Se vincesse la Siria

Se vincesse la Siria

Da anni, ormai, siamo abituati al solito schema: si inizia con il demonizzare la leadership di un paese e poi, con il pretesto di portarvi la democrazia, ci si infila nei suoi affari interni, si destabilizza e si rovescia il suo governo. Questo avviene nei casi più “fortunati”. Ma in altri casi, il tessuto sociale è ben più resistente e a ciò non si piega. È il caso della Siria, un paese dove convivevano cristiani e musulmani, siriani e curdi, multietnico e multi religioso ove il trucco del dividi et impera non sembra aver funzionato.

Per chi ancora credesse alla favola dell’esportazione di democrazia, è bene ricordare come anche in una ninna nanna si parli della guerra come “gran giro de quatrini “. Questa non è un eccezione, ma andiamo per ordine.

L’ arcivescovo di Aleppo ha espressamente riferito in aula alla commissione Esteri del Senato della Repubblica come, all’inizio della congerie, le manifestazioni di piazza fossero state essenzialmente pacifiche; solo in un successivo momento, alcuni infiltrati avrebbero iniziato a sparare sull’esercito (inizialmente, nemmeno armato per contenere la folla ) e sui manifestanti. Purtroppo, tutto ciò ricorda qualcosa non così lontano da noi. Ha altresì aggiunto come i sistemi di informazione di massa siano deliberatamente schierati per esporre un solo punto di vista; così, facilmente denunciano i bombardamenti siriani e russi sulla parte occupata dai miliziani ad Aleppo, ma mai una parola proferiscono per chi muore nella parte occidentale per i bombardamenti dei terroristi che colpiscono indistintamente civili e soldati (si veda: https://www.youtube.com/watch?v=muGLrhmjDGY )

Da una paventata guerra civile, che mai è stata, siamo passati a fazioni governative e fazioni ribelli, che l’arcivescovo chiama, senza mentire, terroristi jihadisti.

Queste fazioni venutesi a creare sono il prosieguo dello schema riportato all’inizio; i terroristi, nient’altro che mercenari e banditi, sono stati introdotti in Siria via Turchia e Giordania, con la partecipazione di Arabia Saudita e Qatar. Ne sono la dimostrazione la recente risposta all’inchiesta russa e siriana, su come le truppe mercenarie anti-governative possano essere dotate di veicoli Toyota super attrezzati; la casa automobilistica, dopo un’indagine interna, ha risposto che 22.500 pezzi sono stati comprati da una società dell’Arabia Saudita, 32.500 dal Qatar e 4.500 sono arrivati dalla Giordania. (si veda questo Link, o, ancor meglio, per chi sa la lingua araba Link2).

Altro aiutino sembra esser stato dato proprio negli ultimi giorni, mentre si parlava di un Isis al tracollo. I miliziani, per respingere un MI-17 siriano, hanno risposto al fuoco con Mandpas e Tow, sistemi anticarro di fabbricazione statunitense visti all’opera in mano ai ribelli Al Nusra, ma mai finora in mano all’Isis.  (si veda: http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/le-nuove-armi-di-daesh-in-siria/ )

Tuttavia, nonostante la complicità mediatica dell’Occidente crei una grande confusione e si operi costantemente per confondere l’opinione pubblica, senza alcun criterio di obiettività né amor di verità, c’è chi, tuttavia, indaga su i reali interessi in gioco.

Ed emerge con tutta evidenza come nel 2009, prima del conflitto, il Qatar abbia visto negata da Assad la propria richiesta di costruire un gasdotto che, passando per Arabia Saudita e Siria, sarebbe arrivato fino in Turchia, e da lì in Europa. Altresì, sembra esser stata accettata la stessa richiesta proveniente dall’Iran, in merito allo stesso giacimento, uno dei più grandi al mondo, situato nel Golfo Persico.

Di qui le due fazioni che oggi si affrontano, con eserciti non loro e sulla pelle degli altri: le monarchie del Golfo, Arabia Saudita e Qatar, insieme alla Turchia (paesi sunniti) che vogliono far cadere Assad. Di contro, l’Iran e gruppi sciiti legati a Hezbollah, insieme ai russi, i quali non vogliono quel gas in Europa per tutelare gli interessi della Gazprom. Di qui l’intervento di una parte dell’alleanza Nato, ovvero Usa, Gran Bretagna e Francia (storicamente ingerenti in quei luoghi sin da inizio 900), che hanno deciso di far cadere Assad, ma che hanno molta meno voglia di combattere per davvero il terrorismo jihadist (in proposito, si veda Daniele Ganser: https://www.youtube.com/watch?v=k7LPILjBAmo).

Questa guerra ha lacerato una perla del Medio Oriente e del Mediterraneo. Un paese di cultura millenaria, con uno stato laico dove convivevano tradizioni e culture più diverse. L’auspicio è che questa guerra si concluda senza assumere una portata maggiore, come si teme possa accadere, e che si concluda con una vittoria del popolo siriano e dell’esercito regolare governativo, così da riaffermare quel sacro principio di autodeterminazione dei popoli che spesso si osanna alla televisione, ma nella realtà si osteggia.