Krypteia, Agoghé e società spartana

Krypteia, Agoghé e società spartana

Mantenere una struttura solida, in una società liquida come la nostra, è un modo per elevarsi e tenere ben saldi quei principi e quella morale che hanno fatto grande la nostra Europa.
Analizzare, studiare e approfondire, è un modo per tenersi immuni dal canto delle sirene. Ma non basta raccontare e leggere, bisogna incarnare e vivere.
Idea e azione camminano su due rette parallele, scorporarle è dissacrante, e lo studio della società Spartana e delle sue istituzioni è un buon inizio per questo nostro lungo viaggio.

L’Agoghé è uno dei pochi riti iniziatici di tipo primitivo che permane nella Grecia Classica. L’attendibilità delle fonti, oltre che da Senofonte e Licurgo, è certificata da molti dati sparsi in tutta la letteratura antica.

La società spartana era retta dagli anziani: essi decidevano e vegliavano sulla sorte dei membri della comunità, i quali, venendo selezionati sin dalla nascita, erano totalmente subordinati al volere del gruppo; il singolo non esisteva, la comunità era l’unica realtà percepita.

Il processo iniziatico aveva inizio al settimo anno di età, anno in cui il giovane veniva inserito nella sua classe di età, andando a creare un “gregge di coetanei”, un contenitore che lo avrebbe accompagnato per tutta la sua vita, lontano dal proprio nucleo familiare. Infatti, l’allontanamento dalla famiglia, e in particolare dalla madre, nelle società arcaiche era il primo passo verso la crescita.

Ma cosa accadeva in questo lasso di tempo? A cosa mirava e come era strutturata l’Agoghé?

Le fonti ci parlano di una vita all’insegna del combattimento e del sacrificio. Procedure particolari differenziavano anno per anno il processo iniziatico e le varie classi di età, ma la struttura e lo sviluppo del percorso aveva delle peculiarità: ricordiamo la rasatura dei capelli comune a tutti gli iniziati, l’unica veste in possesso dei giovani per tutto lo sviluppo dell’Agoghé, il dormire su rami di giunco all’aperto e il camminare senza calzari in tutte le stagioni.

Le singole Agelai erano agli ordini degli Eirenes, i quali guidavano lungo il percorso iniziatico i ragazzi punendoli e sostenendoli all’occorrenza.

Elemento egemone era il combattimento. Le Agelai erano chiamate al confronto fisico ogni qual volta si trovavano una di fronte all’altra, lo spirito guerriero era alla base della demagogia spartana e tutto ruotava intorno ad esso.

Una grande festa concludeva il ciclo iniziatico. Sparta e i villaggi intorno a essa sospendevano le ostilità e si riunivano per 9 giorni, nel mese della mietitura (festa di rinnovamento).
I karnaia, la grande festa, altro non erano che una rappresentazione dell’Agoghé, in cui combattimenti e canti si alternavano per 9 giorni.

Melodie arcaiche erano insegnate ai ragazzi sin da piccoli – il canto nella Grecia classica era una base strutturale – e a Sparta si cantava anche prima di ogni combattimento e prima di ogni rito. Infatti, anche l’aspetto rituale era presente, concentrato maggiormente nei culti di Artemis e di Apollo.

L’Agoghé era propedeutica per tutti, era il rito di passaggio che permetteva all’individuo di entrare a far parte della comunità, senza il quale non si sarebbe potuto prender parte ad essa.

Una volta terminato il ciclo iniziatico, bisognava sposarsi entro e non oltre i 30 anni, pena la fuoriuscita dal gruppo.

All’interno della società Spartana camminava, parallelamente all’Agoghé un’altra istituzione iniziatica, la Krypteia, che, a differenza della precedente, non era obbligatoria per tutti. Era anzi riservata ai migliori figli di Sparta, ossia a coloro che ambivano a guidare in futuro la società.

Le fonti più attendibili ci arrivano da Platone, il quale ci dice che era una prassi selettiva, riservata a pochi, della durata di un anno, periodo in cui l’iniziato veniva lasciato nel bosco disabitato, lontano dai piaceri e dalla comodità, lì dove risiedono gli spiriti e dove il contatto con il trascendente è più accentuato.
Bisognava sopravvivere nel bosco per un anno intero, cercando autonomamente il cibo necessario per sopravvivere, bisognava rubare e… uccidere. 
L’uccisione era alla base di questa istituzione, senza aver prima ucciso un uomo, non avresti potuto fare ritorno nell’abitato, nella comunità.
La morte iniziatica, la rinascita del nuovo uomo, iniziava in quel momento.

Abbiamo visto come tutta la società di Sparta girasse intorno al combattimento, al confronto diretto. Anche le donne, indirettamente, partecipavano a questo processo, partorendo figli sani e robusti. Un giorno una tale, presumibilmente una forestiera, disse a Gorgo, regina di Sparta: “Solo a Sparta le donne comandano gli uomini”, e Gorgo rispose: “Sì, ma solo le donne di Sparta generano uomini”. 

Ai figli di Sparta non era insegnata la filosofia, non era insegnata l’oratoria; i figli di Sparta amavano i miti e le leggende, gesta eroiche da raccontare attorno ad un fuoco. Questo era Sparta.

Queste poche righe sulla società e sulle istituzioni spartane servono a comprendere al meglio il valore di una vita sana e rigida, fatta di sacrifici, rinunce ed elevazione spirituale.

Un combattente politico, per non farsi incantare dalle sirene del nostro tempo, deve sapersi orientare mantenendo un cuore puro, riuscendo a dare il giusto valore al superfluo, privilegiando l’azione al chiacchiericcio sterile che divampa nel nostro mondo.