La notte del giudizio – Election Year: lo Sfogo violento della nuova America

La notte del giudizio – Election Year: lo Sfogo violento della nuova America

Un’America rinata e tornata alle sue origini, fatte di violenza, individualismo e necessità di cavarsela da soli in un mondo ostile, che richiede nervi saldi, inventiva, autodifesa, oltre al diritto costituzionale di possedere un’arma. Un paese guarito dal degrado, dalla povertà e dalla disoccupazione grazie all’opera dei Nuovi Padri Fondatori e all’istituzione di un meccanismo geniale nella sua terrificante efficacia matematica: lo Sfogo annuale.

È il contesto di partenza della saga di film The Purge, ideata dal regista statunitense James DeMonaco e giunta ormai al suo terzo capitolo, passato verso la fine dell’estate anche dai cinema italiani: La notte del giudizio – Election Year. Tutto ruota attorno a una folle tradizione annuale che assurge a mito fondativo degli Nuovi Stati Uniti d’America: 12 ore di anarchia totale con il permesso dello Stato, 12 ore in cui scatenare i propri istinti più repressi, la propria brutalità selvaggia e la voglia di sangue e morte incamerata in persone frustrate, depresse e represse durante tutto l’arco dell’anno. 12 ore in cui nulla è vietato e tutto è lecito, fuorché l’utilizzo di armi da guerra e l’attacco a funzionari pubblici “di livello 10”. Per il resto, dall’omicidio allo stupro, fino alle peggiori sevizie e torture che la mente umana è in grado di partorire, tutto sarà concesso fare, fino all’alba e al suono della sirena, che porrà fine a questo rito collettivo utile, nell’ottica della classe politica che domina i risorti Stati Uniti, a purificare la nazione e i suoi individui da peccati, sensi di colpa, tensioni, delusioni e vergogne accumulati in un anno di vivere civile.

Dopo un primo thriller claustrofobico interamente svolto nella casa di una sfortunata famiglia benestante, che ha ricordato un po’ Arancia meccanica e un po’ Funny Games, e un secondo capitolo che ha allargato l’orizzonte all’intera città di New York e al losco utilizzo governativo del sistema dello Sfogo come metodo per eliminare la parte più povera e derelitta della popolazione, così da combattere in maniera malthusiana la crescita della popolazione e della spesa sanitaria, il terzo capitolo mostra la nascita di un’opposizione politica a questo malato e delirante sistema.

Tale opposizione è incarnata dalla senatrice Charlie Roan. Protetta dall’ex-sergente Leo Barnes, già protagonista in chiaroscuro del secondo film, la senatrice ha l’obiettivo di candidarsi alle Presidenziali statunitensi contro il candidato prescelto dai Nuovi Padri Fondatori e di procedere poi all’abolizione di questo para-rito dionisiaco che annualmente fa migliaia di morti nelle strade degli States, colpendo in particolare le persone più povere e prive di un riparo e una difesa adeguata.

La senatrice dovrà però scontrarsi contro un nemico che nello Sfogo ha una vera e propria fede religiosa malata e fanatica, e che è determinato non solo a ucciderla, ma a sacrificarla sull’altare di questo nuovo Dio post-moderno, totalmente impersonale ma dai tratti più macabri e violenti di qualsiasi divinità venerata nella Storia umana: lo Sfogo stesso, la Purificazione fine a se stessa. I sacerdoti di questo Dio assetato di sangue sono le persone più ricche e in vista d’America, che con il loro denaro comprano non solamente la protezione necessaria a superare indenni ogni Sfogo annuale, ma anche vittime sacrificali, volontarie o meno, sulle quali accanirsi con violenza brutale per purificarsi, per liberarsi da tutto il male incamerato nel corso dell’anno e soffocato dalla morale puritano-calvinista dell’America di successo, sempre più intrappolata in un bon ton di facciata che cela le peggiori brutture e oscenità. Questa America distorta, malata, violenta e bastarda è rivelata dallo Sfogo, che togliendo per poche ore la minaccia della repressione poliziesca è in grado di rendere una semplice coppia di ragazzine maleducate le leader drogate e deliranti di un commando di assassini e devastatori.

Non è difficile intravedere, allora, nei film di De Monaco, una pesante critica e un affondo durissimo contro un certo modello della vera America, quella dei nostri giorni, un paese pieno di contraddizioni e dai mille volti, tra i quali esiste anche, nell’ottica del regista, il mostro libertario ed egoista capace di inventare lo Sfogo. Non a caso, molti dei partecipanti alla violenza annuale portano maschere contenenti precisi simboli della vera America, dei veri Stati Uniti, in cui lo Sfogo non esiste, ma la violenza, i soprusi e la brutalità sì, e non finiscono allo scadere di 12 ore. Sui volti di coloro che, invece di chiudersi in casa, durante quelle 12 ore escono per strada e vanno a caccia di prede inermi e di sfide più eccitanti della cocaina che li ha aiutati a uscire dalla porta, c’è, ad esempio, la Statua della Libertà, con tutto quello che comporta questo simbolo nei termini dell’uso che di questa libertà si può fare, dal salvare una persona in difficoltà al massacrare senza motivo una famiglia innocente, per il puro piacere di farlo. Gli USA di oggi escono così da questa saga con le ossa rotte, attaccati nella loro essenza (per quanto parziale) di paese libertario e individualista, dove il successo può arriderti come in nessun altro luogo al mondo, ma dove puoi anche finire a vivere per strada l’attimo successivo.

Nell’America di The Purge può semplicemente succederti in più che camion governativi armati di mitraglia arrivino a eliminarti, per non farti gravare sulle spalle troppo deboli di Medicaid. Questo, in effetti, è probabile che nei veri USA attualmente non succeda. Ma andrebbe comunque ricordato che, non più di 200 anni fa, Thomas Malthus elaborò una teoria della popolazione rispetto alla quale lo Sfogo annuale sarebbe risultato un geniale modello di risoluzione dei problemi posti da essa, perché in grado di eliminare il povero e il debole e lasciare in vita il ricco e il forte, in un quadro di legalità costituzionale che nessun cataclisma potrebbe mai garantire.

Quello che succede nei film di De Monaco è totalmente folle, ma anche l’umanità ha dimostrato diverse volte di saper essere folle, brutale e violenta oltre ogni limite contro il proprio simile; di avere dentro di sé una bestia, che a volte fuoriesce senza preavviso e rompe la tranquillità del quotidiano in disastrosi episodi di violenza, che avvengono nei campus universitari così come in famiglie dall’apparenza perfettamente normale. Da questa constatazione fino al determinare che, in fondo, per fare meno danni, potrebbe essere un’idea far uscire questa bestia una volta all’anno, tutti insieme, in un rito collettivo di purificazione e rinascita, il passo è molto meno lungo di quanto sembri.