Il Vangelo dimenticato

Il Vangelo dimenticato

I peccati di omissione sono, fra tutti, i meno considerati, e però, forse, i più odiosi, perché nell’omissione sonnecchia l’ignavia, s’annida l’indifferenza, cova la superficialità e non raramente regna la malafede.

Me ne sono davvero resa conto in questi ultimi tempi, nei quali, dalle curie, gli appelli alla “ospitalità” hanno sostituito quelli alla preghiera e alla conversione, senza che un’ombra di cardinale, un tocco di vescovo o un quarto di sacerdote dell’affollata corte bergogliana abbiano mai trovato il coraggio di ricordare le parole di Cristo, che così perfettamente s’addicono ai nostri infami anni di accoglienza matta e disperatissima.

Eppure, l’esortazione di Gesù è inequivocabile: “Siate prudenti come serpenti e puri come colombe”. Ed il richiamo alla prudenza addirittura precede quello alla purezza! 

Dove sono finiti gli uomini e le donne di Dio che dovrebbero ricordare, ripetere, insegnare le Sue parole?

Retrocessa la seconda persona della Trinità da Dio a filosofo e, presto, da filosofo a guru, anche chi nel mondo aveva il compito di esserne il rappresentante, s’è riciclato e poi censurato.

Ormai si scorgono in giro più traffichini politicizzati ed agenti della Caritas a 38 euro a profugo che prelati, e la nuova “posizione”, il nuovo status necessita di quella omissione che, non sola, ma gravissima, urla contro di loro, così come le colpe gravi ed indecenti urlano.

Malgrado ciò, le parole del Vangelo non passeranno, le loro sì, assieme ai silenzi!

Insegna Cristo, con quella frase lapidaria e candida, che la sola purezza del cuore non è sufficiente, perché la bontà disarmata non è affatto disarmante e di certo non disarma chi ha in mano un fucile a canne-mozze o il volante di un TIR. 

Prudenza, invoca Cristo, perché il male c’è ed esser buoni non significa ignorarlo e nemmeno negarlo, come figli dei fiori ubriachi di sogni, di illusioni e di timori; prudenza perché la paura che indossa la maschera della bontà è destinata a vita breve e sfortunata; prudenza perché, al contrario di quel che ci raccontano i soloni della bontà senza accortezza, la cautela non è ostacolo alla generosità, anzi… circospezione, buonsenso e, appunto, prudenza infinita (e Cristo cita il più prudente, il più circospetto  degli animali) sono le strade maestre della carità.

Non c’è infatti carità efficace che non sia ben indirizzata, non c’è generosità verso altri popoli che possa prescindere dall’amore per il proprio.

L’esortazione evangelica è invito ad amare, con gli altri, se stessi, quell’amore per sé che i popoli europei hanno dimenticato, illudendosi così di essere più buoni, non sapendo, invece, di esser diventati non solo più stupidi, ma di fatto più cattivi.

Non è un caso che nei civilissimi Paesi della “misericordia” ideologizzata, dell’“amore” senza frontiere, dell’imprudenza divenuta politica, si pratichino centinaia di migliaia di aborti l’anno, si rinchiudano i vecchi negli ospizi, si ragioni di pedofilia, si autorizzi il consumo di droga, si pratichi l’eutanasia, si vanti, come in Danimarca, l’eliminazione del 100% dei portatori della trisomia 21. 

Eppure le “ragazze Erasmus” vittime dell’accoglienza che sostenevano, i milioni di europei che esortano a chiudere le chiese ed aprire le frontiere, avrebbero diritto a conoscere le parole di Cristo, e non quel Vangelo edulcorato e fragile che non è mai esistito (se non oggi alla corte vaticana) e che sta contribuendo a crescere cristiani che sarebbe meglio non esistessero!

Le conoscessero, quelle parole, avessero chi gliele fa intendere davvero, parlassero coloro che possono e devono, gli europei vedrebbero ancora bontà o solo imprudenza nell’accogliere centinaia di migliaia di sconosciuti non raramente violenti, intolleranti, ingrati, portatori di malattie devastanti? 

Si insegnasse con il Vangelo anche la Storia, sono certa riuscirebbero a scorgere bellezza e purezza in chi partiva per difendere le terre di Cristo oltremare, intelligenza e prudenza in chi ergeva mura e bastioni per proteggere il proprio mondo… e forse quell’amore per sé ora dimenticato, ma allora presentissimo, riuscirebbero di nuovo a sentirlo, o forse solo ad apprezzarlo.

Sarebbe il primo indispensabile passo per ricominciare e difendersi.
E difendendo se stessi, si difenderebbe la cristianità e con lei la verità, che è amica della giustizia; nella giustizia, finalmente, la vera carità che, come dovrebbero sapere diaconi, sacerdoti, vescovi e cardinali, si fa andando a costruire pozzi laddove gli uomini muoiono di sete, non nell’accogliere chi avvelenerà i nostri; si fa portando il Crocefisso nelle terre nelle quali non c’è, non togliendolo in quelle cristiane!