Le Pen e Collard: due deputati contro l’aborto in Francia

Le Pen e Collard: due deputati contro l’aborto in Francia

In Francia è riaperta la questione dell’aborto. Riaperta in maniera più negativa che mai.

I nostri media, tutti presi dal post referendum, non coprono ovviamente la questione, che pure è degna di nota. Degna di nota perché l’ultima proposta di legge a targa socialista ha, a dir poco, dell’orwelliano e del liberticida (oltre che dell’infanticida).

La ministra francese per la Famiglia e l’Infanzia, Laurance Rossignol, a fine novembre ha presentato un testo di legge volto a estendere il reato di “ostacolo all’aborto” (varato ai tempi del socialista Mitterrand), ai siti internet.

La legge di allora prevedeva la criminalizzazione di quegli atteggiamenti che potessero esprimere una contestazione all’aborto tale da costituire un ostacolo, anche solo potenziale, allo stesso. Si trattava sostanzialmente di una legge bavaglio, volta a impedire le veglie di preghiera svolte davanti alle cliniche abortiste, o altre simili espressioni di dissenso.

Coerentemente con lo spirito di quella legge, la ministra ne vorrebbe ora estendere l’efficacia al web. Nel mirino del governo, una lista di siti rei di svolgere “propaganda” antiabortista.

Tre sono i siti maggiormente sotto tiro: IVG.net (dove “IVG” sta per interruption volontaire de grossesse, l’acronimo francese per dire “aborto”), sosgrossesse.org e sosbebe.org.

Il primo della lista sarebbe colpevole di avere un nome troppo simile al sito IVG.fr, che, avendo contenuti vagliati dal governo, parrebbe, secondo l’ottica ministeriale, l’unico autorizzato a fornire una corretta informazione. Madame Rossignol non nega neanche, anzi se ne fa un vanto, di essersi già attivata con i vertici di Google affinché alla ricerca del termine “IVG” sia il sito governativo ad avere il primo posto.

Francamente, a fare una cronaca di ciò che accade in Francia su questi temi, sembra di stilare una recensione di 1984 di George Orwell.

Poco importa infatti che la legge francese sia una delle più fortemente abortiste del mondo. Poco importa che la legge Veil, del 1975, sia in vigore da quarant’anni e, da allora, sia stata solo costantemente rafforzata. Poco importa che tutti costi medici di un aborto siano a carico dello Stato, comprese ecografia e costi indiretti, in una maniera tale che, di fatto oltre che di diritto, lo Stato francese sovvenzioni la scelta di abortire un figlio rispetto alla scelta di portare a compimento una gravidanza (visto che, in questa seconda scelta, il rimborso delle spese è pari solo al 70%).

Poco importa far notare che i siti sopra riportati, più che far “propaganda”, riportino pareri medici circa la pericolosità, fisica e psichica, per la donna dell’aborto. Poco importa che su questi siti non sia raccolto altro se non testimonianze di donne che, liberamente, hanno deciso di abortire e che poi, altrettanto liberamente, si sono dette pentite di tale scelta. 

Poco importa che tali siti contengano link di associazioni (o addirittura link di siti pubblici!) che offrono aiuti e agevolazioni finanziarie disponibili per ragazze madri, giovani famiglie, etc…

La sinistra francese si mostra pur sempre degna figlia di Saint-Just e del suo eterno motto: “Pas de liberté pour les ennemis de la liberté”. 

In questo caso, la libertà in questione sarebbe la scelta di abortire. Nemica della libertà sarebbe, in questo caso, non solo, figuriamoci, quel pazzo oscurantista che si preoccupasse di garantire i diritti del non nato, ma addirittura la donna dubbiosa circa la scelta di abortire o meno. Essa, infatti, a ben vedere, qualora tentennasse su tale grave decisione, dovrebbe evitare di cercare soluzioni alternative, non dovrebbe preoccuparsi della propria futura salute fisica e mentale, non dovrebbe cercare aiuti o supporti di sorta.

Secondo l’illuminato governo montagnardo-socialista, essa dovrebbe, per essere libera, col paraocchi impostole dal ministero, cercare informazioni su un solo canale, IVG.fr, e poi, ovviamente, sfruttando le sovvenzioni statali in tal senso, abortire.

Rossignol glissa sul fatto che, avendo il potere di stabilire quale sito dica la verità e quale no, il suo ministero si stia trasformando in un vero e proprio ministero della verità e della moralità pubblica, con un pieno potere di polizia digitale nelle proprie mani.

La  ministra glissa altresì sul fatto che qualcuno possa ritenere incompleta o comunque inadatta l’informativa presente su IVG.fr, nella quale un medico ha avuto il buon gusto di paragonare un aborto all’estrazione di un dente malsano, attestando che l’aborto: “è come il dolore fisico, ci sono delle donne che la vivono, si direbbe, piuttosto bene, e poi ci sono delle donne che la vivono piuttosto male: quindi sono tristi e piangono”.

Insomma, vi dice il governo, se pensate di abortire di che vi preoccupate? Stiamo parlando di poco più di una frattura ossea o di un disturbo intestinale.

Se questo è lo scenario a sinistra, va davvero poco meglio a destra. Contro il progetto di legge si è mobilitato solo un pugno di deputati, 14, di cui i due eletti del Front National, Marion Le Pen e Gilbert Collard.

Un altro di questi pochi, Jean Frederic Poisson, notando che quando si discuteva i provvedimenti speciali antiterrorismo era stato bocciato un suo emendamento volto a chiudere i siti filo-jihadisti, ha amaramente commentato: “Si può ben vedere la gerarchia di priorità del governo socialista”.

Deplorevole poi la querelle sul tema tra Francois Fillon e Alain Juppé all’interno del contesto delle primarie del centro-destra.

Il centrista Juppé, in chiaro affanno elettorale, aveva pensato bene di attaccare Fillon sul tema dell’aborto, sottintendendo che tale tema sia intoccabile e lasciando intendere che una sua vittoria avrebbe potuto incrinare l’accesso a tale “diritto fondamentale”.

Fillon, da parte sua, molto miserevolmente, ha dichiarato che, sebbene in passato abbia dichiarato di essere “filosoficamente contrario all’aborto”, questo non significa, da parte sua, voler anteporre la sua coscienza personale di “cattolico” al “bene generale”. “Bene generale” che, attualmente, “non prevede di riaprire questo dibattito”.

Insomma, a sinistra si milita e a destra ci si oppone “filosoficamente” (leggi, non ci si oppone); a sinistra la libertà di coscienza, o qualunque altra libertà, è sempre un “diritto fondamentale”, a destra la coscienza è sacrificata al “bene generale” (leggi, quanto il pensiero unico dice essere pensiero generale).

Marion Le Pen non ha mancato l’occasione per attaccare a fondo questo doppio volto fillonista, denunciando una vera e propria truffa elettorale, volta a imbrogliare gli elettori: “all’arrivo, la rivoluzione conservatrice s’è trasformata in concessione conformista” ha dichiarato la deputata FN circa la candidatura di Fillon.

Marion, inoltre, bisogna riconoscere che si sta battendo in questo momento con grande coraggio su questo tema, essendo stata pesantemente criticata dal braccio destro della zia Marine, Florian Philippot, a cui ha prontamente risposto ricordandogli di averlo largamente sorpassato in termini di preferenze al congresso FN del 2014.

Quello che sembra profilarsi in questo momento è sempre più uno scontro aperto tra le due personalità di spicco del Front National, Marion e Philippot, le due anime, quella “identitaria” e quella “sociale” del movimento.

Marine, ancora una volta, ha difeso a spada tratta il suo vicepresidente e dopo aver epurato il padre dal movimento per suo consiglio, non è detto che non prenda provvedimenti anche contro la nipote.

Marion Le Pen è una delle poche voci libere e coraggiose presenti sulla scena. La sua giovinezza e freschezza sono senza dubbio segni di speranza e di rinascita.