Segnali di disturbo

Segnali di disturbo

Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Oggi è un giorno epocale, contro ogni previsione e presunzione il candidato repubblicano ha sconfitto la favoritissima Clinton.

Non è tanto una simpatia viscerale verso il tycoon a provocarci questa sottile sensazione di euforia che ci accompagna ormai da stamattina, quanto piuttosto quei segnali di disturbo che arrivano dai centri del potere, che rinvigoriscono un po’ la nostra speranza.

Dopo il Brexit, una nuova dimostrazione di un voto popolare che disattende le aspettative, e distrugge quella tronfia e arrogante saccenteria delle moderne élites.

È la rivincita del mondo reale su quello specchiato dei salotti e dell’intellighenzia. Il popolo, quell’entità rozza ed ignorante che, quando il risultato non si conforma alla verità professata dai mass media, vota con la “pancia”, non si è fatto abbagliare. A dimostrazione del fatto che tra le due coste vi è un vastissimo entroterra che ha risentito, e risente tuttora, il peso della forte crisi che gli States attraversano, ed è stato l’ago della bilancia che ha decretato la vittoria di Trump.

Sicuramente il neoeletto presidente non è l’outsider che molti credono, accecati dalla foga del momento ed incapaci di cogliere le varie sfumature. Adesso starà a The Donald concretizzare quel programma elettorale che ce lo aveva reso meno antipatico dei precedenti candidati alla Casa Bianca.

Questa potrebbe essere la grande occasione dell’Europa di riappropriarsi di quell’indipendenza e sovranità, sia politica che economica, perduta dopo il conflitto mondiale, senza incappare in una nuova guerra fredda, qualora si realizzi quel clima di distensione e isolazionismo che ha permeato la campagna elettorale di Trump e di quella parte del GOP che lo sosteneva. Questo è l’elemento di maggiore importanza, che ai più sfugge, forse per abitudine al servilismo o per manifesta volontà di sottomissione.

Per il momento bisogna aspettare che siano i fatti a fornire argomenti di discussione, e non è da escludere che possano sconfessare le nostre aspettative, senza avanzare analisi troppo surreali ma auspicando che un vento di cambiamento soffi sul nostro vecchio e straziato continente.