Dall’Olanda, eutanasia per tutti

Dall’Olanda, eutanasia per tutti

Apprendiamo da il Giornale online dello scorso 30 novembre che, in Olanda, un uomo di 41 anni – alcolista cronico, stanco dei continui e falliti tentativi di liberarsi da quella dipendenza – ha deciso di togliersi la vita, ricorrendo al suicidio assistito per mezzo dell’eutanasia.

Come ci informa il Giornale, “quello del 41enne olandese è l’ultimo episodio di eutanasia “slegata” da condizioni mediche terminali. In Olanda (…) ogni anno sono più di 5500 le persone che scelgono il suicidio assistito.

Proprio a tale riguardo, il quotidiano torinese La Stampa dello scorso 13 ottobre scriveva che, sempre in Olanda – dove l’eutanasia è autorizzata dal 2002 per i soli malati terminali (minori compresi) – si sta seriamente pensando di estendere la “dolce morte” a tutti. A tal proposito, una proposta di legge è stata presentata al Parlamento dal Ministro della Salute e dal Ministro della Giustizia.

Non che il “Paese dei tulipani” sia un’eccezione: gli Stati di Belgio (dove l’eutanasia è autorizzata su minori e neonati), Lussemburgo, Svezia, Germania, Spagna, Francia e Svizzera, per esempio, da tempo autorizzano la pratica eutanasica, seppur in forme diverse. Una proposta, dunque, quella olandese che si colloca perfettamente nel solco del processo di allontanamento dalla Verità, promosso dall’apparato di potere laicista che disgraziatamente e da troppo tempo governa i popoli europei.

Non abbiamo mai avuto dubbi: dietro le motivazioni camuffate da compassione, volte a legalizzare l’eutanasia, si è sempre nascosta la volontà di introdurre la legalizzazione del suicidio assistito, in vista di uno scontato approdo all’ “omicidio di Stato”, da estendere dall’aborto ai già nati, classificati come inutili soggetti la cui vita si ritiene non abbia più alcun senso.

La volontà di introdurre l’eutanasia nella legislazione degli Stati, si fonda su due punti in particolare: 1°) la pretesa di affermare l’assoluta autodeterminazione dell’individuo, il quale deve essere liberato da qualunque vincolo religioso e morale; 2°) l’obiettivo di giungere a disporre della vita umana sino al punto di deciderne la fine. Obiettivo al quale si conta di arrivare persuadendo le persone in una maniera che crediamo si possa così sintetizzare:

  • convincere della bontà del cammino di emancipazione individuale che porta a non dover dipendere da alcun vincolo, che non sia quello della propria volontà di assoluta autodeterminazione;
  • convincere che la vita non è degna d’essere vissuta senza il perfetto possesso delle facoltà psico-fisiche;
  • convincere che “single è bello” perché permette di realizzare se stessi senza intralci di sorta (salvo poi ritrovarsi vecchi, soli, malati e… disperati, ovvero pronti per il suicidio assistito o indotto. Cosa che, tra l’altro, garantisce un bel taglio ai costi di sanità e previdenza sociale).

Aborto ed eutanasia sono la negazione della sacralità della vita umana innocente e indifesa, l’offesa assoluta della dignità della natura umana, della quale si disconosce la trascendenza della sua origine e del suo destino.

Dietro i proclami ammantati di pietà e compassione umana – volta a porre termine alle atroci sofferenze che mortificherebbero la dignità dell’essere umano – vi è la realtà costituita dal pensiero laicista, spinto alle sue estreme e nichilistiche conseguenze, perfettamente funzionali al sistema di potere mondialista, che persegue l’indicibile obiettivo di trasformare i popoli in agglomerati di materiale umano di cui disporre a piacimento.

Ciò che giustifica “filosoficamente” l’aborto, l’eutanasia e tutte le pratiche promosse dalle lotte “libertarie” – che, di fatto, portano alla negazione della vita umana e della dignità della sua natura – è la volontà di affermare un nuovo paradigma, totalmente opposto alla visione cristiana e sacrale dell’esistenza umana.

Un nuovo modello efficacemente descritto dal Prof. Maurizio Mori, ordinario di bioetica dell’Università di Torino, il quale, commentando il “caso Englaro” (1), dichiarò che esso “apre una breccia che pone fine al potere (medico e religioso) sui corpi delle persone e soprattutto alla concezione sacrale della vita umana. Sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiali implica abbattere una concezione dell’umanità e cambiare l’idea di vita e di morte ricevuta dalla tradizione millenaria che affonda le radici nell’ippocratismo e anche prima nella visione dell’homo religiosus, per affermarne una nuova da costruire”.

Note

  1. Il caso di Eluana Englaro (Lecco 25-11-1970, Udine 09-02-2009) – la giovane donna che, a seguito di un incidente stradale, ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni, fino alla morte sopraggiunta a causa della decisione presa dal padre, Beppino Englaro, con il sostegno dello Stato (sentenza del Tribunale della Cassazione), di interromperne l’alimentazione – è stato al centro di pesantissime polemiche tra i fautori della pratica eutanasica ed i suoi oppositori; polemiche che, ancora una volta, hanno posto in maniera eclatante il tema del valore della vita umana.