I mercati hanno realmente paura di Donald Trump?

I mercati hanno realmente paura di Donald Trump?

La paura nei mercati finanziari si traduce con una parola: volatilità. Per volatilità si intende una tendenza a variazioni accentuate ed imprevedibili nei prezzi degli asset finanziari. Il motivo principale di grande volatilità sui mercati è spesso dato dal verificarsi di eventi ritenuti “pericolosi”, che erano invece dati come molto poco probabili alla vigilia. L’ultimo di questi eventi, in ordine cronologico, è senza dubbio l’elezione del 45° presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.

Ma come hanno reagito i mercati a questa vittoria così inaspettata? Il fenomeno Trump fa davvero così paura al mercato finanziario globale? La risposta è no. E non lo dico io, lo dicono i numeri.

Effettivamente, la sorpresa nello scoprire che il nome del nuovo presidente USA non era quello di Hillary Clinton ha fatto perdere terreno, sulle prime, a tutti i principali indici azionari, trascinati dal ribasso di Wall Street. In seguito, però, la maggior parte delle piazze ha chiuso in pari, o addirittura con un segno positivo. Ovviamente, un po’ di incertezza rimane anche su tutti i principale indici, ed è impossibile pretendere che tutta la vastità del mercato finanziario si ristabilizzi in pochi giorni. E’ altrettanto vero, però, che dando retta ai titoli dei giornali, secondo i quali il “cigno nero” Donald Trump avrebbe causato un crollo sistemico e duraturo del mercato, tutto mi sarei aspettato tranne che vedere dei segni positivi sulle piazze.

Molta importanza hanno anche gli andamenti del mercato valutario (FOREX) e di quello dell’oro, strettamente correlati con l’elezione di Trump. La prima reazione è stata infatti un indebolimento del dollaro, con un conseguente guadagno di valore da parte dell’euro ed un boom nel prezzo dell’oro, che da sempre rappresenta il bene rifugio per eccellenza. Ma poco dopo (il giorno dopo, ovvero il 10 novembre) il sentimento di avversione al rischio che ha provocato le vendite del biglietto verde si è arrestato, portando il dollaro a recuperare terreno e a passare dal livello più alto del cambio EUR/USD di 1,1299 all’1,09016 dell’11 novembre. Questo significa che, nonostante l’incertezza, gli operatori ritengono che il mix di politiche espansive e protezionistiche promesso da Trump in campagna elettorale possa essere attuabile con buone probabilità,  favorendo i salari e, di conseguenza, l’inflazione.


Questo sentimento positivo da parte del mercato valutario si è presto trasmesso anche sul mercato dell’oro. Infatti, la domanda di metallo prezioso è iniziata a scendere, passando dal picco di 1321,5$ del 9 Novembre ai 1252$ dell’11, dopo che gli investitori hanno capito che la presidenza di Trump non sarebbe stata così sfavorevole alle piazze finanziarie. Che sperano nell’attuazione di politiche a sostegno di spesa pubblica e, come detto poco fa, inflazione.