80 anni di Berlusconi: analisi di un personaggio controverso

80 anni di Berlusconi: analisi di un personaggio controverso

Il compimento degli 80 anni del Cavaliere è l’occasione per cercare di ricostruirne la carriera, anche negli ambiti più oscuri.

Qualche giorno fa, Silvio Berlusconi ha compiuto 80 anni, e il personaggio non ha certo bisogno di presentazioni. Nella sua vita ha spaziato in molti campi, riuscendo a dare un’immagine di sé tanto vincente quanto, talvolta, ridicola, soprattutto sotto il profilo morale e per l’atteggiamento spesso sopra le righe. All’estero, il suo nome a fianco di “pizza pasta e mandolino” viene utilizzato per schernire gli italiani. Un personaggio, quindi, che, come si vedrà, oscilla tra l’immagine di un uomo “del fare”, dall’enorme capacità politica, a quella di una gigantesca caricatura di se stesso.

I due aspetti sono entrambi applicabili alla figura di Silvio Berlusconi. In campo imprenditoriale, i suoi successi sono indiscutibili. Ha creato un’enorme fortuna spaziando quasi ogni ambito imprenditoriale disponibile all’epoca della sua ascesa. Dall’edilizia, dove inizia il suo successo con la fondazione di Milano Due, alle reti tv e alla nascita di Mediaset, dall’editoria con l’acquisto di Mondadori, allo sport con il Milan. E molte altre sono le attività che la Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, controlla o di cui detiene quote azionarie rilevanti.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Sull’ex premier pesa l’alone della loggia massonica Propaganda 2 e della mafia. L’inizio della sua attività imprenditoriale si concretizza grazie alla fideiussione della Banca Rasini, banca che secondo la testimonianza di Sindona era utilizzata per il riciclaggio di denaro sporco della mafia siciliana. Quando poi Luigi Berlusconi, suo padre, diventa procuratore generale proprio di Banca Rasini, stringerà rapporti stretti con la Cisalpina Overeseas Nassau Bank, guidata da oscuri personaggi, quali proprio Sindona, Calvi, il presidente dello IOR Marcinkus e Licio Gelli. Personaggi tutti legati alla P2 (che aveva come capo proprio Licio Gelli), in cui risulta anche l’iscrizione dello stesso Silvio Berlusconi.

La sua azione politica, successiva alla discesa in campo del 1993, è stata altrettanto caratterizzata dalla luce di successi elettorali ineguagliati nella storia della Repubblica italiana, così come da un modo di fare spesso alquanto discutibile e da risultati molto scarsi rispetto alle premesse. Già prima di entrare in politica, è stato accertato in tribunale il pagamento, da parte di Berlusconi, di una maxitangente di 20 miliardi a Bettino Craxi per l’approvazione della legge Mammì che favorirà l’ascesa su scala nazionale delle reti Mediaset. In seguito, nell’arco della sua carriera politica sono stati poi tanti i casi di leggi “ad personam” con cui andrà a favorire se stesso, le proprie attività imprenditoriali e la sua situazione giudiziaria. Tra le più importanti, sono da citare quelle sulla depenalizzazione del falso in bilancio, la legge Frattini sul conflitto di interessi, il condono fiscale del 2003, il decreto salva Rete 4 e il lodo Schifani che gli garantirà l’immunità.

Curioso il fatto che il Cavaliere nasca politicamente nel 1993, andandosi ad inserire proprio nel vuoto creato dal crollo della Prima repubblica. Il non essere apparentemente legato alla vecchia politica, che aveva disilluso il popolo con lo scandalo Tangentopoli, ha convinto, all’epoca, quasi tutti coloro che non si identificavano nei valori della “sinistra”. Da quel momento, per un ventennio ha rappresentato il “centro di gravità permanente” su cui la politica si è concentrata. Il centrodestra era totalmente dipendente dalla sua figura, mentre gli oppositori avevano come solo collante la bandiera dell’anti-berlusconismo. Il suo dominio nel panorama politico diventa quindi logica conseguenza.

Il suo successo politico derivò dal riuscire a convogliare in Forza Italia un enorme bacino elettorale, creando dal nulla il cosiddetto centro-destra. Il suo avvento segnerà definitivamente la fine della destra sociale, che ha inglobato nel suo partito e messo ai margini, riuscendo nell’impresa di svincolarsi dall’eredità scomoda della destra propriamente detta, ma contemporaneamente prendendo tutto il consenso di conservatori e liberali. Il centrodestra è stato poi un enorme assembramento di diverse identità legate a una persona più che a un’idea.

Va anche detto, infine, che Silvio Berlusconi, lungi dal fermare per davvero l’avanzata progressista nel paese, ha invece dato un suo attivo contributo personale all’affermazione di un nuovo modello di stile di vita e di consumo. Le sue televisioni, il modus vivendi propinato dalle reti Mediaset che ha, dopo poco, contagiato anche la Rai, il suo approccio alla politica, con un partito-azienda e un politico-imprenditore, hanno spesso e volentieri incarnato l’opposto dei valori storici della destra e hanno contribuito in maniera importante al trionfo del modello liberale. La colpa più grave, in fondo, che a Silvio Berlusconi possiamo imputare, è di aver segnato, in peggio, l’evoluzione dell’elettore di destra. Non più quello con lo sguardo verso l’alto, attento alle condizioni della propria Patria, ma frivolo consumatore, alla ricerca di un effimero successo personale.