienti dai popoli dell’Europa dell’Est su tematiche che per noi sono assolutamente centrali. Ne cito due in particolare: la difesa dell’identità nazionale, culturale e religiosa dei popoli europei, e la tutela della struttura naturale della famiglia, attualmente sotto un vastissimo attacco.

Quali paesi potrebbero svolgere un ruolo centrale nel risveglio europeo da molti auspicato per i prossimi anni?

Sicuramente in prima fila ci sono i quattro di Visegrad, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Essi si stanno opponendo alla radice giacobina e alla vocazione oligarchica e dittatoriale dell’Unione Europea, che vuole sottrarre ogni potere ai popoli e ai Parlamenti nazionali. Il gruppo di Visegrad propone, al contrario, un sistema di solidarietà e sussidiarietà tra popoli e nazioni europee totalmente antitetico a questo modello e nasce in funzione anti-Bruxelles, come nel 1335 il primo gruppo di Visegrad nacque in funzione anti-austriaca.

Il sentimento anti-russo derivante dalla travagliata storia dei rapporti tra Russia e paesi dell’est europeo costituisce tuttora un ostacolo insanabile per i rapporti tra i nazionalisti europei e la Russia, o qualcosa sta cambiando?

Qualcosa sta indubbiamente cambiando. Ad esempio, i partiti nazionalisti polacchi situati alla destra di Kaczynski (leader del partito conservatore Diritto e Giustizia, attualmente al governo in Polonia, ndr), caratterizzati da posizioni politiche vicinissime a quelle di Forza Nuova, sono accusati dal governo e considerati a tutti gli effetti pro-russi in politica estera e fautori di una politica di apertura verso il popolo e la leadership russa assolutamente impensabile qualche anno fa. Nel generale del contesto culturale polacco, non è più affatto vero che la Russia sia vista come il “nemico” dalla Polonia, né il popolo russo come un nemico dal popolo polacco. Putin piace molto alla destra cattolica polacca, il cui problema è, piuttosto, l’enorme frazionamento in piccoli movimenti che ne mina l’influenza politica sul paese.

Dopo lo shock della Brexit, potrebbero essere in arrivo altri problemi per l’Unione Europea? Siamo di fronte a una crisi irreversibile? Come si pongono Forza Nuova e APF di fronte a questa situazione?

Sicuramente siamo di fronte all’inizio della disgregazione dell’Unione Europea, che non significa però certo la fine del concerto europeo, ma solo il crollo di una struttura che con l’identità europea ha pochissimo a che fare. Per quanto la Gran Bretagna abbia da sempre nel suo DNA un elemento anti-europeo e una vocazione isolazionista, quasi tutti i fautori della Brexit hanno sempre sostenuto la necessità e l’importanza di rimanere legati all’Europa, ma non a questa Europa. Il problema è tutto qui: i popoli europei sono stanchi di una Commissione europea non eletta da nessuno, di un’ideologia politically correct che è dominante, ma senza neppure essere passata attraverso l’approvazione di leggi da parte dei Parlamenti nazionali. Questa struttura dell’Europa sta indubbiamente finendo.

Cosa sta emergendo al suo posto?

Sta emergendo una logica nord-europea che si pensa differente, ma nel contempo intimamente legata al sud dell’Europa; una Germania come ricca avanguardia dell’Europa, ma non più disposta a fare da serva degli americani – e in questo senso va letta l’affermazione di Alternative für Deutschland alle ultime elezioni locali; una Francia che conferma sempre di più la propria profonda vocazione anti-americana, che la ha portata per anni a rifiutare l’ingresso nella NATO; ma soprattutto, emerge lo sganciamento dal resto d’Europa da parte del gruppo di Visegrad, che potrebbe andare a includere rapidamente anche l’Austria, nel caso di un’affermazione di Hofer e dell’FPÖ alle presidenziali austriache.