M5S-ALDE: la farsa è servita

M5S-ALDE: la farsa è servita

La tragicommedia europea a 5 stelle che ha visto prima Beppe Grillo proporre l’adesione all’ALDE (Alliance of Liberals and Democrats for Europe), per poi vedersela rifiutare una volta ottenuto l’assenso della rete, ha raggiunto diversi picchi degni del miglior teatro dell’assurdo nelle 48 ore scarse in cui è andata a dispiegarsi. Dall’inferno di una rete infuriata e di europarlamentari increduli – con l’ineguagliabile Marco Zanni, che ha affermato chiaramente su Facebook di essere venuto a conoscenza su internet del sondaggio che riguardava il suo futuro gruppo parlamentare, di cui non sapeva assolutamente nulla – al paradiso di una conferma della scelta di aderire all’ALDE col 78,5% dei voti del blog (la miseria di 30.000 persone su 40.000 votanti, più o meno un paio di paesi della Brianza), e giù di nuovo all’inferno, con il gran rifiuto del gruppo guidato da Guy Verhofstadt di prendere con sé gli eurodeputati M5S.

Il sogno di entrare a far parte di quello che, con l’ausilio dei deputati pentastellati, sarebbe diventato il terzo gruppo parlamentare europeo per numero di aderenti (con davanti solamente PPE e PSE), si è infranto di fronte al niet del gruppo, riunitosi appositamente per discutere di questa “proposta indecente”, che mai si sarebbe aspettato chi, pochi mesi fa, aveva definito il programma M5S per l’Europa totalmente incompatibile con i valori e con l’agenda pro-Europa dell’ALDE, come riportato dal deputato pentastellato dissidente Carlo Sibilia.

Così, è tramontato il matrimonio impossibile tra chi, fino a pochissimo tempo fa, aveva sostenuto l’uscita dell’Italia dall’euro tramite referendum e il gruppo più euro-fanatico (per usare un’espressione di Nigel Farage) di tutto il Parlamento europeo, fautore della necessità ineluttabile per il Vecchio Continente di andare a costituire gli Stati Uniti d’Europa, dotandosi di un esercito comune e arrivando alla completa abolizione di quel che resta delle frontiere interne. Certo sarebbe stato ben strano avvenisse realmente il contrario, dopo che Grillo aveva apostrofato direttamente il leader dell’ALDE, Guy Verhofstadt, come “colleziona-poltrone” e rappresentante della peggiore classe politica e burocratica europea.

Per la verità, G.V., che collezionista di poltrone lo è effettivamente in patria come in Europa, è apparso abbastanza disponibile nei confronti dei pentastellati. Difficile, infatti, che Grillo abbia compiuto questo tentativo senza aver prima incassato quanto meno una parziale apertura da parte dell’ex-premier belga, probabilmente interessato ai voti grillini in vista delle votazioni per la Presidenza del Parlamento europeo, cui si è candidato per sostituire il dimissionario Martin Schultz. Tuttavia, la resistenza interna al gruppo – che ha probabilmente annoverato tra i principali sostenitori del no a Grillo i liberali tedeschi della FDP, fieri alleati della Merkel in Germania, prima di scomparire dai pensieri e dai voti degli elettori teutonici – ha prevalso e non se ne è fatto nulla.

Il risultato è pessimo per entrambe le parti di questo matrimonio andato male. L’ALDE con il no ai pentastellati ha salvato la faccia e ha impedito l’accesso al gruppo di un movimento che si dimostra ogni volta di più inaffidabile, caotico e soggetto alle decisioni estemporanee e schizofreniche del suo leader, ma tanti elettori liberali potrebbero aver percepito in maniera molto negativa il machiavellismo spregiudicato con cui Verhofstadt è apparso disposto a venir meno ai valori fondanti del proprio gruppo in cambio di più voti per la sua candidatura, e non è detto che ciò non venga scontato in futuro dall’ALDE, in Belgio e in Europa.

D’altro canto, il M5S ha fallito l’accesso a un gruppo parlamentare forte e legato a doppio filo a quell’establishment di cui, con tutta evidenza, Grillo aspira a far parte molto più di quanto voglia esserne il distruttore finale. L’umiliazione di un no avvenuto subito dopo una votazione interna vinta con percentuali molto alte si somma alla tragica scelta che ora rimane ai pentastellati, tra rimanere in un gruppo parlamentare (l’EFDD) che hanno tradito nei valori fondanti dichiaratamente euroscettici e che si appresta a scomparire a causa della Brexit e della probabile estromissione dello UKIP dal Parlamento europeo, e confluire nel gruppo dei “Non iscritti”, che comporta un gran numero di limitazioni sia a livello di partecipazione concreta alle sedute plenarie, sia a livello economico.

Ed è probabilmente quest’ultimo il motivo fondante del disperato tentativo di Grillo di trovare un gruppo al Movimento 5 Stelle. Più della volontà di contare politicamente all’interno del Parlamento e più del velleitario tentativo di farsi accettare all’interno di un partito di establishment per ottenere implicitamente la benedizione europeista necessaria a governare un giorno l’Italia, ha contato la volontà del Garante dei 5 Stelle di garantire al Movimento le cospicue entrate garantite dall’appartenenza a un Gruppo parlamentare che sarebbero state negate confluendo nel Misto. Dai soldi si parte e ai soldi spesso si torna: nel mezzo, si può anche provare ad aderire al gruppo che fu appoggiato da Mario Monti.