Fondamenta e colonne della civiltà

Fondamenta e colonne della civiltà

Ci sono elementi alla base della nostra storia e della nostra cultura che vengono troppo spesso dimenticati o taciuti e che invece dovremmo riscoprire e valorizzare. Tra questi, alcuni segni impressi da sempre e per sempre nell’architettura della nostra stirpe. Quando guardiamo alle testimonianze impresse nella pietra dei templi e delle fortezze antiche, non possiamo limitarci a vedervi l’aspetto materiale e utilitaristico, ma dobbiamo decifrare anche l’aspetto simbolico, e quindi spirituale, di ciò che i nostri antenati hanno edificato. Diciamo subito che non si tratta di nulla di esoterico, dal momento che quello che veniva edificato, ad esempio, in Grecia, in Etruria o a Roma, era frutto della volontà e del lavoro di tutta una Comunità e esprimeva una cultura diffusa un po’ in tutti gli strati sociali. Non è neppure necessario esagerare nel senso specialistico sul piano tecnico o artistico (a meno che si sia, appunto, degli specialisti), ma è preferibile andare all’essenziale di quello che i padri ci hanno lasciato.

Tanto per cominciare, il fatto stesso che esista l’Architettura propriamente detta ci comunica una volontà di durare e trasmettersi nel tempo, esprime un anelito all’eternità che caratterizza alcune etnie rispetto alle altre che non la conoscono per niente. Non dovremmo darlo per scontato: esistono molti popoli che ignorandola si sono sempre limitati alla tenda o alla capanna, senza vere fondamenta e con materiali che non sono destinati a sfidare l’usura del tempo. I nostri padri romani, al contrario, si può dire che costruivano con le fondamenta persino le loro strade ramificate in tutto l’Impero.

In secondo luogo, tra i popoli che conoscono l’Architettura, emergono differenze di stile e funzioni che ci comunicano elementi indicativi di una civiltà. Chi ha edificato Stonehenge doveva avere nozioni di astronomia, essere in grado di trasportare grossi blocchi di pietra e di coordinare un certo numero di uomini su una certa estensione di terra. I Romani ci hanno lasciato terme e acquedotti, comunicandoci l’importanza che attribuivano alla pulizia fisica, alla tecnica idraulica e all’abbellimento delle loro città: si calcola che un romano antico avesse a disposizione quasi il doppio dell’acqua di un romano moderno! Castelli, mura, torri, bastioni, fossati testimoniano la volontà di difendersi, di non essere invasi e sottomessi dagli stranieri e di differenziarsi da coloro che sono “da fuori” anche in periodo di pace. I forti del limes, così come la Grande Muraglia, ci dicono molto del livello organizzativo delle civiltà di cui sono espressioni.

In terzo luogo – e non siamo certo i primi a evidenziarlo – ci sono elementi e forme che si ripetono in modo continuativo, tanto da costituire vere linee guida, messaggi permanenti riconoscibili da parte dei popoli. Non vi era nulla di misterioso o di esoterico in queste forme, anzi, potremmo dire il contrario: nella loro epoca, le forme riprodotte continuamente risultavano riconoscibili quanto lo sono oggi i segnali stradali principali – tra i quali, del resto, ha ancora un posto di tutto rispetto la freccia, un simbolo di origine semplicemente preistorica! Negli edifici, nei ponti e negli acquedotti romani è sistematicamente ricorrente l’arco simbolo della volta celeste. Nella disposizione delle strade, dei campi militari e delle città romane troviamo la croce formata da due “assi” portanti, simbolo di ordine cosmico verticale e orizzontale. In altri edifici, troviamo la pianta in cerchio, simbolo del sole e della luna (raffigurati dagli antichi come dei “carri”, muniti appunto di ruote circolari).

LE COLONNE

Infine, nella nostra architettura un posto tutto particolare è quello delle colonne: è pressoché impossibile pensare ai grandi edifici greci e romani o alle grandi cattedrali gotiche senza figurarsi delle colonne. L’origine della colonna è probabilmente la nostalgia per la foresta vergine dove hanno abitato i nostri progenitori prima di dare vita alle grandi civiltà. Popoli che abitavano nella foresta devono aver trovato naturale riunirsi per le occasioni più importanti – politiche, religiose, giuridiche, ludiche, ecc. – nelle radure, spazi illuminati dal sole, ma delimitati appunto da alberi coi loro tronchi alti e robusti. Una volta usciti dalle foreste primordiali, devono aver trovato naturale delimitare gli spazi sacri, o comunque importanti, con delle raffigurazioni degli alberi: le colonne appunto. Gli edifici dedicati al culto, alla politica, all’arte, alla giustizia, alla cultura, ma anche le abitazioni delle grandi famiglie aristocratiche, erano sostenuti, delimitati o almeno ornati da colonne. L’interno di una cattedrale gotica non appare forse come la trasfigurazione di un bosco sacro? La cosa è talmente naturale per la nostra stirpe che persino nelle Americhe le case ornate di colonnati hanno caratterizzato le aristocrazie sudista e spagnola, quasi a simboleggiare il loro volere essere “europee” anche oltre oceano. D’altra parte, è noto che l’albero era spesso visto come una raffigurazione dell’uomo – o meglio, di quello che l’uomo dovrebbe essere, un “asse” verticale posto tra cielo e terra, spirito e materia. E’ emblematico che i tre modelli fondamentali di colonne (dai quali discendono poi tutti gli altri successivi) vale a dire Dorico, Ionico e Corinzio, rappresentino tre modelli di Persone. La colonna dorica era detta anche la “Virile”. La ionica era la “Matronale” simboleggiava cioè la donna divenuta madre. La Corinzia si ispirava a un bellissimo fiore nato sulla tomba di una giovane vergine, ed era perciò la “Virginale”. Il significato semplice e diretto è che tutti gli edifici della Civiltà possono essere sostenuti e edificati solo con questi tre tipi umani: l’uomo totalmente virile, la donna che dona la vita, la vergine. Con buona pace degli omosessualisti moderni, che lodano la tolleranza greca verso gli omosessuali – dimenticando che “tollerare” non equivale a approvare o incoraggiare, ma solo a non punire un comportamento che può esser ritenuto comunque sbagliato. Voler edificare oggi una società basata su tipi anche solo caratterialmente effemminati, su femministe e abortiste che vedono la maternità come fosse una maledizione e su depravati che spregiano l’Ordine Naturale del Creato equivale a voler abbattere ogni edificio dedicato al culto, alla giustizia, alla vera politica e alla vera arte e, con loro, ogni forma di Civiltà.  Questo ci dicono da decine di secoli i nostri padri attraverso una lingua scritta con la pietra: pensiamoci, ogni volta che vediamo una colonna.