Bufale, un’arma a doppio taglio

Bufale, un’arma a doppio taglio

Ci siamo cascati tutti, almeno una volta; tutti abbiamo almeno una volta condiviso e commentato sui social una notizia senza verificarne la veridicità; e tutti, almeno una volta, ci siamo indignati per una notizia non vera, data per buona per via del crescente clima di tensione che affligge la nostra società.

Arriva però il momento in cui una notizia, per quanto possa sembrare verosimile, risulta essere, al contrario, completamente falsa. Ne vediamo spesso circolare sulla rete, con oggetto le presunte dichiarazioni di politici come la Boldrini, la Kyenge, Alfano ed altri personaggi (il più delle volte di sinistra, ma a volte anche di destra), frasi che non risultano essere state mai pronunciate. Ovviamente, è sufficiente leggere i profili social dei suddetti personaggi per scoprire che vi sono parecchie dichiarazioni (autentiche) discutibili, se non addirittura fuori dal mondo. Tuttavia, è difficile credere che un presidente della Camera dei Deputati si suicidi politicamente affermando, ad esempio, che “Entro 5 anni tutte le donne italiane dovranno mettere il velo per rispetto ai migranti”.

Con ciò non si vuole assolutamente sminuire le gravissime colpe della politica nazionale riguardo temi caldi come immigrazione, famiglia e finanza; al contrario, si vuole mostrare come la proliferazione di bufale non combatta, ma anzi aiuti questa politica corrotta, che tanto si vuole fermare. In che modo? Lo si spiega citando un episodio avvenuto poche settimane prima la scrittura di questo articolo e che ha visto coinvolta proprio la presidente della Camera, Laura Boldrini.

Quest’ultima, tra i soggetti più gettonati delle bufale, ha giocato la carta del vittimismo (complici anche i numerosi insulti rivolti alla sua persona, da cui è bene discostarsi, in quanto la politica si fa con determinazione e signorilità), riacquisendo quei consensi che la sua politica antinazionale e antisociale le stava facendo progressivamente perdere. E la sacrosanta battaglia a favore del popolo e della famiglia ne ha risentito, poiché agli occhi dell’opinione pubblica essa è perpetuata da gente ignorante e violenta.

E’ opportuno rammentare, inoltre, che i siti che fanno disinformazione lucrano sulle visualizzazioni, mediante la pubblicità; si prende un tema molto sentito al momento, si rincara la dose sfruttando l’ondata di malcontento che la notizia, falsa, va a generare, si aumentano i clic e quindi le entrate.

Come fare, allora, per non cadere nella trappola, cercando di apparire al mondo come persone serie, che portano avanti battaglie non viscerali, ma razionali? Di seguito, qualche consiglio su come verificare una notizia prima di condividerla. Si tenga presente, ovviamente, che non è un metodo infallibile al 100%:

  • Quando si incontra una notizia che può essere “strumentalizzata” (ci venga perdonato il termine, ma rende meglio l’idea), è bene accertarsi sempre della fonte; se il nome del sito non è un quotidiano conosciuto, o se riporta il suffisso .altervista o .blogspot è molto probabile che si tratti di una bufala; se vogliamo ulteriori conferme, si può utilizzare un motore di ricerca per tentare di trovare la stessa notizia su testate più attendibili.
  • Condividere sempre le notizie da giornali “ufficiali”. Anche se i siti bufala riportano ogni tanto una notizia vera, hanno la nomea di diffusori di menzogne, quindi anche la notizia vera può non essere presa sul serio.
  • Considerare che, talvolta, anche le testate ufficiali diffondono, volontariamente o meno, notizie false o palesemente gonfiate (i media sono comunque controllati e anch’essi devono vendere).
  • Se condividiamo una notizia e ci viene detto e dimostrato che è falsa, è bene rimuoverla subito, senza utilizzare frasi come “Però è verosimile”, oppure “Secondo me è vera”. Né l’utente né la sua causa fanno una bella figura agli occhi del mondo.
  • Ricordarsi che la militanza si fa in strada, ma la rete rimane un biglietto da visita. Usare i social network in modo inappropriato può pregiudicare la credibilità futura.
  • Possiamo contestare le dichiarazioni dei politici direttamente sulle loro pagine social. In questo modo avremo la certezza che tali dichiarazioni siano vere.
  • Qualora una notizia risulti troppo inverosimile ma lasci dei dubbi, si può consultare direttamente questa rivista o Radio FN; è infatti difficile credere che una proposta di legge o una dichiarazione (reale) che danneggi la nostra cultura passi inosservata a questi due organi.

Dimostrarsi persone serie, anche sulla rete, è un grande passo avanti verso la realizzazione dell’obiettivo.