La Nato e gli Stati Uniti vogliono una nuova “Guerra Fredda”

La Nato e gli Stati Uniti vogliono una nuova “Guerra Fredda”

È ormai ufficiale: l’Italia dispiegherà un contingente di 140 soldati al confine fra Russia e Lettonia, nel 2018, in supporto ad “uno dei quattro battaglioni dell’Alleanza Atlantica schierati nei Paesi baltici”. La conferma arriva dal ministro della difesa, Roberta Pinotti, a margine dell’assemblea Anci dello scorso 14 ottobre. Non si è fatta attendere la risposta di Mosca, che ha parlato di “politica distruttiva” da parte della Nato.

Avete mai pensato quanto sia assurdo che un’espressione dura come “escalation militare” venga accostata unilateralmente alla politica di Putin? Come mai nessuno ha osato chiamare con i loro veri nomi gli innumerevoli tentativi di aggressione militare, politica ed economica, che da anni le forze atlantiste perpetrano nei confronti della Russia, con chiara regia a stelle e strisce? L’ “assedio” dei confini della Federazione russa è solo l’ultimo pretesto per dar vita ad uno sconsiderato conflitto. Per il Cremlino, questa è la conferma che, dietro agli slogan di dialogo propinati dalla Nato, si stia, in realtà, procedendo verso l’accerchiamento della Russia.

Una visione, quella di Mosca, perfettamente condivisibile e rispetto alla quale non possiamo che essere in totale sintonia. La sciagurata decisione, imposta dagli “alleati” della Nato ed accolta servilmente dal governo Renzi, rappresenta il possibile preludio di un’escalation bellica globale; questa volta, però, in pieno territorio europeo.

Ma andiamo per ordine. Nonostante i venti di guerra che, ormai, da mesi soffiano tra Occidente e Russia, 140 militari italiani saranno schierati in territorio lettone nell’ambito del piano di rafforzamento delle frontiere orientali dell’Alleanza Atlantica. Siamo, dunque, al cospetto dell’ennesimo attacco che i vertici Nato, subalterni alle mire imperialistiche statunitensi, si apprestano a sferrare alla Russia, dopo il fallito tentativo di relegare quest’ultima ad un ruolo marginale, sconfessando la sua naturale vocazione di punto di riferimento europeo e mondiale, e trasformarla in un territorio di conquista per multinazionali occidentali e lobbies finanziarie.

Sebbene vi siano fondate ragioni per dubitare dell’obiettività, della credibilità e dell’imparzialità dei vari apparati governativi atlantisti, l’intera classe politica nostrana è concorde sulla bontà di questa torbida operazione militare.  Non lasciano spazio ad interpretazione le parole del ministro Gentiloni, il quale ha dichiarato che tale decisione “non rappresenta una politica di aggressione nei confronti della Russia, ma di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza”. Per il presidente della repubblica Mattarella, invece, “le crisi a cui assistiamo a Est e a Sud dell’Alleanza sono parte della più ampia precarietà del sistema di sicurezza internazionale e l’Italia è consapevole e convinta sostenitrice della necessità di responsabilità condivise nell’affrontarle”.

Purtroppo, la realtà è ben altra. Tutta questa storia, per l’Italia, costituisce un eccezionale esempio di asservimento masochistico ed autolesionista. La Russia è un partner fondamentale per l’economia italiana ed europea. È sufficiente ricordare quanto siano stati catastrofici i costi delle sanzioni commerciali imposte alla Russia, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, in risposta alla guerra civile in Ucraina e al referendum di annessione della Crimea. Lo sconsiderato embargo economico è già costato all’Italia oltre 3,5 miliardi di euro, innescando pesanti ripercussioni sull’andamento del nostro export, in particolare nel settore agroalimentare.

Ma questa è la storia che si ripete, in un folle ritorno senza fine. Una storia fatta di disinformazione e mistificazione della realtà.  L’apparato bellico e, soprattutto, mediatico degli USA e dei suoi devoti alleati atlantisti, è così esteso e potente da riuscire a plasmare una visione artefatta, parziale e quindi unilaterale della questione.  Nella guerra della (dis)informazione, tutto è lecito, persino fornire informazioni fittizie, preconfezionate e gettarle in pasto a un’opinione pubblica completamente fidelizzata ai media ufficiali.

Non lo dimentichiamo, quella in atto è in primo luogo una guerra mediatica. Ormai da diverso tempo, l’informazione mainstream occidentale tende a manipolare la realtà, dipingendo Putin come “aggressore” e la Nato come “difensore” dei paesi minacciati.

Benché vi sia la volontà politica da parte degli Stati Uniti di presentare la Russia di Putin come una sorta di “stato canaglia”, dedito alla vessazione dei Popoli confinanti, i fatti, ancora una volta, ci descrivono uno scenario decisamente differente, perché privo di manipolazioni e, quindi, basato sul cristallino, autentico ed inconfutabile concetto di “realtà oggettiva”.

Nel corso degli ultimi 15 anni, l’esercito russo ha “violato” i confini sovrani di nazioni confinanti in due circostanze: nella famigerata annessione della Crimea (conflitto generato dalle ingerenze degli USA in territorio ucraino), dove un’ampia fetta della popolazione si era espressa favorevolmente all’unificazione con la Russia, e nel 2008, durante la seconda guerra in Ossezia del Sud, in risposta all’aggressione georgiana. Vale la pena fare un breve accenno a questa storia, passata negli ultimi anni assurdamente sotto traccia. L’8 agosto del 2008, il regime di Saakashvili (ex presidente georgiano), foraggiato ed armato dai vertici politico-militari statunitensi, della Nato e dai servizi segreti israeliani (tesi confermata anche nei documenti recentemente pubblicati da WikiLeaks), bombardava massicciamente l’Ossezia del Sud, causando la morte di centinaia di cittadini osseti. In risposta all’aggressione di Tbilisi, l’esercito russo interveniva per arginare l’avanzata delle truppe georgiane, nonché proteggere i propri cittadini (oltre l’80% delle persone che vivono nell’Ossezia del Sud sono cittadini russi) ed i suoi soldati che prestavano servizio nella forza di pace impegnata in quell’area. Dopo cinque giorni di combattimenti, sebbene le truppe russe controllassero gran parte del territorio georgiano, il Cremlino ne ordinava la ritirata, ponendo fine alle ostilità.

Discorso diverso per gli USA. Le guerre imperialiste americane, ad oggi, stanno infiammando diverse aree geopolitiche del globo. Il copione è sempre il medesimo: mass media di mezzo mondo inondano giornali e tv con notizie fittizie circa la presenza di un presunto ‘’dittatore spietato’’ che massacra brutalmente il suo popolo. Il resto è storia nota. Lo “Zio Sam” in poco più di un decennio è intervenuto militarmente in Yemen, Liberia, Haiti, Libia e Siria. Ha invaso Iraq e Afghanistan causando un numero imprecisato di vittime civili. Infine, ha trascinato l’intera area mediorientale nel vortice del terrorismo islamico.

Eppure, nonostante la storia abbia certificato in abbondanza i crimini perpetrati da USA e Nato, prosegue indisturbata l’opera di delegittimazione della Russia (e di Putin), divenuta un comodo capro espiatorio di governi e istituzioni sovranazionali.

Forse abbiamo divagato rispetto al tema centrale, ma ci sembrava doveroso raccontare ciò che ruota attorno all’operato della Nato, degli Stati Uniti e delle forze atlantiste al soldo di Washington.

Tornando all’Italia e alla nostra partecipazione militare in Lettonia, possiamo constatare come, ancora una volta, sia prevalso il servilismo filo-atlantista, a scapito dei nostri interessi nazionali. Dopo l’affaire “JP Morgan-riforma costituzionale”, Renzi si conferma nuovamente nel ruolo di devoto esecutore degli ordini imposti dai poteri forti, in questo caso della Nato.

Agl’italici nostalgici della Guerra Fredda vogliamo ribadire – qualora ce ne fosse bisogno – un concetto chiave: quella messa in atto dalle forze atlantiste non è altro che una subdola manovra militare di accerchiamento dei confini orientali russi. È superfluo sottolineare come, oggi più che mai, una potenziale partnership tra Russia ed Europa, in termini politici ed economici, rappresenti uno tra i peggiori incubi per gli States, costretti a fare i conti con una crisi epocale del proprio sistema di potere globale.

Di una cosa siamo certi: la nuova strategia atlantista si avvale della connivenza dei media che, nella loro opera di manipolazione, occultano e falsificano la realtà a proprio piacimento. Quella che si sta profilando non sarà una guerra voluta dai popoli –quelli europei in particolare- ma, al contrario, sarà espressione diretta dell’avidità e dell’inesauribile sete di potere di quell’élite dispotica il cui unico intento è l’acquisizione dell’egemonia politica e del dominio economico globale.