Confusione natalizia

Confusione natalizia

Come non accadeva da 457 anni, la celebrazione della nascita di Gesù coincide con quella per la nascita di Maometto. Non m’interessa. Interessa, invece, a molti, tra cui padre Vincent Feroldi, direttore del Servizio nazionale per le relazioni con i musulmani della Conferenza Episcopale Francese, che parla di “questa buona novella che è la nascita di Gesù o di Maometto, nascite che saranno fonte di incontro tra uomini e donne credenti e Colui che è fonte di vita, fonte della vita”, e scrive che “molti vogliono vedervi un segno di Dio”. A me, invece, non interessa.

A Natale, a me, interessa il Natale di Gesù Cristo, visto che è per questo che festeggiamo, è per questo che ci rallegriamo, è per questo che corriamo alla ricerca di regali e di presenti anche scadendo in uno squallido consumismo. Ma, anche se lo facciamo, è per questo. Non per la nascita di Maometto, o di qualcun altro. Si può rispettare quello in cui credono gli altri, ma far finta di crederci a nostra volta non è segno di rispetto, ma di indifferenza, innanzitutto verso noi stessi, poi anche verso gli altri.

Per noi, infatti, “buona novella” è la nascita di Cristo, non quella di Maometto, come non quella di Buddha. Per noi, vangelo è solo il Vangelo, e non i sacri Veda o altro. E questo non per condannare, ma per meglio conoscere; non per escludere, ma per meglio comprendere. Come si può parlare di tolleranza e e di amore per il diverso quando si annulla ogni differenza in un ipocrita quanto melenso festeggiamento per la nascita “di Gesù o di Maometto”, come se ciò non comportasse alcuna differenza? Come si può, ancora, parlare di dialogo, quando le rispettive posizioni sono confuse in un nulla indistinto, che devia sia dall’una che dall’altra strada, in nome di una unificazione sincretica e, oggi, sin troppo facile?

Per cui, a Natale, non mi interessa chi altro è nato; mi interessa che è nato Cristo. Per cui non festeggerò la nascita di un profeta che, da cattolico, non riconosco, mancando così di rispetto anche al Dio fatto carne  e sangue che, invece, riconosco, e che svenderei per qualche applauso. Non renderò testimonianza a una verità e a una “buona novella” che, da cattolico, non riconosco, visto che la riconosco solo in Cristo e nel suo Vangelo. Non dirò, mettendole sullo stesso piano, che si tratta di “due figure imprescindibili e preziose per la storia”, come ha detto invece padre Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio CEI per l’ecumenismo e il dialogo. Non mi rallegrerò per le due nascite come segno di “Colui che è fonte di vita, fonte della vita”, come invece fa padre Faroldi: visto che io non sono niente, mi basta Cristo che dice: “Io sono la Risurrezione e la Vita”. Cristo, non Maometto.

E poi ognuno festeggi pure ciò che vuole. Ma io non renderò omaggio ad un generico Dio di tutto, che parla attraverso tutte le religioni, per cui tutte le religioni si equivalgono e per cui ogni asserito profeta sarebbe la manifestazione di un’energia cosmica più grande, che permea il creato con la sua presenza. Per me, che non sono niente e nessuno, invece, ha ancora valore quello che ha detto Cristo in merito al fatto di andare ad annunciare la Parola fino agli angoli ultimi della terra. La Sua parola, chiaro.

Non ho né la cultura né la capacità di ergermi al di sopra di migliaia di anni di storia ebraica, cristiana, musulmana, buddhista, induista, per ridurre tutto ad una manifestazione unica – e piuttosto confusa, ma pazienza – di un Dio altrettanto unico, anzi unicissimo, che nessuno ha mai capito, tranne i nostri nuovi profeti di ateismo sincretico e di laicismo dialogante che, con il pretesto di fare contenti tutti, alla fine riescono a non accontentare nessuno.

Forse per gli illuminati e illuminanti profeti di un cristianesimo globale e inclusivo e sostenibile – rigorosamente senza Cristo, non sia mai che possa offendere qualcuno – la religiosità passa per la tollerante e tollerantissima rielaborazione personale di migliaia di anni di tradizioni diverse, che trovano la quadratura del cerchio in qualche Padre Scalfari, o Padre Augias, o chi per loro. Ma a me, che sono ignorante e che sto con gli ignoranti, basta Cristo, e a Natale basta sapere che è nato Lui. E gli altri festeggiassero pure quello che vogliono.