Venezuela in fiamme

Venezuela in fiamme

Non so dire se SOS Venezuela, il comitato che ha promosso la diffusione del video, sia al soldo della C.I.A., di Kissinger o magari di nessuno. Do pure per ammesso che i soldi per il montaggio, la promozione, la diffusione di questo filmato provengano da tasche amerikane. Ma una verità non cessa di essere tale, se a diffonderla sia un’entità a noi ostile – anche a voler far finta di dimenticare che una struttura così complessa come la nazione statunitense non è un blocco monolitico, ed è percorso da dinamiche spesso inconciliabili fra loro, laddove noi vediamo solo quelle emergenti.

Che da anni gli oppositori politici siano perseguitati e incarcerati grazie ad accuse inventate e a successivi processi farsa, è assolutamente vero. Che il governo da anni non sia in grado di garantire che il Paese fornisca l’approvvigionamento alimentare basilare per le famiglie, è assolutamente vero. Che il Venezuela abbia da alcuni anni raggiunto livelli di delinquenza da primato mondiale – circa 25mila morti ammazzati ogni anno – è assolutamente vero. Che da anni vi sia un’inflazione-record, la prima nel mondo, attualmente pari a circa il 500%, è assolutamente vero. Che da anni l’apparato poliziesco reprima, anche uccidendo e torturando, ogni forma di dissenso, è, anche questo, assolutamente vero.

Tutto ciò, nonostante il Venezuela abbia sotto i propri piedi una ricchezza petrolifera che potrebbe garantire ai suoi abitanti tranquillità e benessere per le prossime dieci generazioni.

A questi dati, i bolivaristi di tutte le latitudini oppongono i proclami anti-imperialisti e la difesa della sovranità, che Chavez prima e Maduro poi avrebbero garantito.

E’ vero, essi hanno, nei limiti del possibile, difeso la propria sovranità dagli interessi degli USA; ma hanno, da anni, permesso che Cuba facesse una costante ingerenza negli affari venezuelani, con consiglieri politici e militari nell’esercito, con partecipazioni dell’Avana nei suoi settori strategici (intelligence e servizi di comunicazione in primis), con il regalo del suo intero fabbisogno petrolifero a prezzi da saldo di fine stagione.

Il bolivarismo è ormai una minoranza nel Paese – le ultime legislative hanno sancito la vittoria delle opposizioni – ma Maduro e la sua cricca vogliono restare attaccati al potere ad ogni costo. Non si tratta più di “rispetto delle regole democratiche” (la qual cosa può anche non scandalizzare, sempre che la violazione delle regole non si traduca in violenza e persecuzione che personalmente mi ripugnano, chiunque ne siano gli autori o i destinatari), ma di rispetto della decenza. E’ evidente che il bolivarismo ha fallito, perché ha giocato col petrolio con la stessa nonchalance con cui si gioca coi soldi del Monopoli. E’ stato incapace di governare, di garantire stabilità e benessere ai venezuelani (a praticare una politica di sussidi col petrolio a 100 dollari al barile, sono veramente capaci tutti), ma non vuole pagare dazio. I suoi dirigenti sanno che, perduto il potere – a partire da quello giudiziario, che ora controllano come un cagnolino ubbidiente – scatterà la resa dei conti. E da saldare ne hanno parecchi, fra ruberie, corruzioni e liaisons col traffico di cocaina.

Chi pensa che gli USA vogliano mettere il naso in questa situazione si sbaglia di grosso. Gli americani non sono dei geni, ma neanche dei fessi, e hanno già altre gatte da pelare in giro per il mondo. Semplicemente, aspettano che la pera sia matura e cada da sola. A dare l’ultima scossa all’albero, lo si sta già pensando da tempo all’interno degli stessi ambienti militari del bolivarismo, magari per motivi poco nobili, ad esempio per sopravvivere alla tempesta che stupidità, incompetenza e sete di denaro e di potere hanno scatenato. Ma così va il mondo.