L’elezione di Donald Trump tra incredulità e speranza

L’elezione di Donald Trump tra incredulità e speranza

 

Siamo innanzi ad uno degli eventi più sconvolgenti della storia della democrazia, uno degli eventi più sconvolgenti del suffragio universale, non dobbiamo sottovalutare tutto questo” (dichiarazione di Giorgio Napolitano, riportata dall’Huffington Post del 9 novembre 2016).

L’elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America di Donald J. Trump è uno di quegli eventi capaci di cambiare il corso della storia. Le reazioni scomposte ed i volti attoniti di tutti i rappresentanti del sistema liberal-progressista – e dei loro mediatici lacchè – sono la prova evidente che qualcosa di molto importante potrebbe accadere.

Il risultato scaturito dalle urne americane ha un chiaro significato: la maggioranza degli elettori della più grande potenza economica e militare oggi al mondo, si sono ribellati agli effetti della globalizzazione. Non solo a quelli economici – vistosissimi e difficilissimi da sopportare – ma anche a quelli politici e sociali: il dominio del “politicamente corretto”, con tutto il suo portato di assurdità contrarie al buon senso e all’ordine naturale.  

Con la presidenza Trump, gli Stati Uniti potrebbero subire un’inversione di rotta, i cui effetti si propagherebbero in tutto il mondo e ad ogni livello. Si pensi solo alle conseguenze che deriverebbero dall’avvicinamento degli USA alla Russia di Putin, una potenziale comunanza di intenti capace di stravolgere gli equilibri mondiali venutisi a creare dal crollo del Muro di Berlino ad oggi.

Un possibile cambiamento di portata epocale, naturalmente destinato a sconvolgere anche gli assetti di un’Europa oggi ostaggio dell’Unione Europea, ossia in balia di quel sistema di potere liquidato – almeno nelle intenzioni – dal risultato delle elezioni presidenziali americane dello scorso 8 novembre. Un’Europa a guida liberal-progressista, presa in un’ipotetica morsa russo-statunitense, sarebbe oggi impensabile. Per questa ragione, i personaggi della UE e i politicanti-camerieri che oggi occupano i governi delle principali nazioni europee hanno dei validissimi motivi per essere seriamente preoccupati.

Come alcuni commentatori hanno osservato, l’elezione di Trump è l’espressione della ribellione popolare agli effetti della globalizzazione. Stupisce, però, sentire amenità del tipo: “Il sistema politico e mediatico non è stato capace di cogliere il malcontento, e per questo è accaduto quello che veniva considerato impossibile” (cioè, la vittoria dell’impresentabile candidato…). Come? I signori a capo del sistema ed i loro camerieri –opportunamente dislocati nei gangli vitali della politica, dell’economia, dell’istruzione, dell’informazione e persino della religione (si pensi a ciò che sta avvenendo nella Chiesa a guida bergogliana) – non si sono accorti del disastro provocato dalla globalizzazione?

Pur consci della grande stupidità che contraddistingue i lacchè del mondialismo, riteniamo assurdo affermare che gli uomini al servizio dell’apparato liberal-progressista non si siano accorti di quanto intorno a loro è accaduto negli ultimi due decenni. Se ne sono resi conto, eccome! Ma, imperterriti, hanno proseguito nel cercare di condurre a termine la missione loro affidata – ossia far tabula rasa degli assetti politico-sociali delle nazioni (Stato nazionale, Stato sociale, unità etnica, identità religiosa, costume sessuale) – al fine di favorire l’avvento del Nuovo Ordine Mondiale inaugurato dalla già ricordata caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989).

Esattamente 27 anni dopo, il 9 novembre del 2016, dalla terra eletta dal potere massonico-mondialista quale suo braccio armato, si è manifestata quella che potrebbe rivelarsi una nemesi: dal crollo del sistema comunista (finto avversario del super-capitalismo liberal-progressista) – che ha manifestamente segnato l’avvio di un nuovo ordine mondiale, caratterizzato dal ruolo-guida degli Stati Uniti nella promozione e diffusione della globalizzazione economico-finanziaria quale mezzo per la realizzazione dell’antico obiettivo massonico di una Repubblica Universale (il governo unico mondiale) – alla perdita del controllo di quel formidabile strumento di potere che sono, appunto, gli Stati Uniti d’America, l’apparato mondialista rischia di vedere seriamente compromessa la propria strategia di dominio.

Sin qui l’uso del condizionale è stato d’obbligo, in quanto chi scrive non è assolutamente in grado di affermare che Donald Trump sarà davvero “l’uomo della Provvidenza”. Il rischio che le legittime speranze di milioni di uomini vengano deluse è realmente molto elevato, non solo per la probabile inadeguatezza dell’uomo e del suo entourage, ma anche e soprattutto in considerazione di quelle che saranno le mosse del cosiddetto “establishment” massonico o paramassonico, capace di ogni nefandezza pur di continuare a perseguire i suoi indicibili scopi sulla pelle dei popoli.

Le forze massoniche che esercitano la loro azione sugli Stati, al fine di non perdere la loro capacità di condizionamento, sono abituate a “mantenere i piedi in più scarpe”, ossia ad occupare ogni spazio di potere: dalla politica all’economia, passando per la religione. Sarà in grado Donald Trump di sottrarsi a questo? Qualora vi riuscisse, diversi sarebbero gli scenari che si potrebbero aprire. L’apparato mondialista potrebbe scatenare la sua rabbia provocando disordine e instabilità ovunque il suo ramificato potere glielo consenta (capacità di cui ha dato ampiamente dimostrazione), oppure potrebbe scegliere di attendere la fine del mandato presidenziale di Trump, considerandolo un incidente di percorso destinato ad esaurirsi nel giro di quattro anni.

Se Trump ed i suoi uomini fossero davvero determinati a realizzare un’inversione di rotta radicale ed epocale, volta a liberare gli Stati Uniti dal controllo delle élite mondialiste, dovrebbero agire immediatamente e porre le basi per un’azione duratura. Perché ciò accada, è necessario che Trump non sia solo, accanto a lui e dopo di lui dovrebbero palesarsi uomini opportunamente formati e determinati. Uno scenario che, detto francamente, ci pare di difficile realizzazione.      

Occorre tuttavia nutrire la speranza, e bisogna farlo non solo sul mero piano umano, bensì ad un livello infinitamente superiore: occorre confidare nella potenza di Dio, il quale si fa beffe delle potenze terrene e sa ottenere i più impensabili risultati attraverso gli strumenti che il mondo – quello che vuole vivere come se Dio non esistesse – disprezza (si pensi al caso di Santa Giovanna d’Arco). Speranza che non deve essere passiva attesa, ma attiva collaborazione fatta di preghiera e di azione. Perché la vera speranza consiste nel tendere costantemente – con tutte le proprie forze e le dovute disposizioni, ossia ordinandosi al fine – a ciò che è desiderato.