Donald Trump: davvero è l’uomo della svolta?

Donald Trump: davvero è l’uomo della svolta?

Il dibattito imperversa incontrastato: chi sarà il successore di Barack Obama alla Casa Bianca? Hillary Clinton o Donald J. Trump?

Al di qua dell’Oceano Atlantico, nella vecchia Europa, unanime sembra essere la tendenza a preferire la democratica Hillary, anche se in America il termine “democratico” assume un significato del tutto arbitrario. Però, al di là dell’Oceano, la situazione non pare essere così definita. Infatti, la sfida è ancora del tutto aperta, poiché una larga parte dell’elettorato americano è schierato apertamente a favore del plurimiliardario imprenditore newyorkese. La sensazione è che la distanza che divide Democratici e Repubblicani consista, allo stato attuale, in qualche manciata di voti.

Ma ora noi, poche ma buone vecchie anime di un Europa di cui si è persa memoria ma non traccia – che ancora non si sono prostrate all’egemonia politica, economica e culturale americana – in cosa dobbiamo dunque sperare?

La risposta è semplice, chiara e perentoria: la vittoria di Donald Trump.

Sì, anche perché, se proprio vogliamo credere a quello che la propaganda mainstream racconta di lui, egli rappresenta allora tutto quello che l’America è finora stato: un paese ricco, prepotente, rozzo e vuoto. Nella sua personale figura, Trump sintetizza sistematicamente tutte le caratteristiche che lo fanno il degno presidente di un mondo che ha nel tempo allargato la propria influenza – intesa anche e soprattutto come malattia – a tutto il globo. Poco ci deve importare se Trump di politica in senso stretto capisca poco; è proprio questo che ci permette di sperare che lui possa essere l’uomo in grado di dare una netta sterzata alla corazzata statunitense e liberare finalmente i popoli europei dal giogo egemonico americano.

Trump ha espresso a più riprese la sua persona tendenza isolazionista e l’intenzione di chiudere i propri confini per salvare i “veri americani” (anche se i veri americani, a dire il vero, sarebbero al limite quelli che sopravvivono nelle riserve). Facendo ciò, non può che attirarsi gli odi di chi ha sempre visto negli USA il paese delle possibilità per tutti, anche se noi siamo consci che tutte queste millantate opportunità siano semplicemente quelle di prender parte al libero sistema consumistico di marca yankee.

Questa linea sembrerebbe persino portare gli USA lontano dalla NATO, in quanto la partecipazione ad esso <<non è più un buon affare>>, nell’ottica trumpiana. Insomma, i soldati costano troppo e non garantiscono affari consistenti per la politica americana. Con un Trump si potrebbe finalmente arrivare ad un disimpegno internazionale e a una netta modificazione nel peso immaginifico di questa, a volte, eccessivamente elogiata comunione di stati dell’America del Nord. Forse, persino ad una svolta radicale nei rapporti di subordinazione che l’Europa e il mondo intrattengono con i propri dominatori. Chissà mai, mal che vada a Trump, che anche solo qualche politica scellerata e poco accorta potrebbe in fine rivelare al mondo intero la natura guerrafondaia degli Stati Uniti, spesso taciuta e mistificata con sapiente ipocrisia.

Cos’è dunque Trump se non un capitalista senza scrupoli, come è sempre stato; cos’altro se non un uomo alla ricerca della gloria politica? Questo egli è, questo egli rimane. Cosa dobbiamo sperare?
Se Trump, come è stato detto da molti, è nemico dell’America, di questa America che abbiamo “ammirato” fino ad ora, allora dobbiamo schierarci senza indugi a suo favore, poiché, come noto, spesso il nemico del mio nemico è mio amico.