Il nuovo governo Renzi-bis firmato Paolo Gentiloni

Il nuovo governo Renzi-bis firmato Paolo Gentiloni

Dopo la nomina di Gentiloni, il nostro pensiero va agli oltre 19 milioni di elettori che, non più tardi di due settimane fa, avevano bocciato con un verdetto “plebiscitario” la riforma costituzionale proposta da Renzi, Boschi & Co.

È vero, Matteo Renzi ha rassegnato le sue dimissioni con un siparietto struggente, degno del miglior Libro Cuore. Non sono mancati nemmeno lunghi e soporiferi post nei social con cui l’ormai ex premier descriveva la sua scelta, presentandola come emblema di coerenza e serietà. Ma delle promesse fatte nel periodo pre-referendario, durante il quale il Leopoldiano aveva rassicurato gli italiani che, in caso di vittoria del No, avrebbe abbandonato la scena politica, non rimane che un flebile, remoto ricordo.

La realtà dei fatti, ad oggi, ci descrive uno scenario inquietante: quello che si sta profilando dalle parti di palazzo Chigi, è senza ombra di dubbio un governo Renzi-Bis. O, forse, un’espressione ancor più subdola, ingannatrice ed ambigua.

Niente di complottistico. Ci limiteremo ad illustrare, in ordine sparso, alcuni fatti a suffragio di tale tesi. Ebbene, ciò che è stato presentato in pompa magna come gesto di responsabilità da parte di Renzi dopo la sconfitta referendaria, appare, in realtà, come un artificioso passo indietro utile a trasferire la patata bollente nelle mani di quel semisconosciuto ministro che risponde al nome di Paolo Gentiloni. Una tattica magistrale, che consentirebbe allo scaltro Renzi di ritornare in grande stile, tra qualche mese, magari ergendosi, nuovamente, ad emblema di cambiamento. Semplicemente geniale!

Certamente, qualcuno ci accuserà di dietrologia spicciola. Tuttavia, ancora una volta, basterà illustrare qualche dato circa la reale situazione economica, politica e sociale del nostro paese per comprendere quanta astuzia vi sia dietro la mossa di Matteo Renzi. Sì, signori, perché l’eredità lasciata dall’ex-capo del governo è fatta di macerie, è funestata da continue emergenze sociali ed economiche, è scandita da un’inconsistenza politica, condita da inettitudine e malaffare, degna dei migliori anni democristiani. Citando il grande Al Pacino, nel suo celebre film Ogni maledetta domenica, “siamo all’inferno signori miei”. E come potrebbe essere altrimenti? Le macerie – e non solo in senso figurato, vista l’emergenza terremoto in corso nel centro Italia – sono sotto gli occhi di tutti: viviamo in un paese che tragicamente non cresce, con un tasso di disoccupazione prossimo al 12%. Renzi ci lascia con una legge elettorale inutilizzabile che, con tutta probabilità, verrà invalidata dal giudizio di merito della Consulta. Nella catastrofe Monte Paschi, si è scelta la via dell’immobilismo, puntando a rimandare l’argomento al post-referendum.

Ed è per questo che la scelta di Gentiloni appare “impeccabile”. Un uomo politico che in molti hanno ribattezzato “ammazza share”, vista la sua limitata, per non dire scarsa, vena carismatica. Qualcuno, negli italici salotti televisivi, spera già che il suo esecutivo, peraltro nato da pochissime ore, cada presto! E, forse, nella nomina di Gentiloni, ha pesato anche questo aspetto. Non dimentichiamo che alle primarie per il comune di Roma è riuscito nella “titanica” impresa di classificarsi terzo su tre candidati – addirittura dietro Sassoli! Un personaggio politico senza arte né parte, quindi, che non avrebbe potuto insediarsi a palazzo Chigi con il favore del popolo e che certamente non avrà l’abilità né, tantomeno, il tempo di eclissare il rottamatore fiorentino. Ecco, a tal proposito, vogliamo ricordarvi, qualora ce ne fosse bisogno, un “piccolissimo” dettaglio: siamo dinanzi al quarto governo, in cinque anni, che ci viene imposto dall’alto. Un governo che rimane sostanzialmente uguale a quello di Renzi, composto dagli stessi interpreti politici, qualcuno dei quali promosso a posizione più gratificante, come nel caso di Alfano e Boschi. E sulla Boschi andrebbe aperto un capitolo a parte, visto che gli italiani non dovranno più sopportarla nelle vesti di ministro, bensì come sottosegretaria alla presidenza del consiglio, nonostante sia la maggiore responsabile del fallimento della riforma costituzionale e avesse giurato di ritirarsi a vita privata e abbandonare la politica – anche lei! –  in caso di vittoria del no. 

In tutta questa storia, il mandato a Gentiloni appare quanto mai chiaro: come già accaduto con Letta, si è scelto di delegare al nuovo inquilino di Palazzo Chigi l’ardua gestione del “lavoro sporco”. Dalla ristrutturazione finanziaria di Mps alla creazione di una nuova legge elettorale, passando per le innumerevoli emergenze sociali. Giusto il tempo necessario per rinvigorire e riabilitare la figura politica di Renzi.

Insomma, tutto cambia affinché nulla cambi davvero. Quindi, caro popolo del no, dimenticatevi – anzi, dimentichiamoci – le elezioni, almeno fino a maggio. O magari ottobre, altrimenti addio vitalizi.