Il Tesoro del Fascismo

Il Tesoro del Fascismo

Vi siete mai domandati che fine abbiano fatto i “tesori” del Fascismo? No, non non mi riferisco alla borsa piena di documenti che Mussolini portava con sé quando fu ucciso, poi misteriosamente sparita. E non mi riferisco nemmeno ai molti documenti prodotti nei 600 giorni di Salò, perché di questi si è persa ogni speranza di ritrovamento. Sto parlando di tesori veri e propri: banconote, oro, argento, medaglie, opere d’arte, onorificenze, e chi più ne ha più ne metta.

Ve lo dico io dove si trovano: in via dei Mille, a Roma. Esattamente, in un caveau della Banca d’Italia, a Roma, è “imprigionato” un inestimabile tesoro, sequestrato al Fascismo dopo la sconfitta. Nella cassaforte della Banca d’Italia, si trovano 419 plichi sigillati e oltre 2000 bisacce di proprietà del popolo italiano, sequestrate dai vincitori ai vinti.

Che cosa c’è di preciso? Nessuno lo sa. Un inventario completo dei beni sequestrati non è mai stato fatto. Ci provarono nel giugno del 2005, ma, per ignoti motivi, l’inventario fu sospeso nel luglio del 2006 e su 419 depositi solamente 59 vennero esplorati. Tra le bisacce catalogate, possiamo trovare i più vari oggetti, che vanno da una “Olivetti studio 42”, sequestrata a un gerarca fascista, al Collare dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onorificenza sabauda che fu conferita al Duce (chi scrive ritiene pertanto che il collare appartenga di diritto alla famiglia Mussolini). In questo cospicuo bottino si annoverano anche le fedi che le mamme d’Italia donarono alla Patria per sostenere l’esercito, oltre a numerosi documenti e testimonianze storiche che potrebbero portare alla luce nuove prospettive sul Ventennio Fascista.

Ora, lungi da me reclamare il tesoro sequestrato al Fascismo e ai fascisti (anche se…). Non credo sia accettabile, però, che un inestimabile tesoro di grande portata storica sia abbandonato in un umido palazzo, in attesa di essere spartito, rubato o perso nel tempo. Ritengo necessaria un’immediata catalogazione di tutti i beni, affinché vengano collocati in un museo pubblico e, ove possibile, riconsegnati ai legittimi proprietari. Compito, questo, che spetterebbe al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che di questo patrimonio storico è l’attuale proprietario. Ma se i piani alti, per mancanza di fondi, non sono disposti a promuovere questa operazione, il circolo romano di Ordine Futuro si offre volontario per essere il braccio di questa imponente catalogazione, magari coadiuvato dagli studenti di Archeologia, dalle varie Università e da uno Sgarbi qualsiasi. Se, dopo questo lavoro, non si trovasse una struttura disponibile ad accogliere questi reperti storici, sempre noi del circolo di Ordine Futuro di Roma saremmo disposti ad allestire nei nostri locali una mostra permanente del Tesoro del Fascismo.

Di seguito il link all’interpellanza presentata alla Camera da alcuni deputati il 23 febbraio 2016, relativamente a questa questione: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=965829