Il terremoto del buonsenso nella socio-politica italiana

Il terremoto del buonsenso nella socio-politica italiana

In Italia vige un arte tutta liberale, democratica e progressista di zittire l’avversario politico, ridicolizzandolo o criminalizzandolo. Nelle orde di talk show che mamma Rai e papà Mediaset ci propinano fino al soffocamento mediatico, il conduttore medio dalla busta paga a quattro zeri tratterà con i guanti ed ammiccherà al portabandiera del politicamente corretto presente in studio e delegittimerà, con risolini o frasi inquisitorie ad effetto, l’alfiere cattivo del populismo inopportuno, mandato al macello dalla propria fazione politica; questa è la prassi, rare sono le eccezioni.

Quest’atto teatrale dell’informazione alla Giovanna Botteri, agonizzante dopo il prezioso successo elettorale di Trump negli Usa, è nient’altro che il riflesso angoscioso di una classe politica italiana quotidianamente dedita al tradimento morale di una consegna istituzionale chiara e profonda: servire i propri cittadini. L’esempio più lampante è stato indubbiamente il terremoto che ha colpito il Centro Italia in questi ultimi mesi.

In occasione della prima scossa del 24 agosto scorso, con epicentro tra la Valle del Tronto ed i Sibillini – l’area intorno all’ormai città fantasma di Amatrice, per intenderci – il Governo stanziò 50 milioni di euro per l’emergenza immediata ed il congelamento dei mutui, ripetendosi poi, in seguito alla seconda grave scossa del 26 ottobre che colpì la zona di confine umbro-marchigiana nell’area di Visso ed Ussita, andando ad elargire, sempre tramite il fondo per le emergenze, altri 40 milioni di euro, ed ugualmente ordinando la sospensione dei mutui. Nel mentre, il 17 ottobre, sempre il Governo Renzi emanò un Decreto che parlava di 4,5 miliardi spalmati su cinque anni per la ricostruzione edilizia di tutte le zone colpite dai due sismi. Un po’ pochini, ma non è questo il punto.

Il nocciolo della questione risiede nell’analisi del Contributo di autonoma sistemazione, ovvero nel provvedimento del Governo Renzi di ripartire, tramite l’Inps, duecento euro a persona, ma con un massimo di seicento euro a nucleo, indipendentemente dal fatto che quella famiglia sia composta da più di tre persone, e trecento euro, invece, per una persona facente nucleo sé stante.

Ora, è chiaro che il paragone con quello che è l’altro fenomeno principale di emergenza umanitaria che coinvolge il sistema Italia, ovvero la gestione dei profughi, è inevitabile. La stima del Ministro Padoan è che, solo per quest’anno, possano essere spesi per le operazioni di salvataggio, accoglienza e protezione dei profughi, nonché per l’educazione di quasi ventimila minori non accompagnati, 3,3 miliardi di euro, destinati a diventare addirittura 3,8 miliardi di euro nel 2017. Cifre, badate bene, calcolate al netto dei contributi Ue.

35 euro al giorno per ogni migrante e tutto il contorno, ordinario e straordinario. Volando bassi, la spesa che lo Stato Italiano, a fondo perduto, scarica mensilmente per ogni profugo è quindi di mille euro circa. Questo è il succo.

Non è populismo, non è qualunquismo, nemmeno demagogia o odio razziale. Potete urlarci in faccia quanto volete il fatto che l’Erasmus è bello e fare il lavapiatti in uno scantinato di Londra è contaminazione culturale; affannatevi fin quanto basta a mettere la Marcia delle Valchirie quando in video passano le immagini di Forza Nuova o altri mostruosi movimenti identitari dalle sembianze animalesche, ma che riportano la sensibilità verso la propria gente nei giusti binari; questi sono i fatti, che portano le chiacchiere a zero. Lo Stato Italiano spende procapite più per i clandestini, come romanticamente potremmo definirli, che per un cittadino in stato di emergenza. Il buonsenso avidamente divorato dalle fauci di un sistema mediatico radical-chiccoso da far arricciare le budella ad un alieno entrato in contatto col genere umano per la prima volta, è stravolto dal terremoto ideologico politico che dissesta la nostra classe dirigente, che dal dopo Tangentopoli non è altro che un comitato d’affari dai tentacoli mai così avvolgenti.

La dittatura del pensiero unico è granitica, ma Trump e Brexit insegnano che 2+2 può fare ancora 4. Prima i diritti degli italiani, poi i doveri verso gli altri.