Cristianesimo e Giappone: un libro per capirne la storia

Cristianesimo e Giappone: un libro per capirne la storia

Quando si pensa al Giappone, usualmente non si pensa ad un Paese cristiano. E infatti non lo è, visto che solo l’1% della popolazione nipponica si professa cristiano, e questo 1% è a sua volta suddiviso fra cattolici, ortodossi e le varie denominazioni protestanti. Eppure, come è scritto, lo Spirito soffia dove vuole, e anche in Estremo Oriente il Vangelo riesce a farsi strada. Se in Cina, per esempio, l’oppressione comunista ha lungamente oppresso la Chiesa di Dio, recentemente sembrano intravedersi degli spiragli. In Giappone, invece, la questione è radicalmente diversa, ma anche nel Sol Levante il Cristianesimo ha la sua storia, anche se forse poco conosciuta.

Grazie ad un libro recentemente edito da Aracne, intitolato “Per Dio e l’Imperatore. I Cristiani del Grande Giappone Imperiale”, scritto da Federico Lorenzo Ramaioli, la storia del Cristianesimo nel Giappone moderno viene oggi portata alla luce. Il libro si concentra sulla storia della fede cristiana nel Giappone del Novecento, con particolare riguardo al Giappone autoritario, spesso chiamato militarista, o addirittura fascista, ma con una proiezione storica anche sui decenni precedenti e successivi.

In Giappone, il Cristianesimo è arrivato nel Cinquecento con San Francesco Saverio e, dopo aver incontrato un discreto successo, andò presto incontro alle persecuzioni dello Shogunato Tokugawa, che dal 1600 dominerà sul Giappone. I cosiddetti “cristiani nascosti” dovranno praticare la propria fede in segreto fino alla fine delle persecuzioni, ossia con la caduta dei Tokugawa, avvenuta solo nel 1868 ad opera dell’oligarchia alla guida della Restaurazione Meiji, che si lanciò così nella costruzione del Giappone moderno.

Scoprendo l’Occidente come fonte di modernizzazione e di ispirazione, pur senza perdere l’identità nazionale, la Restaurazione si aprì anche al Cristianesimo, permettendo ai missionari di tornare in Giappone e ad un clero locale di formarsi. Con il passare degli anni, pur non diventando una religione di massa, il Cristianesimo si diffuse nei più alti scranni della società, sino ad arrivare, nel 1918, alla nomina del cattolica Hara Takashi a Primo Ministro, cui succedette il protestante Takahaski Korekyo. Pochi sanno, infatti, che il Giappone ha avuto molti Primi Ministri di fede cristiana, come per esempio, oltre ai due citati, il celebre Yoshida Shigeru o Hatoyama Hichiro.

Pochi sanno, ancora, che anche il Ministro degli Esteri, Matsuoka Yosuke, autore del Patto Tripartito, era di fede protestante, o che molti dei tutori degli Imperatori erano cristiani. Esiste infatti un filo conduttore, come spiega l’autore del libro, che lega Cristianesimo, educazione e Corte imperiale. I cristiani rappresentarono delle eccellenze nel campo dell’educazione, formando tra gli altri anche la classe dirigente giapponese ed essendo spesso scelti per occuparsi dell’educazione della Famiglia Imperiale.

Non è nemmeno cosa nota, ancora, che anche oggi alcuni illustri esponenti della società giapponese sono cristiani, come l’attuale Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze Aso Taro, già Primo Ministro tra il 2008 e il 2009 ed eminente personalità del mondo conservatore, o come sua sorella Tomohito di Mikasa, Principessa della Casa Imperiale. Anche l’attuale Imperatrice, nata Shoda Michiko, proviene da una famiglia cattolica, e i casi sono ancora numerosi.  

Leggendo questo libro, è interessante notare varie cose. Per esempio, come il Cristianesimo, che oggi molti considerano segno di arretratezza culturale, venne visto dai colti e lungimiranti oligarchi di Meiji come una forza culturale in grado di condurre alla modernizzazione, alla consapevolezza, allo sviluppo, ed anche se non si convertirono in prima persona, aprirono le porte ai missionari, ai catechisti, agli insegnanti cristiani. Ancora oggi, il Giappone ha più Università cristiane dell’Italia. È interessante notare, ancora, come la fede cristiana, in questo particolare contesto politico e culturale, riuscì comunque a farsi strada, se non nelle masse, almeno nella classe dirigente, e i semi che ha gettato potrebbero farsi sentire in futuro. Non resta che aspettare.