Eliseo addio: la fine politica di Nicolas Sarkozy

Eliseo addio: la fine politica di Nicolas Sarkozy

Dopo aver dato pessima prova di sé sia in occasione del referendum inglese sulla Brexit, sia nelle elezioni americane, ancora una volta i sondaggi dei principali media internazionali hanno toppato clamorosamente nel prevedere l’esito di un’elezione. Contrariamente a tutti i pronostici, infatti, il “terzo incomodo” delle primarie del centro-destra francese (recentemente riunitosi dietro la sigla Les Républicains), l’ex-primo ministro, François Fillon, ha trionfato al primo turno con oltre il 44% dei consensi sul totale di circa 4 milioni di votanti (molti più del previsto). Un candidato che era accreditato al massimo con un 15% dei voti e un dignitoso terzo posto alla vigilia, ha invece sbaragliato tutti i suoi avversari incassando un successo che è andato oltre ogni più rosea previsione. Per incoronarlo candidato ufficiale del centro-destra alle Presidenziali francesi di aprile 2017, ci vorrà il ballottaggio contro il secondo classificato, il moderato Alain Juppè, che sembra però avere ben poche possibilità, vista l’enorme distanza percentuale dal vincitore.

Nell’attesa di conoscere più da vicino quello che, con tutta probabilità, sarà lo sfidante principale di Marine Le Pen per l’Eliseo (stante lo stato comatoso dei socialisti del presidente uscente Hollande), a far notizia è il tracollo del più noto dei candidati di queste primarie, l’ex-presidente Nicolas Sarkozy, arrivato solo terzo con appena il 20,6% ed escluso dal secondo turno, previsto tra due settimane. Questa sconfitta segna inopinatamente la fine politica di Sarkozy, che negli ultimi anni aveva tentato un clamoroso ritorno sulla scena dopo la batosta subita nel 2012 nello scontro con François Hollande, dove già finì per centrare il poco invidiabile obiettivo di essere il primo presidente nella storia della Quinta repubblica francese a non essere rieletto per un secondo mandato. L’effimero successo alle elezioni regionali dell’anno scorso, in cui il centro-destra aveva fatto man bassa di regioni, sfruttando la chiamata alle armi dell’intero arco politico per fermare l’ascesa del Front National (avanti in 6 su 13 regioni al primo turno), si è così dimostrato più l’effetto dell’ormai tradizionale “ammucchiata” che la politica francese organizza per ostacolare il partito di Marine Le Pen, che il frutto del ritorno sulla scena del contestatissimo presidente tra il 2007 e il 2012, come qualcuno aveva ipotizzato.

D’altronde, sia durante il suo mandato, che durante il governo socialista della coppia Hollande-Valls, Sarkozy ha inanellato ben pochi successi che facessero presagire un redivivo amore del popolo francese verso il candidato che, meno di 10 anni fa, aveva superato agevolmente Ségolene Royal, nonostante una martellante campagna mediatica internazionale in favore di quest’ultima. I fallimenti in politica interna, con una Francia schiacciata dalla crisi economica come e più di tanti altri paesi europei, con dati macroeconomici spesso e volentieri peggiori di quelli italiani, le promesse non mantenute sulla lotta all’immigrazione clandestina, l’impotente silenzio di fronte all’avanzata islamica nel paese, si sono sommati a una serie di scandali che hanno reso di quel candidato presidente duro, energico e dai temi così vicini (o così copiati) a quelli del Front National, una ridicola macchietta, alla pari di quel Silvio Berlusconi di cui Sarkozy amava ridere, anche pubblicamente, in compagnia di Angela Merkel.

Dalla conferenza stampa al G8, in cui apparve talmente sconvolto e a disagio che qualcuno suggerì che fosse semplicemente ubriaco, fino ai finanziamenti occulti percepiti dal raìs libico Gheddafi e al breve fermo di polizia del 2014, l’immagine pubblica di Sarkozy ne è progressivamente uscita ridimensionata e ridicolizzata, fino a renderlo inviso a una gran parte dell’elettorato di destra, che, un tempo, l’aveva sostenuto con grande passione.

Nonostante questo quadro desolante, tuttavia, nessuno potrà dimenticare facilmente Nicolas Sarkozy, né relegarlo a meteora della politica internazionale su cui fare una facile ironia. Sarkozy, infatti, ha riempito anche di altro le pagine dei futuri libri di storia, che – si auspica – lo ricorderanno come il criminale devastatore di un paese sovrano, la Libia di Gheddafi. Sarkozy è stato l’artefice principale di un disastro epocale, che ha reso di un paese ricco e ordinato uno Stato fallito, frammentato in centinaia di tribù e bande rivali che da anni si combattono in una guerra civile tuttora senza fine, nonostante un governo riconosciuto dall’ONU e la quasi completata espulsione dell’ISIS da Sirte. Un avventurismo sconsiderato, che non può muovere il riso di nessuno, specialmente in un’Italia che si vide attaccata nei suoi interessi strategici e depauperata dei suoi accordi petroliferi e migratori con il governo libico.

Si pensi quello che si vuole di Muammar Gheddafi; si facciano apologie del suo libro verde, della Jamahhiriya socialista e del suo panafricanismo anti-colonista, oppure si ricordino le sue barbarie nei confronti degli italiani residenti in Libia, di cui gettò le bare nel Mediterraneo, e l’irritante spocchia con cui riscriveva la storia coloniale italiana chiedendo risarcimenti e scuse improponibili rispetto a quanto l’Italia ha fatto per la Libia dall’inizio del Novecento in poi; tuttavia, quanto fatto da Francia e Gran Bretagna in tandem, falchi che si sporcarono le mani per conto del leading from behind obamiano, resta un crimine internazionale per il quale nessuno ha, finora, pagato il conto. 

Sarkozy ha potuto continuare a ridersela, e neppure la perdita dell’Eliseo è sembrata riuscire a strappargli dalla faccia quel sorrisetto sornione, a metà tra il narcisistico e l’idiota, con cui commentava gli accadimenti internazionali, dalla caduta del governo Berlusconi alla fine terribile del colonnello Gheddafi. Forse ora, lontano da quella politica che gli ha riservato più fallimenti che vittorie, l’auspicio è che possa finalmente trovare un momento per riflettere sul suo operato. La Francia, come tutta l’Europa occidentale, versa in una profondissima crisi di identità, assediata da un terrorismo jihadista che – ormai ci sono dozzine di prove – è arrivato in Europa anche attraverso l’immigrazione proveniente dalla Libia. Un’immigrazione che Sarkozy sosteneva di osteggiare, ma che, di fatto, ha contribuito a scatenare come e più del suo debole e totalmente inadeguato successore. Chissà se, riflettendo per bene su tutto questo, avrà ancora molto da ridere.