Tu scendi dalle stelle. Ancora oggi.

Tu scendi dalle stelle. Ancora oggi.

Che Natale sarebbe senza Tu scendi dalle stelle? Sì, perché, per noi cristiani, il Re del cielo è sceso effettivamente dalle stelle per nascere in una grotta, al freddo e al gelo. E, per noi cristiani, effettivamente al Re del cielo costò molto l’“avermi amato”, come recita la meravigliosa canzone. E allora, se per Natale possiamo fare a meno dell’appestante consumismo che riduce anche la nascita di Cristo a mercato e commercio, se possiamo fare anche a meno dei film natalizi e di Babbo Natale, non possiamo fare a meno di qualche verso in rima che ci ricordi perché si fa festa a Natale. Di questi tempi, infatti, capita spesso di scordarselo, e allora lasciateci almeno qualche poesia a ricordarcelo. Specie poi se si tratta di un canto così bello, se la Bellezza è pur sempre una via di accesso al divino.

Spiace quindi osservare come in due scuole di Rimini e provincia, il Tu scendi dalle stelle che avrebbe dovuto essere cantato nelle recite natalizie dai bambini sia stato censurato. Troppo bello, forse, troppo buono, in fondo troppo cristiano, e quindi meglio eliminarlo, casomai ci si scordasse che il mondo è laico, aperto, multiculturale, e ora giacobino assolutista tanto da proibire ai bambini di cantare “Dolce amore del mio core, dove amore ti trasportò?”. È troppo, perché potrebbe offendere qualche non cristiano. Per cui, queste due scuole hanno pensato di rimpiazzarlo con dei canti africani.

Ci rendiamo conto del fatto che parole come “Tu dormi, Ninno mio, ma intanto il core / non dorme, no ma veglia a tutte l’ore” possano essere gravemente offensive, ma ci chiediamo perché il nascondere a Natale un canto sul natale di Gesù sia una misura che possa contribuire a favorire l’integrazione, mentre imporre un canto africano a dei bambini italiani, in Italia, totalmente fuori contesto storico-sociale, sia una misura di apertura. Se si vuole abolire il Natale – non sia mai che il Natale possa offendere qualcuno – si dovrebbero abolire del tutto recite e regali, manifesti e luminarie, vacanze e discorsi. Almeno così la gente lo saprebbe. E non, invece, farlo nel modo più subdolo e vigliacco, nei confronti dei bambini, svuotandolo di significato e trasformandolo in una melassa ideologica e propagandistica, consumistica e capitalista, che si vorrebbe istillare a forza nelle menti dei ragazzi. Così, invece, nuovi vigliacchi e ipocriti dei giorni nostri, nuovi mercanti del tempio e farisei, per non correre il rischio di offendere qualche non cristiano, hanno offeso tutti i cristiani, censurando uno dei canti più belli di Natale, proprio a Natale.

Eppure forse i ragazzi si chiederanno perché quel 25 Dicembre si festeggia, e se ormai manca il coraggio di affermare, in modo tanto semplice quanto deciso, che il 25 Dicembre si festeggia la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, cosa gli risponderemo? Spiace dirlo, ma il 25 Dicembre non si festeggia l’Africa, e non si festeggia l’integrazione dei popoli: potranno esserci altri 364 giorni all’anno per festeggiarli, ma il 25 Dicembre, è il Natale. E il Natale, salvo sconvolgimento di calendario liturgico, è il natale di Cristo.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, quando secoli fa scrisse le belle parole della sua canzone, non avrebbe mai potuto immaginare che, un giorno qualcuno avrebbe potuto accusare quel “Bambino mio divino” di essere addirittura offensivo. Eppure è così, ed al suo posto sembra invece auspicabile imporre canti africani a bambini italiani, un po’ come abbiamo proibito i presepi e abbiamo aperto centri commerciali, abbiamo chiuso le chiese per far spazio a più moschee. È questa l’integrazione?

E, sempre per noi cristiani, non bastava che il Re del cielo fosse sceso dalle stelle per nascere in una grotta al freddo al gelo, ma c’era anche bisogno che lo si scacciasse dalle scuole, dagli uffici pubblici, da un’Europa agonizzante e in declino. Ma lasciateci, almeno a Natale, un canto bello, un canto semplice, lasciateci Tu scendi dalle stelle. Se durante tutto il resto dell’anno il mondo incontrerà mille problemi e mille difficoltà di fronte ad una realtà sempre più complessa, lasciate che, almeno a Natale, i bambini ricordino che queste difficoltà le ha avute anche Dio, che anche Dio è stato bambino, come loro, e che se è così allora si può sperare. Che si ricordino, tramite le strofe di questa canzone, che esiste anche l’amore, e che nessuno dovrebbe avare il diritto di dirgli che, per il fatto stesso di esistere e di credere in Dio, offendono qualcuno.