Sei buone ragioni per rallegrarsi della vittoria di Donald Trump

Sei buone ragioni per rallegrarsi della vittoria di Donald Trump

Lo scenario apparentemente impossibile si è alla fine materializzato. Suonano le campane a lutto sulla redazione del New York Times e dell’Huffington Post: il candidato sessista, razzista, omofobo Donald Trump è il nuovo presidente Usa. E’ bastata una semplice notte di spogli elettorali per polverizzare i sondaggi, o forse sarebbe più corretto dire gli auspici, che da mesi venivano branditi dall’intelligentia internazionale, ma anche italiana.

Chi scrive non ha particolare simpatia per la politica americana, né considera Donald Trump il migliore dei candidati possibili. Ciò non toglie che ci sono diverse ragioni per potersi ritenere soddisfatti dell’esito del voto.

  1. Nel mondo esistono ancora i vivi. Le elezioni americane testimoniano che è possibile resistere alla tambureggiante propaganda dei media. Mesi e mesi di martellante campagna anti-trump non hanno sortito alcun effetto e non sono riuscite a condizionare l’esito del voto. E’ ancora possibile essere liberi dalle sirene del condizionamento mediatico.
  2. Lè èlites non capiscono il popolo. Sondaggisti, politici e giornalisti sono scollegati dal mondo reale e non ne colgono gli umori. Si era avuto uno squillo di tromba con la Brexit, ne è seguita una conferma con l’elezione di Trump e chissà che il futuro non riservi qualche sorpresa anche in Italia.
  3. Il male assoluto vince sempre. Per renderlo ostile alle donne hanno ripescato vecchie conversazioni di spogliatoio e fatto risorgere improbabili signore vittime di molestie. Per renderlo inviso alle minoranze ne hanno esaltato i tratti più beceri. Eccolo Trump: il mostro da sbattere in prima pagina, il razzista che disprezza l’accoglienza, il retrogrado pronto a determinare un arretramento culturale in tutto il paese. Peccato però che l’Ohio non sia Manhattan e che i problemi della gente comune non corrispondano alle battaglie annoiate di quella che Clint Eastwood ha definito la “generazione fighetta”.
  4. La globalizzazione ha fallito. La campagna elettorale di Trump è stata caratterizzata da forti richiami al protezionismo in materia economica e commerciale. Appare quindi dubbio che un trattato come il TTIP, che rafforza il libero commercio tra Ue e Usa abbattendo  ogni barriera negli scambi tra le due aree, possa essere portato a conclusione dalla stessa amministrazione repubblicana. Certo, vedere il TTIP fallire per mano di Trump sarebbe un ulteriore colpo mortale per ciò che resta della sinistra.
  5. UsaRussia, l’alleanza possibile. L’amministrazione Obama ha segnato la rottura diplomatica tra le due superpotenze. La Clinton al comando avrebbe probabilmente confermato questa tendenza. Con Trump al potere si aprono nuovi scenari: le immediate congratulazioni espresse da Putin ed i frequenti contatti che i due hanno avuto già durante la campagna elettorale potrebbero segnare un cambio di passo, i cui effetti si potrebbero avvertire soprattuto in Medio-Oriente. La discontinuità rispetto ad Obama e Clinton, stando a quanto espresso da Trump nell’ambito dei confronti televisivi, potrebbe spingersi sino ad una accettazione del ruolo del presidente Assad nella gestione della crisi siriana e ad una collaborazione reale tra i due paesi nella lotta all’Isis.
  6. Una nuova svolta conservatrice. L’ampio margine di vittoria di Trump, che gli permette di controllare sia Camera che Senato, consentirà ai repubblicani di eleggere senza particolari resistenze il giudice chiamato a sostituire Scalia nella Corte Suprema. Attualmente i membri della Corte sono equamente divisi tra repubblicani e democratici: la nomina di un giudice di orientamento conservatore potrebbe spostare il baricentro dell’organo giudicante su posizioni maggiormente a tutela della vita.

Non sappiamo se tali propositi si concretizzeranno in politiche reali o se rimarranno promesse da campagna elettorale. Ma intanto, non ci resta che brindare. Al fallimento dei Gad Lerner e dei Roberto Saviano!