Fabrizio Corona, quando nulla basta a salvare da se stessi

Fabrizio Corona, quando nulla basta a salvare da se stessi

E’ notizia di un paio di giorni fa l’ennesimo arresto dell’ex-paparazzo Fabrizio Corona, ormai celebre in tutta Italia per essere divenuto imprenditore di se stesso sfruttando la scia dello scandalo Vallettopoli, partito da un’inchiesta del PM Henry John Woodcock nel lontano 2006. Questa volta, l’accusa è di “intestazione fittizia di beni”, aggravata però dal fatto di aver commesso il reato mentre si trovava in affidamento in prova ai servizi sociali. Corona è stato trovato con 1 milione e settecentomila euro in contanti nascosti nella soffitta di Francesca Persi, titolare di Atena, agenzia che si occupa di eventi e promozioni. Tanto è bastato perché il PM Storari chiedesse l’arresto di Corona e della donna e avvenisse il rientro in carcere di uno dei personaggi più discussi e contestati degli ultimi anni.

Indubitabilmente, Fabrizio Corona ha subito una serie talmente macroscopica di indagini e processi da suscitare il dubbio che ci sia quanto meno un po’ di accanimento nei suoi confronti, in particolare da parte della Procura di Milano, da cui sono partite le ultime inchieste che lo hanno riguardato. Tuttavia, va anche riconosciuto – ora che sono passati tanti anni e tante giustificazioni sono state spese per l’uomo delle “due foto a personaggi famosi” che gli costarono tanti guai – che Fabrizio Corona è, in verità, il principale artefice di gran parte dei suoi mali.

Aggressione a pubblico ufficiale, estorsione e tentata estorsione, detenzione e spendita di banconote false, detenzione e ricettazione di una pistola, falso, corruzione, bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale: questo è solo un elenco parziale delle disavventure giudiziarie dell’ex-marito della top model Nina Morić, che racchiude solo ed esclusivamente le condanne definitive e non, come a volte viene fatto, i reati per i quali Corona è stato poi assolto, oppure il processo non si è concluso o la denuncia ritirata.

Lungi dal ritenere che la fedina penale sia l’unico metro di giudizio per valutare una persona, vista la situazione drammatica in cui versa la giustizia italiana, anche e soprattutto per colpa dei suoi funzionari preposti, resta un dato di fatto evidente: Corona ha beneficiato, forse più di chiunque altro in questo paese, di indulgenza, comprensione, sconti di pena e seconde chanche, a fronte di un atteggiamento strafottente che non è mai cambiato.

Per un lungo periodo, questo suo essere arrogante, presuntuoso, volgare e senza peli sulla lingua, questa sua battaglia personale contro PM famosi come Ilda Boccassini e il già citato Henry Woodcock, ha suscitato le inevitabili simpatie di molti che, in odio al politically correct, hanno forse fatto di Corona qualcosa di più di quello che realmente e concretamente è: all’apparenza istrione narcisistico ricoperto di muscoli e tatuaggi; nel profondo, probabilmente, un uomo malato nella testa e troppo debole per assumersi per davvero la responsabilità delle sue parole e delle sue azioni.

Certo, Corona è stato in carcere, ha ricevuto condanne anche molto severe e che, accumulatesi, hanno costituito una pena abnorme rispetto alle sue effettive responsabilità. Ma, diversamente dalla totalità dei detenuti nelle carceri italiane (54.465, al 30 settembre 2016), Corona ha potuto beneficiare del sostegno di giornalisti e personaggi del mondo dello spettacolo che ne hanno a più riprese chiesto la scarcerazione, nonché di una copertura mediatica che ha consentito alla storia del suo pentimento e della sua profonda sofferenza in carcere di arrivare fino alla platea “popolare” di Pomeriggio 5, condotto dalla “nemica” Barbara d’Urso.

La verità è che il suo atteggiamento da impunito, la sua arroganza boriosa e la sua compulsiva incapacità di tenersi lontano dal compiere reati da colletti bianchi costituiscono un vero e proprio insulto e una costante presa per i fondelli nei confronti di chi, scontando la propria pena in carcere, non ha potuto beneficiare di tutti i privilegi di cui ha goduto l’ex-paparazzo. Per centinaia di detenuti nelle carceri italiane non esiste la possibilità di scontare 5 anni di pena in affidamento in prova ai servizi sociali a fingere di lavorare da Don Mazzi, e per le loro storie, le loro famiglie, il loro possibile pentimento e la loro sofferenza non c’è alcuno spazio mediatico da nessuna parte. Ad attendere la maggior parte dei detenuti, alla fine di quello che dovrebbe teoricamente anche essere un percorso di riabilitazione, oltre che di reclusione, non ci saranno poi serate in discoteca, libri e nuove fidanzate, ma nuova esclusione sociale, difficoltà a trovare un lavoro, tendenza a ricadere negli stessi errori compiuti in passato.

Su Corona si è fatto tanto, troppo rumore, e si sono spese tante, troppe parole. Forse è ora di fare un po’ di silenzio, e di ristabilire un po’ di equità e di rispetto nei confronti di chi sconta la sua pena in carcere, senza la grancassa mediatica e nel disinteresse generale di tutti gli opinionisti, fino a qualche tempo fa impegnati nel “salvare Corona” da se stesso.