Chiara Scuvera e quel sacro furore antifascista

Chiara Scuvera e quel sacro furore antifascista

Selezionare “una commissione di storici e di persone istruite sul tema”, con la finalità di stilare delle liste di proscrizione, sulla base delle quali mettere finalmente al bando quei movimenti di “estrema destra” verso i quali la Legge Scelba  è risultata inapplicabile alla prova dei tribunali. Nella sua grottesca bizzarria, questa proposta farebbe pure ridere, se non provenisse da un deputato del Parlamento italiano (Chiara Scuvera, Partito Democratico), che già si fece promotrice nel 2013 di una legge simile, volta a rendere illegali quei movimenti che si richiamino anche solo “implicitamente” all’ideologia fascista.

La posticcia vacuità dell’iniziativa lanciata dalla parlamentare di Pavia – che non riesce a non tirare in ballo i soliti fantomatici “esperti”, in questo caso neppure si capisce bene di che cosa – ha una semplice spiegazione: la frustrazione e il sentimento di impotenza provato dalla deputata nel vedere che la sua posizione di potere a nulla è servita per impedire il regolare svolgimento della commemorazione che, annualmente, si svolge per le strade della città lombarda attraversata dalla corrente del Ticino per ricordare Emanuele Zilli, militante del MSI morto in un incidente stradale dalle strane circostanze 43 anni orsono. Non è stata sufficiente la mobilitazione di ANPI e centri sociali, né lo strenuo boicottaggio del sindaco Depaoli, a impedire una manifestazione che, senza procurare alcun danno e disagio, con silenzio e compostezza, da anni riunisce diverse sigle nel ricordo di uno dei numerosissimi morti dimenticati della stagione degli Anni di Piombo.

Quel silenzio e quella compostezza hanno riacceso nella deputata piddina la più insana delle caratteristiche della nostrana sinistra progressista: il sacro furore dell’antifascismo. In Italia, infatti, chi per definizione dovrebbe incarnare il nuovo che avanza e lo sguardo al futuro, si inalbera, sbuffa, scalpita e si infuria fino alla rabbia sguaiata e violenta non di fronte a un presente di povertà, esclusione sociale e disoccupazione che affligge migliaia di italiani, ma di fronte al “pericolo delle destre”, specialmente quando essa si manifesta nelle inaccettabili commemorazioni per i morti ammazzati.

Di fronte alla furia che monta nelle menti chi si vanta di esser cresciuto a pane e antifascismo, a nulla valgono le garanzie liberali di libertà di parola, di stampa e di espressione; a nulla l’oggettività della legge e la valenza di quelle norme che, carte alla mano, hanno consentito anche quest’anno all’Associazione Recordari di commemorare Emanuele Zilli. Tutto va sacrificato, cancellato, annientato, spazzato via come l’erba dei prati al passaggio di Attila, nel nome dell’antifascismo, unica lotta “sacra” che è rimasta a chi del sacro ha voluto scientemente fare piazza pulita nel corso degli ultimi decenni a colpi di materialismo e secolarizzazione.

E’ probabile che il delirio mistico dell’on. Scuvera rimanga lettera morta, una semplice petizione di principio utile a fini elettorali per accattivarsi quello che resta di quella sinistra movimentista ed extraparlamentare che, nell’antifascismo, trova la sua unica e sola ragione di esistenza. Ma tutto ciò è comunque sintomo di un approccio ai limiti del paranoico, che non ha alcun timore di invocare uno stato di polizia e la sospensione di libertà costituzionalmente garantite, dopo aver sbandierato ai quattro venti la propria patente di democraticità.

Chissà se qualcuno dei protagonisti di questa deriva mistico-manettara ha compreso il senso di una certa canzone di Fabrizio De Andrè. L’onorevole Scuvera, probabilmente no. Infatti, si può pure non esser nani, ma sicuramente, a voler usare la repressione giudiziaria come mezzo di risoluzione delle proprie turbe mentali, si ha comunque il cuore molto, molto vicino al buco del culo.