Via le mani dagli occhi

Via le mani dagli occhi

A meno di un mese dall’Election Day negli States, la campagna elettorale si accende e si infiamma, e non sono da escludere colpi di scena. Domenica scorsa si è svolto il second debate, il “dibattito-cabaret”, di grande importanza per l’esito della tornata elettorale, che, stando a gran parte dei media internazionali, avrebbe confermato e consolidato il vantaggio di Hillary Clinton. Proprio questo strumento di confronto politico, se tale si può definire, suggella in maniera emblematica il decadimento occidentale: la politica, snaturata del suo essere, si trasforma in lugubre e grottesco spettacolo.

Quello che è in questi giorni l’evento più seguito del mondo, altro non è che la rappresentazione fedele della più odiosa democrazia del pianeta. È bene capire che il successore dell’attuale presidente Obama sarà, a prescindere da qualsiasi valutazione, il verosimile strumento politico dei colossi finanziari e delle grandi corporation, che, come (dovrebbe essere) noto, sono i principali finanziatori delle pompose campagne elettorali statunitensi.

Fatte le dovute premesse ed appurato che nessuno dei due candidati sia né umanamente né politicamente ideale, è doveroso spezzare una lancia in favore di Donald Trump, forse personaggio goffo e caricaturale, ma mai spregevole quanto la sua avversaria. In merito al presunto scandalo risalente al 2005, che dipinge il repubblicano come una persona “sessista” a seguito di alcune dichiarazioni sulle donne rilasciate ad un giornalista, la tempesta scatenata contro di lui è assurda, paradossale e degna del perbenismo che permea la società occidentale. Innanzitutto, perché le affermazioni racchiudono in parte una verità, che anche se non assoluta, è certo scomoda. Poi, principalmente, perché gli scheletri nell’armadio di casa Clinton son ben più rilevanti e, seppur ormai in parte conosciuti ed accessibili alla massa, volutamente taciuti ed ignorati.

È di pochi giorni fa l’ultimo dossier, reso pubblico da Wikileaks, che raccoglie oltre 2000 email tra Hillary Clinton e il fido John Podesta, attuale responsabile della campagna elettorale, ma già Capo di gabinetto della Casa Bianca durante la presidenza di Bill Clinton. Dalle lettere emerge la conoscenza da parte dei due del supporto logistico e pecuniario fornito ai militanti dello Stato Islamico da parte di Qatar e Arabia Saudita. I due emirati sono tra l’altro generosi finanziatori della stessa Clinton Foundation, organizzazione “filantropica” (proprio come la Open Society di George Soros) molto poco trasparente.

Una notizia del genere, in un contesto normale, avrebbe portato la candidata democratica a ritirarsi, ben prima del tycoon newyorkese. Ma in una società ottusa, che non riesce a vedere oltre lo schermo del televisore, ciò non accade, e desta più scalpore una battuta di dubbio gusto che ricevere finanziamenti da alleati del terrorismo islamico. E’ evidente, ormai, che chi non comprende la pretestuosità e l’origine tutta politica delle accuse verso Trump che, negli ultimi giorni, hanno iniziato a saltare fuori, o è stupido o è in malafede.