La concezione cattolica del rapporto Stato/Chiesa

La concezione cattolica del rapporto Stato/Chiesa

Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Questa celebre frase di Gesù riportata nel Vangelo di S. Matteo (Mt 22,15-21), è spesso utilizzata al fine di sottolineare la netta separazione tra potere temporale (la politica) e potere spirituale (la religione).

Un’affermazione semplice quella di Nostro Signore, il cui significato non si dovrebbe prestare a troppi fraintendimenti: obbedire allo Stato in ciò che è di sua diretta competenza, ossia la cura del bene comune secondo l’ordine naturale; obbedire a Dio – che sta sopra a Cesare (lo Stato), il quale da Lui ha ricevuto l’autorità di comandare e di guidare la società umana (1) – quanto alla cura della propria anima, ovvero in relazione al destino di eternità che riguarda ogni uomo.  

La Rivoluzione Francese del 1789 è l’evento più forte ed emblematico che abbia dato luogo ad un’interpretazione dilacerante del rapporto Stato/Chiesa, il quale è stato concepito dagli Stati liberali e progressisti – eredi di quella rivoluzione – nel senso dell’indifferenza religiosa e del rifiuto di riconoscere il ruolo benefico della Chiesa in seno alla società civile.

La concezione del rapporto Stato/Chiesa secondo la dottrina politica cattolica insegna che lo Stato e la Chiesa non sono due realtà separate – ossia nettamente scollegate tra loro – bensì due istituzioni diverse e gerarchicamente distinte, non contrapposte e nemmeno segnate dall’indifferenza dell’una rispetto all’altra.

Questo perché entrambe vengono da Dio (2) e si occupano degli uomini: lo Stato sul piano naturale, la Chiesa su quello soprannaturale. Lo Stato si occupa degli uomini in una prospettiva temporale; la Chiesa, invece, se ne occupa in una prospettiva di eternità; cosa che pone la Chiesa su di un piano superiore rispetto allo Stato, così come l’anima, di natura spirituale, è superiore al corpo, di natura materiale.

Lo Stato deve governare gli uomini per realizzare il loro bene sul piano temporale e naturale, ovvero fare in modo che la comunità dei governati sia ordinata al suo fine naturale: vivere su questa terra conformemente all’ordine ed al diritto naturale.

La Chiesa deve governare gli uomini battezzati (la comunità dei credenti) al fine di realizzare il loro bene soprannaturale: l’ottenimento della vita eterna, il godimento senza termine della visione beatifica di Dio (il contrario di questo è la dannazione eterna).

Lo Stato di occupa direttamente di ciò che è circoscritto nello spazio e nel tempo; la Chiesa si occupa direttamente di ciò che è eterno.

Così come l’anima vale più del corpo, perché in essa vi sono le facoltà superiori (l’intelligenza e la volontà) che nobilitano la natura umana, la Chiesa vale più dello Stato. Sia chiaro, non si tratta di negare valore al corpo. Ci mancherebbe altro, l’uomo è fatto di anima e corpo e fra questi due co-principi non vi deve essere contrapposizione, bensì gerarchico rapporto di subordinazione del corpo (realtà mortale) all’anima (realtà immortale).

Fra Chiesa e Stato, dunque, non vi deve essere né contrapposizione e nemmeno separazione, intesa come indifferenza dell’una rispetto all’altro, ma armonico rapporto finalizzato a realizzare la volontà di Dio ed il bene degli uomini, sia sul piano temporale (cosa di cui si occupa direttamente lo Stato) che sul piano soprannaturale (cosa di cui si occupa direttamente la Chiesa).

Nella visione organicistica cristiana, lo Stato deve subordinarsi alla Chiesa così come il corpo è subordinato all’anima. Questo non si realizza trasformando lo Stato in una sorta di mero esecutore di decisioni prese dalla Chiesa: è lo Stato, infatti, che ha la funzione di governare nella sfera temporale la società degli uomini, non la Chiesa (3). La Chiesa sta allo Stato come l’anima sta al corpo, come il sole illumina la luna – la quale riflette la luce ricevuta – così lo Stato riceve dalla Chiesa la luce della Verità, che deve riflettere nelle sue leggi e nell’ordine civile.

In considerazione della natura sociale dell’uomo, l’attenzione della Chiesa non può limitarsi alla sola dimensione individuale della vita umana (4) – la cura delle singole anime concepite come realtà a se stanti e indifferenti alla dimensione sociale dell’esistenza – ma è necessario che si estenda alla vita degli uomini in società in quanto è lì, nella vita sociale, che si gioca in buona parte il destino eterno di ogni essere umano.

Un’organizzazione politica della società, pienamente ordinata al fine dell’uomo, non può ignorare la dimensione soprannaturale della natura umana, dunque è necessario che lo Stato non solo favorisca il bene naturale degli uomini (sua missione principale e diretta), ma che non ostacoli la missione religiosa della Chiesa e collabori, per quanto di sua competenza, alla realizzazione del bene soprannaturale attraverso la promulgazione di leggi che, sul piano sociale, favoriscano la virtù e sanzionino il disordine morale (5).

È auspicabile, dunque, che lo Stato riconosca nella Chiesa la guida morale, capace di indicare agli uomini organizzati nella comunità politica la via da seguire per giungere alla meta: dal momento che la politica è etica sociale, è giocoforza che la Chiesa – custode delle verità non solo in materia di fede ma anche di morale – non si disinteressi della politica, ma ne segua lo svolgimento ispirandone l’azione.

La subordinazione dello Stato nei confronti della Chiesa è un fatto oggettivo, essendo la Chiesa di ordine soprannaturale e lo Stato di ordine naturale (il soprannaturale ha una dignità superiore a ciò che non lo è). E questa subordinazione dello Stato nei confronti della Chiesa si concretizza proprio nel riconoscimento, da parte dello Stato, di questa superiorità, cosa da cui scaturisce – come già affermato e come logica conseguenza – la necessità di promulgare leggi che non contraddicano l’etica naturale e cristiana e che non contrastino l’azione della Chiesa. La Chiesa, in quanto custode della Verità naturale e rivelata, è il faro a cui lo Stato deve guardare al fine di adempiere correttamente alla sua funzione.

La gravissima crisi che sta vivendo la Chiesa a causa del dominio modernista, instauratosi in maniera manifesta a partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II, ha tra i suoi effetti più evidenti l’occultamento del significato integrale della regalità di Gesù Cristo, in particolare della sua rilevanza sociale e politica.

Per non compromettere il dialogo con il mondo moderno, buona parte della gerarchia ecclesiastica e dei dirigenti del laicato cattolico organizzato ha deciso di relegare la dottrina politica cattolica tra le cose vecchie e di cui vergognarsi, superata dalla nuova teologia del compromesso con la modernità. Assurda pretesa che non tiene in alcun conto né dell’insanabile contraddizione in essa presente, e nemmeno come la dottrina politica tradizionale della Chiesa sia radicata nell’essenza stessa del cattolicesimo.   

Note

  1. “All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: “Di dove sei tu?”. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”. Gli rispose Gesù: “Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande”. (Vangelo di S. Giovanni 19,4-15).
  2. La Chiesa è stata fondata direttamente da Dio nella persona di Gesù Cristo, l’incarnazione della Seconda persona della Santissima Trinità, mentre la ragione dell’esistenza dello Stato si fonda sulla natura dell’uomo creata sociale da Dio (a partire dalla famiglia, dove di norma viene al mondo, l’uomo è, infatti, chiamato a vivere in società). Socialità naturale dell’uomo che si esprime nella vita in comunità organizzate e guidate al loro fine dalla legittima autorità.
  3. Secondo i medievali (San Gregorio VII, Innocenzo III, Innocenzo IV, Bonifacio VIII), la Chiesa, in virtù della sua natura divina e di Corpo Mistico di Cristo, ha la piena potestà sia nell’ordine soprannaturale che in quello naturale. Potestà che nell’ordine temporale o naturale essa, però, non esercita direttamente lasciandone il compito allo Stato. Secondo i teologi della Riforma Cattolica (San Roberto Bellarmino, Francisco Suarez), invece, la Chiesa ha la potestà indiretta nell’ordine temporale, dove essa interviene solo ratione peccati, ossia laddove si manifesti un’azione dello Stato contraria all’etica naturale e cristiana.
  4. La salvezza delle anime è la suprema lex della Chiesa, che non può essere perseguita ignorando la dimensione sociale dell’esistenza umana.
  5. Sia chiaro, non si tratta di fare leggi che obblighino i cittadini alla pratica religiosa (nessuno può essere obbligato contro la propria volontà a professare una data religione, quanto avviene in foro interno, infatti, è faccenda intima che riguarda la coscienza di ogni singola persona), bensì di tutelare l’azione spirituale e morale della Chiesa nella società, nonché di proteggere e favorire tutto quanto possa concorrere alla buona esistenza degli uomini, secondo i dettami dell’etica naturale e cristiana.