Marinetti e la glorificazione bellica.

Marinetti e la glorificazione bellica.

Eccentrico, insaziabile, voluttuoso, speciale, rivoluzionario. Fondatore del Futurismo, innovatore della scena politica, artistica e letteraria italiana. Tutto questo fu Filippo Tommaso Marinetti, famoso più per le scazzottate che per l’opera riformatrice attuata sulla cultura italiana, e destinato all’ombra e all’oblio a causa della contemporanea popolarità dannunziana. E se invece fosse proprio questo atteggiamento esuberante, insolente ed attaccabrighe a rappresentare quella potente volontà di trasformazione?

In un’Italia di primo Novecento, infiacchita da dibattiti parlamentari e politiche contrassegnate più dal connubio che dallo scontro, la nuova generazione di fine Ottocento non può che vedere con disprezzo l’immobilismo e l’inerzia dialettica della casta. In questo contesto, un non più giovanissimo Marinetti, dopo anni passati a scrivere testi poetici simbolisti ed altre svariate opere di stampo liberty, redige nel 1909 il Manifesto del Futurismo, deciso a distruggere questo tipo di poetica decadente. Non è solo una dichiarazione di poetica; il Manifesto è ben altro. Esso è una dichiarazione di rottura totale con il passato, come si legge dal terzo punto: “3 .La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.”

Ancor più che contro la letteratura, si può vedere quanto in realtà sia una rivolta contro la società morente e decadente di primo Novecento, una “belle epoque” che si autosopprime nel lusso e nello sfarzo. Infatti, egli si schiera prepotentemente contro la poltroneria di un popolo imborghesito dalla ricchezza e dal benessere, spronandolo al furor di battaglia e all’esaltazione estatica del guerra :“9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. 

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.”

Contro le abitudini avvilenti, contro la quotidianità mortificante, Marinetti propone un nuovo vitalismo che in Europa attendeva solo di essere risvegliato e che, di lí a poco, avrebbe immerso l’Italia nel primo conflitto mondiale, tanto atteso, voluto e cercato. Una guerra nuova, moderna accentuata da potentissimi macchinari di morte fino ad allora sconosciuti. Un esercizio di vitalità quello a cui l’Europa è sottoposta per un quinquennio, secondo la veduta futurista. Il trionfo delle macchine, della tecnologia e “di una bellezza nuova; la bellezza della velocità.”