Michelangelo: scolpire con pennello e scalpello (Parte seconda)

Michelangelo: scolpire con pennello e scalpello (Parte seconda)

Si è evidenziato nella parte precedente quanto per Michelangelo risultò importante l’influsso di scultore anche quando gli incarichi vertevano sull’arte pittorica. Le influenze appaiono evidentissime, come si è fatto notare, ma è ora necessario approfondire la statuaria michelangiolesca per comprendere completamente un autore poliedrico. Per trattare di ciò, rimaniamo sul territorio pontificio, e la scelta non può che ricadere sulla Pietà vaticana. Il complesso scultoreo, commissionato dal cardinale francese Jean de Bilhères, ambasciatore di Carlo VIII presso papa Alessandro VI, fu pronto nel giro di un anno.  La rappresentazione è tra le più sacre che il mondo cristiano conosca: Maria che tiene tra le braccia il corpo martirizzato del Figlio, Gesù Cristo, appena deposto dalla croce.

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Maria è rappresentata in età giovanile, non appesantita dal passare degli anni. Questo perché Michelangelo vuole probabilmente unire il momento della morte di Cristo al momento della nascita, una nuova rinascita, quella che sarà poi appunto la Resurrezione. Maria non è afflitta o addolorata, ma quasi incantata, intenta a contemplare quel Figlio di Dio che tiene tra le braccia, quel capolavoro vivente scaturito dall’Altissimo, il quale ha scelto lei come madre per il Salvatore, il redentore dei peccati del mondo.
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Egli è morto, ma è pronto a risorgere. Solo una mano sorregge l’intero corpo adagiato sulle gambe della Vergine; una forza soprannaturale permette a Maria di sostenere quel peso umano e divino allo stesso tempo. La Madonna è rivestita di un maestoso manto, il cui naturalissimo panneggio esprime tutta la veridicità che Michelangelo riesce a portare in un blocco di marmo.  Gesù è accasciato, esanime. Il braccio, che in vita ha sempre rappresentato l’atto benedicente, è ora senza più alcuna forza lasciato pendere al suolo. La concretezza tangibile delle dita della mani, che sembrano ancora attaccarsi alla veste materna, proprio come fosse un bambino, sottolineano la cifra stilistica dell’artista. Le vene, i segni della Passione nella mano e nei piedi, ci suggeriscono la sofferenza patita, ma il volto del Messia allontana tutta questo dolore e, come un bambino dormiente, si posa rilassato tra le braccia della madre.

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È un momento pubblico quanto intimo. Pubblico, poiché è evidentemente un episodio conosciuto, e possiamo immaginare la Madonna che tiene in braccio il Figlio ai piedi della croce, con decine di persone che si accalcano attorno a lei; ma anche intimo, poiché Michelangelo trasla il fatto da una realtà fisica a un mondo ideale, fuori dal tempo e dallo spazio, racchiudendo in quell’abbraccio materno tutto il significato, il potere e la forza dell’amore filiale.