Fascismo o fascismi?

Fascismo o fascismi?

Ogni ideologia è caratterizzata da un manifesto o da una serie di scritti in cui uno o più autori ne definiscono gli aspetti dal punto di vista economico, morale, sociale, politico: ad esempio, il liberalismo trova la sua definizione nelle opere di John Locke, o il comunismo nel famoso Manifesto di Marx ed Engels del 1848. Questi testi forniscono informazioni precise sull’argomento trattato, offrendo al lettore anche spunti di critica.

Per il fascismo, il discorso non vale più: sia i nostalgici che i detrattori hanno una personale visione ed un personale significato della parola, il più delle volte completamente distante dalla realtà di ciò che il fascismo è concretamente stato. Nonostante anche questa ideologia possegga importanti capisaldi socio-economici (Stato sociale, corporativismo, democrazia organica, ecc.) essi vengono volutamente ignorati nella maggior parte dei casi per lasciar spazio agli aspetti folkloristici, da un lato, e alla frustrazione dell’antifascismo, dall’altro. Se il primo aspetto è frutto della semplice ignoranza, il secondo si trasforma esso stesso in ideologia, rasentando la follia.

La parola “fascismo” diventa il contenitore in cui inserire tutti i mali della società, pur essendo essi stessi stati osteggiati durante il Ventennio, così come avviene la denigrazione di molti concetti difesi dal fascismo, ma non da esso inventati, essendo insiti nella vita quotidiana dalla notte dei tempi.

E’ fascista il maiale che picchia la moglie, poiché maschilismo=fascismo; è fascista chi non accetta il regime capitalista di Bruxelles; è fascista chi viene collegato al capitalismo (ossimoro); è fascista chi pretende sicurezza; è fascista chi vuole il rispetto delle leggi; è fascista chi vuole ordine; è fascista il professore che boccia lo studente che non ha studiato, il vigile che fa la multa al punk che guida sotto l’effetto di droghe, il poliziotto che arresta il teppista che spacca vetrine; è fascista persino Renzi, che vuole modificare la Costituzione più bella del mondo; è fascista la moglie che sceglie di fare la casalinga, dedicandosi ai figli; è fascista chi ama il concetto di famiglia; è fascista il medico obiettore, che vuole salvare delle vite invece che porvi fine; è fascista il mafioso figlio del boss che scappò dalla repressione di Mussolini; ed è fascista il cattolico che vuole mantenere vive le tradizioni del suo Paese; fino ad arrivare all’estrema associazione, tra il fascismo e il consumo di carne e derivati, fatto da alcuni militanti di movimenti vegani.

Eppure alcuni di questi aspetti sono propri di ogni società civile, ed erano propri anche dei vecchi partigiani. Anche perché, con tutti i difetti che la Resistenza possa aver avuto, è difficile credere che i partigiani imbracciarono il fucile per regalarci un mondo fatto di droga, degrado, anarchia e travestiti; tuttavia, la società in cui viviamo è proprio figlia della Resistenza, e viene ugualmente e assurdamente associata al Fascismo.

Qualcuno, negli anni 20, definì erroneamente il fascismo come la sintesi di tutti i mali che affliggevano l’Italia. Oggi, per molti, tale definizione vale ancora, ed anzi si aggiunge che il fascismo è sintesi di tutto ciò che non si conforma al pensiero unico e al progressismo occidentale,

Poco importa se chi esprime un’opinione è d’accordo sulla forma corporativa dell’economia o sullo Stato sociale; è sufficiente commettere un atto incivile, oppure pensare diversamente dai detentori della morale comune, per essere considerato un fascista.