Yemen: la pedina dimenticata dello scacchiere mediorientale

Yemen: la pedina dimenticata dello scacchiere mediorientale

Quella in Yemen è una di quelle guerre sconosciute e talvolta intenzionalmente celate alla stragrande maggioranza della popolazione, per motivi che potrebbero non essere intesi da chi di questo paese sa poco o nulla.

In Yemen, dal 1990 e fino alle primavere arabe del 2011-2012, il presidente Alì Ṣaleḥ ha governato indisturbato. Nel 2012, sotto svariate pressioni, ha ceduto il potere al suo vice, Abdel Rabbo Monsour Hadi, che non ha però avviato il processo di riforme da più parti richiesto per il paese, e per questo non tutti gli yemeniti hanno sopportato a lungo la sua presidenza. Tra questi, anche la minoranza sciita degli Houthi che ha tentato il colpo di stato nel 2015, costringendo Hadi a fuggire dalla capitale Sana’a e a rifugiarsi ad Aden, nel sud del paese.

Il mosaico è molto variegato, ma fondamentalmente il problema è quello comune a tutto il mondo islamico: la frattura, che sembra oggi insanabile, tra il credo sciita e quello sunnita.

Il presidente Hadi, sunnita, ha l’appoggio dell’Arabia Saudita, che con una concentrazione sempre maggiore di raid aerei ha avviato una campagna militare contro i ribelli yemeniti, che miete vittime civili ogni giorno tra la popolazione ribelle. Il tutto con l’appoggio logistico delle autorità statunitensi, mentre l’ONU dichiara la “violazione dei diritti umani”. Un reticolo di incongruenze se si pensa “ai motivi umanitari” con i quali gli Stati Uniti hanno più volte “liberato” vari paesi qua e là in giro per il globo. Insomma, gli umani sono tali quando valgono l’interesse di forze maggiori; invece in Yemen, il gioco non vale la candela.

In questo calderone arabo, la presenza saudita si fa sempre più pesante ed asfissiante. I propositi egemonici del Regno appaiono sempre più chiari, considerando inoltre le varie interferenze nella situazione siriana e la rivalità accesa verso l’altro polo crescente dello scacchiere mediorientale, il riemergente Iran sciita. Quell’Iran che in Yemen offre il proprio sostegno alle forze ribelli, che altrimenti arrancherebbero assai sotto le sferzate saudite. Senza l’appoggio persiano, infatti, il paese più occidentale dell’”Arabia Felix”, come erano soliti chiamare la regione gli antichi romani, sarebbe oggi un’altra estensione non ufficiale del dominio di Riad. Nella regione, inoltre, oltre alle forze già evidenziate, si muovono altre correnti e fazioni, in un quadro complesso che vede presenti le forze di al-Qaeda, l’ISIS ed altre forze minoritarie del mondo islamico.

Come ben si è compreso, lo Yemen non vale la Siria, ma la furia dell’integralismo islamico sunnita si muove e cresce con sempre maggior frequenza anche in questo paese distrutto dalle lotte intestine, che però non riscuote il medesimo successo mediatico, oltreché politico, dello stato che si affaccia sul Mediterraneo.

Quel che resta da dire, è tutto all’interno della seguente immagine:

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Essa risale al luglio del 2015, quando l’Unione Europea, rappresentata dall’italiana Mogherini, andava a concludere accordi con il paese che 4 mesi prima iniziava i bombardamenti indiscriminati nel paese confinante.

Non c’è nulla da aggiungere, se non l’ulteriore conferma della già evidenziata doppia faccia dei paesi occidentali, che ostentano la difesa incondizionata dei diritti umani, ma solo quando questi coincidono con interessi di ordine economico.