Un’Alleanza per la Pace e la Libertà dell’Europa (e non solo)

Un’Alleanza per la Pace e la Libertà dell’Europa (e non solo)

L’Alliance for Peace & Freedom si è radunata a Roma per un convegno. I leader dei partiti nazionalisti europei hanno cercato di fissare una strategia comune per la resurrezione del Vecchio Continente.

Sabato 12 novembre, si è tenuto a Roma il convegno di Alliance for Peace & Freedom, “United Against Immigration and Terrorism”. L’APF, fondata il 4 febbraio 2015, si propone come obiettivo una politica comune di cooperazione tra i partiti nazionalisti europei, abbandonando le divergenze del passato. L’essere racchiusi in un’unica sigla dal respiro europeo comporta, infatti, l’apertura ad un fronte non solo nazionale, ma continentale. Una vera e propria trincea comune. Da qui il nome, che può risultare strano, abbinato partiti nazionalisti, ma che pone l’accento sui veri obiettivi dell’alleanza: cooperazione, pace, libertà.

Una sorta di “UE alternativa”, per la nascita di una vera Europa dei popoli. E il simbolo, tratto dal mito greco di Europa e Zeus, ha proprio lo scopo di rafforzare il concetto: l’Europa che riscopre se stessa, partendo dalle origini (anche etimologiche), e in continuità con la Tradizione europea. L’Europa è stata il faro mondiale della civiltà fino ai tempi più recenti, quando si è trovata relegata in un angolo, sotto il profilo economico, militare e culturale, succube dell’imperialismo statunitense e dall’avanzata dei paesi in via di sviluppo.

Sei membri importanti del partito europeo hanno tenuto la conferenza, rappresentando ognuno un partito facente parte dell’APF. Oltre a Roberto Fiore, leader di Forza Nuova e presidente dell’APF, hanno parlato l’inglese Nick Griffin, vicepresidente; lo svedese Jacobsson, segretario generale; il tedesco Voigt, europarlamentare per l’NPD; Kotleba governatore della regione slovacca Banskà Bystrica e Lahdo, rappresentante degli espatriati siriani in Belgio. Scenari diversi e storie diverse, come è normale che sia. La differenza culturale tra i vari rappresentanti è evidente. Proprio questa è la forza dell’APF, rispetto all’UE: non cercare di amalgamare tra loro culture irriducibili a un unicum, ma rispettare la storia e le differenze di paesi molto diversi.

Il leitmotiv della conferenza era la lotta a immigrazione e terrorismo. Infatti, questi due eventi, tristemente collegati, rappresentano, secondo i relatori, una seria minaccia per i popoli europei. Questo vale sia sul fronte della sicurezza, in quanto è impossibile l’identificazione dei terroristi infiltrati, sia a livello identitario, in quanto vi sarà una vera e propria sostituzione etnica. Proprio in chi cerca l’attuazione del piano Kalergi si identifica il vero nemico, non certo nel migrante, che preso singolarmente è uno strumento di sfruttamento funzionale all’abbassamento dei salari degli europei, come sottolineato da Voigt. Griffin, invece, si è preocccupato, in particolare, per il tasso di natalità europeo, che si sta abbassando radicalmente. Il calo demografico è quindi il frutto di un sistema che convince a considerare i figli come un problema a livello economico, che spinge l’uomo moderno a non essere disposto a rinunciare a piccoli lussi e a crede di non potersi permettere di fare figli, anche in casi in cui ciò non appare strettamente vero.

L’intervento di Lahdo ha messo poi a conoscenza delle condizioni della Siria e dei siriani, vittime di una guerra che dura ormai da oltre 5 anni. A livello internazionale, è proprio questo il grande punto su cui l’APF spinge: la pace in Siria. Infatti, chi spera in una rinnovata Europa, non può più guardare soltanto in casa propria, ma deve adoperarsi concretamente per la pace globale.

L’intervento di Kotleba, invece, si è concentrato principalmente sulla situazione della Slovacchia. Infatti lì, come in molti altri stati dell’Europa dell’est, i cittadini si sentono vittime dei diktat dell’Ue, soprattutto perché sentono di non avere alcuna voce in capitolo rispetto al suo concreto andamento. Questi sentimenti antieuropeisti si stanno propagando a macchia d’olio e stanno portando a un’ascesa dei partiti nazionalisti; la conquista della maggioranza dei seggi nella regione Banskà Bystrica da parte del partito di Marian Kotleba, ne è la controprova.

L’intervento finale di Fiore ha ripreso quello di Jacobsson ed è consistito principalmente in un’esortazione verso i popoli europei. Il risveglio dei popoli è alle porte, tanti sono i segnali premonitori. Si  prendano come esempi il Brexit, l’elezione di Trump, l’ascesa del Front National della Le Pen e, appunto, la situazione che si sta profilando nell’est Europa. Al di là della simpatia o meno per personaggi come Trump, Farage o la Le Pen, è interessante assistere a questo fenomeno, che si sta palesando come il primo segnale di rottura tra popolo e l’attuale establishment. Proprio in una situazione politica imprevedibile come quella in cui ci troviamo a vivere, non sembra poi così utopico un futuro che vada nella direzione tracciata dall’APF.