Pauperismo sovversivo

Pauperismo sovversivo

Ascoltando papa Bergoglio parlare di povertà, si ha la netta impressione che egli ne consideri la sola dimensione materiale, quasi esaltandola quale condizione di vita moralmente superiore. L’idea che ci si fa, stando ai discorsi di Bergoglio, infatti, è che per essere dei buoni cristiani sia necessario vivere nell’indigenza, ossia nella privazione dei mezzi di sussistenza materiale necessari a rendere dignitosa la vita delle singole persone e delle famiglie.

Questa visione della povertà è propriamente cattolica, oppure si tratta di un prodotto del Bergoglio-pensiero?

La questione della povertà ha indubbiamente un’importanza di rilievo per il cattolicesimo. Esiste, infatti, nella Chiesa l’opzione preferenziale dei poveri, intesa come attenzione particolare nei confronti di chi si trova, più di altri, nel bisogno ed il Vangelo stesso è pregno di riferimenti ai poveri ed alla povertà.

Ma di quale povertà si tratta? Certamente non della sola povertà materiale, ma anche e soprattutto della povertà spirituale (“Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli” possiamo, infatti, leggere nel Vangelo di San Matteo – Mt. 5,3). Povertà spirituale che consiste nel distacco interiore dai beni materiali, ossia dalla brama di possederli; ed anche nel riconoscersi non autosufficienti e bisognosi dell’aiuto di Dio, ovvero della Sua Grazia, per conformarsi alla Sua volontà. La povertà a cui ogni cristiano è chiamato è quella interiore, ossia quella che scaturisce dalla volontà di avere un rapporto misurato e distaccato dai beni materiali e di subordinarsi a Dio in un atto di umiltà.

L’attenzione della Chiesa nei confronti di coloro che si trovano nell’indigenza materiale consiste nel mettere in atto quanto possibile al fine di migliorarne le condizioni di vita, cercando di rimuovere le cause che quell’indigenza l’hanno generata. La Chiesa non vuole lasciare le persone nella privazione dei beni materiali – ritenendo che questa sia la via alla santità – bensì opera affinché questa situazione venga, per quanto possibile, eliminata o almeno attenuata. Di questo l’opera svolta dalle missioni cattoliche – soprattutto laddove l’infezione modernista non ha potuto produrre i suoi devastanti effetti – ne costituisce la prova più evidente. L’evangelizzazione consiste, infatti, nell’elevazione spirituale delle persone, la quale produce l’effetto di un’elevazione anche materiale delle condizioni di vita, tanto dei singoli quanto delle comunità.

Il prodotto più evidente dell’opera di evangelizzazione – oltre alla diffusione della conoscenza della Verità Rivelata ed alla pratica della religione in accordo all’insegnamento della Chiesa – consiste proprio nella formazione di una civiltà cristiana, ovvero di un modo di vivere del consorzio umano associato conforme alla dignità della natura umana e secondo il piano di Dio.

La povertà materiale, intesa come privazione forzata dei beni necessari alla vita dignitosa delle persone, è un male che, come tutti i mali, scaturisce dal peccato originale. Il male consiste nella mancanza di bene, in questo caso nella mancanza di beni materiali, ossia di ciò che consente di soddisfare le esigenze legate alla dimensione corporale e materiale dell’uomo.

Certamente, l’attaccamento disordinato ai beni materiali è un peccato, ed è per questo che la Chiesa considera buona una certa povertà (1), concepita come distacco dai beni materiali, il possesso ed il godimento dei quali non deve costituire lo scopo assoluto dell’esistenza umana. Non a caso si è scritto, poco più sopra, “attaccamento disordinato”, ovvero volontà di possesso non ordinata a quello che è il vero fine della natura e della vita umana, ossia Dio e non i beni creati, i quali sono solo mezzi da usare rettamente per giungere al fine: un’esistenza dignitosa sul piano temporale e la vita eterna, nel godimento della visione beatifica, sul piano spirituale. Il bene materiale non deve diventare ostacolo al bene spirituale, il disordinato attaccamento alle cose create – tentazione presentissima nelle vicende della vita umana – è un male in quanto allontana la persona da Dio, suo fine.

La ricerca dell’equilibrio, della giusta misura, nell’uso dei beni materiali è uno degli esercizi più difficili per l’uomo nella condizione post peccatum, caratteristica della quale è proprio il disordinato desiderio (la triplice concupiscenza: superbia, avarizia, lussuria). Solo un’educazione improntata alla conoscenza del vero fine dell’uomo ed alla disciplina di vita che ne deve conseguire, può metterci ragionevolmente al riparo dalle funeste conseguenze dell’abbandono alle passioni disordinate.

Tornando alla concezione bergogliana della povertà – in particolare a ciò che attraverso i mezzi di comunicazione risulta essere il pensiero di papa Francesco (quello che giunge alla stragrande maggioranza degli uomini) – non può essere taciuta la sua imbarazzante vicinanza al marxismo in salsa sudamericana. A tale proposito, lo scorso venerdì 11 novembre, Repubblica.it ha pubblicato l’intervista frutto dell’ennesimo incontro fra il campione laicista Eugenio Scalfari e papa Bergoglio, nella quale, tra l’altro, si può leggere la risposta data da Francesco alla seguente domanda postagli da Scalfari: “(Santità) Lei mi disse qualche tempo fa che il precetto “Ama il prossimo tuo come te stesso” doveva cambiare, dati i tempi bui che stiamo attraversando, e diventare “più di te stesso” (2). Lei dunque vagheggia una società dominata dall’eguaglianza. Questo, come Lei sa, è il programma del socialismo marxiano e poi del comunismo. Lei pensa dunque una società del tipo marxiano?” “Più volte è stato detto e la mia risposta è sempre stata che, semmai, sono i comunisti che la pensano come i cristiani. Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere. Non i demagoghi, non i barabba, ma il popolo, i poveri, che abbiano fede nel Dio trascendente oppure no, sono loro che dobbiamo aiutare per ottenere l’eguaglianza e la libertà”.

Dunque, secondo Bergoglio, i comunisti la pensano come i cristiani. Ma, ci chiediamo, se cristiani e comunisti la pensano allo stesso modo, come mai la Chiesa ha condannato il comunismo e la sua dottrina? Forse è la concezione che Bergoglio ha del cristianesimo e del comunismo, che non corrisponde a quella del magistero tradizionale della Chiesa (3). Un problema di non poco conto.

Se Bergoglio la pensa come i marxisti, allora si comprende la sua visione dei poveri visti non tanto quali soggetti deboli e degni di particolare attenzione e protezione, bensì come categoria su cui far leva per attuare il processo dialettico volto a trasformare la società. Una dinamica tutt’altro che cristiana, che comprende anche l’immigrazionismo, di cui l’attuale pontefice è paladino. Una prospettiva in cui i cosiddetti migranti sono visti come elemento di contraddizione e di rottura, da utilizzare al fine di abbattere il vecchio assetto delle società europee e costruirne uno nuovo caratterizzato dal meticciato religioso (4), culturale e razziale.

A fronte di tutto ciò, come non pensare a quanto recentemente emerso dalla pubblicazione di parte della corrispondenza dei collaboratori di Hillary Clinton – la candidata dell’establishment mondialista, sconfitta alle elezioni presidenziali americane appena svolte – nella quale si parlava esplicitamente di promuovere una “primavera” della Chiesa cattolica – sul modello delle cosiddette “primavere arabe” che, in questi anni, hanno sconvolto il Nord Africa ed il Vicino Oriente – instillando in essa abbondanti dosi di progressismo sino al punto farla implodere (5)?    

 

Note

(1) Si tratta della povertà volontaria – la quale riguarda, in particolare, lo stato di vita religioso (la povertà, infatti, insieme alla castità ed all’obbedienza, costituisce uno dei tre voti della professione religiosa dei consacrati) – che consiste nella rinuncia al possesso di beni materiali finalizzata alla perfezione spirituale. Secondo S. Tommaso d’Aquino: “È lodevole quella povertà per cui l’uomo, liberato dalle cure terrene, si applica più liberamente alle cose divine e spirituali: in modo tuttavia da rimanergli la possibilità di procurarsi lecitamente quel poco che è indispensabile alla vita; e tal cosa non ha molte esigenze. Quanto minore poi è la cura richiesta da questo genere di vita povera, tanto più lodevole è la povertà. Infatti, la povertà non è buona in se stessa, ma in quanto libera da quelle cure, che impediscono all’uomo di applicarsi alle cose spirituali; onde la misura della sua bontà va calcolata secondo il modo con il quale l’uomo viene liberato da tali ostacoli. E questo è il lato comune a tutte le cose esteriori, perché sono buone nella misura che recano vantaggio alla virtù, non se si considerano in se stesse” (Battista Mondin Dizionario enciclopedico del pensiero di San Tommaso d’Aquino, voce Povertà).

(2) Stando a quanto riportato da Repubblica, dunque, secondo Bergoglio bisognerebbe correggere Dio ed ovviamente anche il magistero bimillenario della Chiesa, il quale ha sempre insegnato che il secondo dei due comandamenti della carità dice: “ama il prossimo tuo come te stesso”, ovvero desidera il bene per il tuo prossimo come lo desideri per te stesso (bene che coincide con il raggiungimento del fine per cui l’uomo è creato: conoscere, amare, servire Dio e, mediante questo, ottenere la vita eterna; vivere onorando la dignità della natura umana e conformemente all’ordine stabilito da Dio). Affermare che oggi bisognerebbe amare il prossimo più di se stessi è molto ambiguo e pericoloso, in quanto si rischia di mostrare come per se stessi sia meno importante vivere secondo la volontà di Dio – con tutto quello che ne consegue – di quanto non lo sia per il prossimo. È possibile, invece, che il senso dell’affermazione attribuita da Scalfari a papa Francesco sia un altro, e completamente riferito al bisogno materiale: fai più attenzione alle necessità del prossimo che alle tue, in quanto tu puoi rinunciare a qualcosa per amore del prossimo. Cosa certamente vera ma che non può essere presentata come se, in senso assoluto, il bene del prossimo fosse più importante di quello per se stessi.  

(3) Si veda, per esempio, l’enciclica di Papa Pio XI Divini Redemptoris (1937).

(4) Per meticciato religioso si intende quel relativismo religioso, perfettamente funzionale al mondialismo massonico, che pone tutte le religioni sullo stesso piano promuovendone, in nome del “dialogo e della pace”, una certa promiscuità.

(5) WikiLeaks ha reso noti alcuni messaggi tratti dall’account di posta elettronica di John Podesta, manager della campagna elettorale di Hillary Clinton, i quali mostrano come nel febbraio 2012, John Podesta e Sandy Newman, presidente di Voices for Progress, abbiamo discusso della necessità di “piantare i semi della rivoluzione” all’interno della Chiesa cattolica.