Federazione e Confederazione: quale futuro per l’Unione Europea

Federazione e Confederazione: quale futuro per l’Unione Europea

Dalla firma del trattato di Maastricht, le classi dirigenti europee hanno intrapreso un cammino mirato a trasformare quella che era una semplice alleanza economica (prima CECA poi CEE) in un vero e proprio Stato federale continentale. Oltre all’unione economica, i cui pregi tanto decantati non si vedono nemmeno col binocolo, si è assistito alla progressiva creazione di una “cultura” comune, fondata su valori talvolta troppo ovvi e universali per essere propri di una Nazione, talvolta troppo assurdi. Questa “cultura” comporterebbe l’inevitabile scomparsa, o al più la relegazione ad attrazione turistica, di tutte le singole culture componenti la federazione.

Nell’enciclopedia Treccani la “Federazione”, o Stato federale, “si qualifica come unione di Stati caratterizzata dall’attribuzione della personalità giuridica internazionale all’unione, e dal riconoscimento ai singoli Stati federati dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario nei limiti previsti dalla Costituzione federale.” In altre parole, la federazione è uno Stato fatto di Stati, in cui le leggi sono suddivise tra il potere centrale e quello locale, con una predilezione per gli interessi comuni rispetto a quelli singoli.

La “Confederazione”, al contrario “è un’alleanza tra Stati, in genere confinanti, che perseguono, soprattutto in campo internazionale, scopi comuni mediante apposite istituzioni, pur mantenendo ciascuno piena indipendenza e sovranità. Il trattato istitutivo crea alcuni organi comuni e assegna loro diverse competenze, tra cui solitamente la sicurezza, la difesa e la politica estera.” Tale poteva essere considerata la vecchia CEE o l’attuale CSI, sorta dalle ceneri dell’Unione Sovietica. Pur avendo nel nome ufficiale la parola “confederazione”, paesi come gli Stati Confederati d’America (i Sudisti) o la Confederazione Elvetica (la Svizzera) sono, o sono stati, federazioni a tutti gli effetti.

In particolare, la Svizzera ha mantenuto il nome in quanto nacque come confederazione, ossia un’antica alleanza di Stati (i Cantoni) che ottennero l’indipendenza dall’Impero e dalla Francia ed avendo nella loro storica neutralità l’unico fattore collante che diede vita al moderno Stato svizzero. Infatti, come sappiamo, non esiste una cultura svizzera comune, sia essa linguistica, religiosa o di usi e costumi. Pertanto, almeno dal punto di vista culturale, la Svizzera è riconducibile più ad una confederazione.

Paesi storicamente federali, come gli Stati Uniti d’America, la Germania (sia quella moderna, sia durante le due esperienze imperiali), la Russia, il Canada o l’Australia nacquero altresì come unità culturali ben definite; le suddivisioni interne non corrispondevano a Nazioni diverse unite, fatto salvo per il caso russo, in cui le gigantesche dimensioni del territorio hanno reso necessaria l’istituzione, pur sempre a posteriori, di Stati federati autonomi, ove le etnie di minoranza potessero godere di maggiore libertà decisionale.

A questo punto veniamo al caso, unico nel suo genere, dell’Unione Europea. Come detto, agli albori l’istituzione poteva di diritto essere inserita nella categoria della confederazione. Tuttavia, l’evoluzione del “sogno europeo” l’ha avvicinata, senza tuttavia raggiungerla, a quella di federazione. Infatti, avendo presente le definizioni prima citate, non è possibile collocarvi l’Unione senza eccessive forzature. Ma è possibile capire come l’Europa, trovandosi a metà strada tra i due sistemi, ne assuma i difetti di entrambi. Infatti, se da una parte essa vuole uniformare politiche e culture diverse ed incompatibili, come nel caso federale, dall’altro si lasciano soli i vari membri riguardo a tematiche che dovrebbero essere trattate in senso comunitario, come si trattasse di una mera confederazione.

Questo è uno dei motivi (dei tanti motivi) che hanno favorito l’ascesa dei “populismi” ed il risveglio dei Nazionalismi. Ed è la debolezza di questa Unione, né federata né confederata, ma sempre pronta imporre regole assurde a discapito delle Nazioni. Una soluzione per salvare il continente è la regressione all’organizzazione confederale, più idonea ad unire culture e politiche diverse mantenendo sempre la totale indipendenza e sovranità. Perché la storia insegna che la convivenza imposta di popolazioni differenti, che non hanno nemmeno interessi comuni, come poteva essere per la Svizzera, è destinata a generare più conflitti di quelli che si propone di evitare.