Guerra alla disinformazione

Guerra alla disinformazione

Le bombe “democratiche” americane portano distruzione e caos. Basta guardare le immagini – il web ne è pieno – per rendersi conto della missione distruttrice condotta dall’amministrazione statunitense: Iraq, Libia, Yemen (dove i Sauditi usano le armi made in USA per bombardare la popolazione civile) e Siria. Proprio su quest’ultima nazione ci focalizzeremo per smascherare le bugie dell’establishment americano, sorrette e veicolate dai maggiori media occidentali, veri complici della catastrofe umanitaria che affligge il Paese mediorientale.

In Siria è in corso una “guerra civile”.

Falso! Decine di migliaia di combattenti con svariate cittadinanze – se ne contano più di novanta – combattono al fine di rovesciare il legittimo governo di Assad, il quale gode invece del sostegno della stragrande maggioranza del popolo siriano. A conferma di ciò basti pensare che l’area metropolitana di Damasco è oggi popolata da circa nove milioni di persone, cioè un numero considerevole di sfollati rifugiatisi nella capitale per sfuggire alle violenze del conflitto. Se Assad, quindi, fosse così odiato dalla popolazione – come mentendo ci dicono i mezzi di comunicazione occidentali – sarebbe facilmente deposto da quella massa umana che oggi, appunto, vive a Damasco. In Siria non è in atto una “guerra civile” (una guerra cioè interna allo stesso popolo), bensì un conflitto tra gruppi ribelli (islamisti) stranieri foraggiati da potenze straniere (Qatar, Arabia Saudita e USA tra tutti) e l’esercito siriano.

I russi massacrano i civili.

L’intervento militare della Russia contro i ribelli è legittimo, checché ne dicano i media occidentali. E’ legittimo perché è stato esplicitamente richiesto dal Governo di Damasco, unica vera autorità secondo le norme del Diritto internazionale. I russi, assieme agli altri alleati dello Stato siriano (hezbollah, milizie di SSNP ecc…), stanno contribuendo effettivamente alla liberazione di Aleppo – capitale economica del Paese – che da anni è sotto il controllo (distruttivo) degli islamisti. La battaglia di Aleppo, come ogni conflitto armato dal XX secolo in poi, causa purtroppo perdite nella popolazione civile, aggravate dalla “partigianeria” dei ribelli che dei civili, appunto, si fanno scudo. Le autorità siriane hanno per giunta avvertito gli abitanti e aperto strade per consentire la fuga degli stessi (altra omissione dei media nostrani!), prima di cingere d’assedio la città e dare il via a quella che, molto probabilmente, sarà la battaglia finale. Il quadro, dunque, è chiarissimo: lo Stato siriano vuole legittimamente riconquistare una città occupata dai ribelli (stranieri e finanziati da stranieri) con l’aiuto dei propri alleati (Russia ed altri), cercando di limitare il più possibile le morti tra i civili.

Gli Stati Uniti annaspano.

Dopo aver foraggiato i “ribelli”, armato e finanziato i gruppi di Al Nusra (Al Qaeda), innescato l’embargo (altra colpevole omissione dei media occidentali!) contro la Siria ed effettuato azioni militari senza alcuna autorizzazione dal Governo di Damasco, la coalizione a guida statunitense ha bombardato le postazioni dell’esercito siriano a Dayr ar Zor, facendo strage di soldati, lo scorso 17 settembre. Quest’atto va sì ascritto alla categoria del crimine, proprio perché effettuato da una potenza (USA) straniera contro le forze legittime di un Paese (Siria) impegnate nel debellare i gruppi terroristici. Per di più tale bombardamento ha segnato definitivamente  la conclusione della tregua, di cui gli stessi Stati Uniti si erano fatti garanti, iniziata il 9 settembre. Di certo il “cessate il fuoco” era già fragile, visto che altre azioni militari, di minore intensità, per mano dei ribelli si erano registrate nei giorni precedenti al 17 settembre, ma gli USA hanno contribuito ad eliminare ogni residua speranza di una seppur momentanea pace. E, guarda caso, le stesse posizioni siriane sono state attaccate dai terroristi islamisti subito dopo la fine del bombardamento. Sembra quasi ci sia stata una manovra coordinata di aviazione (a guida USA) e fanteria (islamisti), come da manuali militari. Il dubbio è più che giustificato. Come se non bastasse, all’ultima riunione del 25 settembre del Consiglio di Sicurezza ONU, i rappresentanti americani e britannici hanno etichettato l’azione russa come “barbara” e fautrice di “crimini di guerra”, ossia colpevole di causare vittime civili durante la battaglia per la liberazione di Aleppo. USA e UK tentano così di sviare l’attenzione, con la complicità (ancora una volta!) dei media occidentali, sui reali crimini da loro commessi. E sono le stesse Nazioni Unite a puntare il dito – finalmente dopo cinque anni – contro un altro crimine: l’embargo di USA e UE  sulla Siria. Le sanzioni economiche, infatti, ostacolano il già difficile approvvigionamento dei beni di prima necessità ed il lavoro dei soccorsi alla popolazione civile, martoriata dalla guerra.

La battaglia dell’informazione

Le responsabilità di Stati Uniti e sodali sono quindi chiare. Come è ormai acclarato anche lo sporco gioco degli asserviti media occidentali nel propagare quotidianamente falsità contro coloro che, in realtà, stanno combattendo una giusta guerra: russi e siriani, i quali sono indubbiamente sulla strada della vittoria. Tutti questi elementi ci fanno, tuttavia, preoccupare e portano con sé tutti gli indizi sul prosieguo della situazione siriana e sulla volontà attuale degli attori occidentali (governi, istituzioni e mass media): un’escalation volta all’allargamento del conflitto – molti analisti parlano del rischio di un’imminente Terza Guerra Mondiale – attraverso la provocazione della controparte (Russia) con tutti i mezzi militari, economici (le ben note sanzioni di UE e USA alla Russia) e diplomatici a disposizione, come abbiamo visto. Un’altra guerra, oltre a quella armata, è dunque altrettanto necessaria: quella dell’informazione. Su questo campo di battaglia possono e devono scendere tutti coloro che, come noi, hanno a cuore la pace. Se russi, siriani e loro alleati stanno combattendo egregiamente, annoverando tra le proprie fila numerosi martiri, noi europei dobbiamo fare la nostra parte affinché il sacrifico di quei combattenti non sia vano: continuare con maggior impegno a informarci e divulgare il più possibile il messaggio in ottemperanza alla verità, facendo da cassa di risonanza alle notizie provenienti “dall’altra parte del fronte”, utilizzando per tale scopo anche i siti web ufficiali (tra tutti Russia Today, Sputnik e SANA). Perché solo con la verità si possono ostacolare i progetti dei guerrafondai (USA e NATO), veri paladini della menzogna e del caos.

(RadioFN)