Idolatria del nulla

Idolatria del nulla

In vista del macabro e buffo Expò delle zucche, riflettiamo sulla sostanza dell’esoterismo neopaganeggiante oggi in voga, tributario di quei focolai sulfurei che ebbero nel sedicente Rinascimento nuova linfa attinta da antichissime elucubrazioni.

Pico della Mirandola tentò di utilizzare il misticismo panteistico della Cabala per spiegare i dogmi del cattolicesimo, considerando l’En-Sof emanatore, non creatore, che dal Nulla ritorna al Nulla, a seguito di un processo in cui, tramite le Sephirot, l’uomo altro non sarebbe che una fase. La Cabala giudaica spuria iniziò già in Egitto, e poi a Babilonia, ad assumere tratti gnostici, e pertanto fu naturale l’avvicinamento alle dottrine teosofiche orientali, per le quali il corpo è una prigione che racchiude la scintilla divina: liberarsi del corpo diventa così un’affermazione della propria divinità e della propria infinita libertà. Per la teologia cristiana, invece, l’uomo è creatura diversa dal creatore, che riceve l’essere da Lui non per emanazione, e che è costituito da anima e corpo con la promessa della risurrezione dell’uno e dell’altra, ma accettando nello “al-di-qua” il destino della corruzione della materia e della morte. Il cristiano non viene liberato dal dolore, ma attraverso il dolore accettato trova la via della Salvezza.

Per il cristiano, sommo Bene non è la vita naturale, ma quella sovrannaturale della Grazia, quella Eterna nei confronti della quale la vita naturale è solo una preparazione. Secondo il panteismo, invece, Tutto sarebbe Dio e Dio sarebbe tutto. L’et-et è impossibile su questo discorso, perché o è Dio ad aver creato l’uomo, o è l’uomo ad aver creato Dio; l’una ipotesi esclude completamente l’altra. Il panteismo in realtà maschera un ateismo pratico, che non nega l’esistenza di Dio direttamente, ma che fa vivere come se Dio non ci fosse o riduce Dio ad una proiezione dell’immaginario umano, cioè ad una creatura dell’uomo, di OGNI uomo.

Se così fosse dovrebbe essere l’uomo il vero Dio, che creerebbe se stesso indefinitamente in milioni di forme diverse. Ciò è falso e assurdo, perché l’uomo non si crea da sé e perché la constatazione dell’imperfezione umana e del mondo contrasta con la perfezione che Dio dovrebbe possedere: se ogni effetto necessita di una causa, andando a ritroso ogni creatura necessita di una Causa Prima originante. Se così non fosse, il Nulla sarebbe Dio, il Nulla sarebbe l’uomo, il Nulla sarebbe il Tutto. Ma il Nulla non c’è, né può coincidere con l’Essere, né, ovviamente, con gli esseri. Pertanto, il panteismo non è solo un assurdo filosofico che conduce all’ateismo pratico, ma è altresì una idolatrìa del Nulla, un nichilismo suicida. Che sia una moda di certi ambienti “neo-pagani all’amatriciana” o il culto di qualche maghetto, la sostanza non cambia.

Da questi ambienti sulfurei si accusa il cattolicesimo di essere poco “aperto”, quando il sistema filosofico gnostico immanentistico è chiuso nella circolarità di una presupposta autosufficienza, che riduce, heideggerianamente, l’essere all’autocoscienza, l’essere al pensiero, o, marxianamente, vedendo nella materia il soggetto della dialettica.

Le conclusioni di questo sistema sono assurde per un motivo semplice: inducono a credere che la realtà sia solo un’apparenza, mentre essa esiste a prescindere dal nostro “cogito”. Tutto questo e tanto di più si può apprendere da Gersom Scholem nel suo La Cabala (Ed. Mediterranee).

Il panteismo (la radice “pan” significa “tutto”) è ben altra cosa rispetto al politeismo, e cioè l’indifferenziato monismo per cui Divinità e Mondo coincidono. Ma se non vi è un Dio che ha creato dal nulla, c’è un’identità tra Dio e Mondo, una medesima sostanza tra uomini e vegetali e tutto sarebbe divino. Ma non potendosi negare l’imperfezione del Tutto, si arriva necessariamente a rendere alla fine il “tutto-sacro” un “tutto-profano”. Se Dio e Mondo coincidono, non servono chiese o sacerdoti, perché ognuno di noi è un “frammento di divinità” che si realizza da sé. Massimo immanentismo e laicismo ateo conseguono per contraccolpo all’uomo divinizzato: se tutto è Dio, Dio non è più niente. Perciò, nel concreto, l’individuo “panteista” si autodivinizza, facendo di se stesso il proprio “dio” e vivendo necessariamente nell’ateismo pratico e nel libertinaggio morale, non essendovi un Dio Legislatore e Giudice che ha posto una Legge Morale come ha posto le leggi della fisica e della natura creata. Il panteismo è un’assurdità filosofica, anche perché la materia non è eterna, ma corruttibile, né esiste da sempre. Il sole (meravigliosa creatura) prima o poi si spegnerà, mentre Dio è l’Essere Eterno.

La Chiesa, invece, ci insegna che Creatore e creazione sono distinti ontologicamente, che vi è una gerarchia nel creato, che il creato è cosa buona ma distinta da Dio, e che gli uomini (non gli animali, le pietre o gli alberi…) possono partecipare della vita divina per l’Amore di Dio come figli adottivi, se incardinati con la Fede nel corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa Cattolica ed Apostolica Romana.