La Federal Reserve ha assassinato Kennedy?

La Federal Reserve ha assassinato Kennedy?

Nel 1910 a Jekyll Island , 7 emissari degli imperi bancari Morgan, Rockfeller e Rothschild, le famiglie di banksters ai quali si deve la nascita del sistema bancario moderno, si riunirono segretamente per approntare una bozza per il disegno di legge (il Federal Reserve Act), che avrebbe istituito la banca centrale americana. L’aspetto scandaloso di questo progetto è che questa sarebbe stata controllata dalle grandi banche commerciali private e non dal governo.

Anche se, di fatto, il denaro sarebbe stato stampato da un’agenzia governativa, la moneta sarebbe stata emessa come un’obbligazione, un debito del governo e dei cittadini, appunto.
La vera trama occulta di questo progetto consisteva nell’ottenere il riconoscimento formale di questo debito nei confronti della Federal Reserve, con il conseguente pagamento degli interessi.
Ma erano le banche private le vere azioniste della FED, ed erano loro a stampare moneta, non lo Stato. Il Presidente e il Congresso, avrebbero avuto una qualche influenza nello scegliere i membri del consiglio della banca centrale, ma di fatto questa avrebbe agito in sostanziale autonomia.
Un potere immenso, completamente nelle mani dei banchieri.

La legge passò il 22 dicembre 1913 (periodo perfetto per manovre criminali…), il Presidente Woodrow Wilson, democratico, fortemente voluto, sponsorizzato e finanziato dai banchieri di casa Morgan, la promulgò, firmandola il giorno seguente.
Il Federal Reserve Act, fu senza dubbio, il più clamoroso colpo mai messo a segno dai grandi banchieri internazionali.

50 anni dopo, esattamente il 4 giugno 1963, il Presidente John Fitzgerald Kennedy tentò di combattere questo mostro,  firmando l’Ordine Esecutivo 11110, un decreto presidenziale che, di fatto, toglieva alla Federal Reserve Bank  il potere di stampare denaro, restituendolo al Dipartimento del Tesoro, come sancito nella Costituzione americana.
Gli Stati Uniti si riprendevano il diritto di stampare moneta, collegando l’emissione di banconote alle riserve d’argento della Tesoreria, senza la necessità di chiedere prestiti ad interessi alla Federal Reserve: biglietti a corso legale sgravati dal debito all’atto di emissione.
L’unica differenza visibile sulle nuove banconote rispetto alle precedenti era la dicitura riportata su di esse: quelle successive all’ordine esecutivo di Kennedy riportavano “Biglietto degli Stati Uniti” (United States Note), le altre “Biglietto della Federal Reserve” (Federal Reserve Note).

Il 22 Novembre dello stesso anno, Kennedy venne ucciso a Dallas. Dopo l’assassinio, il suo successore, Lyndon B. Johnson, fermò immediatamente la stampa delle banconote, affidando nuovamente alla FED il compito della loro emissione.

Kennedy sapeva che le “Banconote degli Stati Uniti”, prodotte in base alle riserve argentee, si sarebbero ampiamente diffuse e avrebbero eliminato la richiesta delle “Banconote della Federal Reserve”. È una questione economica molto semplice. Infatti, come prima accennato, le Banconote degli Stati Uniti sarebbero state emesse sulla base del valore delle riserve argentee, mentre le Banconote della Federal Reserve non avevano, e non hanno tutt’ora, alcun corrispettivo di valore intrinseco. L’Ordine Esecutivo 11110 avrebbe evitato al debito nazionale di raggiungere il livello attuale (virtualmente, quasi tutti i 19000 miliardi del debito federale si sono prodotti dal 1963 in poi), se Lyndon Johnson o ogni Presidente successivo lo avessero applicato. Il Governo degli Stati Uniti avrebbe avuto il potere di cancellare il debito senza passare per la mediazione della Federal Reserve Bank e senza l’aggravio di interessi per creare nuova moneta. Solo cinque mesi dopo l’assassinio di Kennedy, la serie dei “Certificati Argentei” non fu più emessa, e successivamente furono rimossi dalla circolazione.

Possiamo ipotizzare che il Presidente Kennedy abbia così sfidato i poteri esistenti dietro gli Stati Uniti e la finanza mondiale. Con vero coraggio patriottico, egli affrontò due dei nodi più importanti che avevano generato il debito americano: la guerra in Vietnam e la creazione della moneta attraverso una banca centrale gestita da privati. I suoi sforzi per porre fine all’intervento americano in Vietnam entro il 1965 e l’Ordine Esecutivo 11110 avrebbero distrutto i profitti e il controllo della Fed.

Non fosse stato assassinato, infatti, è alquanto probabile che la FED sarebbe  fallita e l’America sarebbe tornata l’unica vera detentrice del proprio debito.

È difficile anche solo immaginarlo, ma l’intero sistema economico mondiale si basa su soldi che non esistono, che le banche non possiedono se non virtualmente. Infatti, grazie alla riserva frazionaria, esse possono prestare il 90% di quello che hanno sui conti, tenendone come riserva solo una piccolissima parte.
Così, 100 dollari iniziali in deposito possono essere prestati nuovamente, con dei semplici clic, più e più volte, fino ad arrivare a 1000, cioè una somma decuplicata rispetto a quella originaria.
Una vera e propria truffa legalizzata.

Il Presidente aveva compreso l’estrema fragilità di questo meccanismo infernale e che l’intera economia mondiale era a rischio.  Aveva anticipato e predetto la crisi che ci sta affliggendo dal 2008 ed era consapevole che lo strapotere delle Banche Private avrebbe portato al collasso il sistema e decise di combatterlo.

Fosse riuscito nella sua impresa, gli uomini più potenti del mondo non avrebbero più detenuto lo scettro del potere.  Ma pagò con la vita quest’affronto alla élite. L’omicidio di JFK era un messaggio per tutti i futuri presidenti di non interferire nel controllo della creazione del denaro. Il dollaro d’argento coniato con la sua effige è appunto un macabro avvertimento.

Le opinioni dell’autore possono non coincidere con quelle della testata.