11 gennaio 1948. Eccidio di Mogadiscio, un’altra storia di Italiani dimenticati.

11 gennaio 1948. Eccidio di Mogadiscio, un’altra storia di Italiani dimenticati.

Ci sono drammi da ricordare, eleggere a simbolo politico e commemorare con magliette e bandiere colorate. E poi ci sono storie piccole, scomode, che graffiano il ricordo di una società per secoli e che, volentieri, si lasciano cadere e perdere nella memoria. Noi, oggi, vogliamo raccontare una di queste storie.

Somalia Italiana, fine della Seconda guerra mondiale. Dopo l’occupazione della colonia – nel 1941 – da parte delle forze inglesi, il territorio viene assegnato nuovamente all’Italia in “amministrazione fiduciaria”: in sostanza, perché la accompagni verso l’indipendenza. Questa decisione è stata presa dalle potenze vincitrici per due motivi: gli Italiani di Somalia sono molti; e, a sorpresa, per chi non conosce la Storia, sono amati. La stessa popolazione somala, infatti, si era espressa in maggioranza per il ritorno di un governo italiano alla conclusione del conflitto mondiale.

Amati, ma non armati: le armi, infatti, sono state tutte confiscate dai vincitori e, nonostante gli anni trascorsi, non sono mai state restituite agli Italiani.

Nel 1948, l’ordine pubblico in Somalia dovrebbe essere garantito da una milizia “mista”, composta da polizia locale e da una missione delle Nazioni Unite, formata in larga parte da soldati britannici.

A Mogadiscio, capitale della Somalia, gli Italiani sono numerosissimi. Del resto, si può tranquillamente dire che Mogadiscio fosse una città italiana: case, scuole, cinema, strade, ospedali, stazioni di servizio, edifici pubblici. Nei decenni precedenti gli Italiani hanno costruito tutto.

Sobillate dai vincitori, tuttavia, nel primo dopoguerra iniziano ad operare anche bande di irregolari, ostili alla presenza italiana e fortemente radicalizzate in senso ideologico. In particolare, gli Inglesi mal tollerano la persistente presenza italiana in Somalia ed il favore che gli Italiani incontrano ancora fra la popolazione locale. Così, ogniqualvolta è possibile, gli Inglesi cercano di favorire l’infiltrazione di elementi radicali anche fra le forze di polizia, che – teoricamente – avrebbero dovuto garantire anche l’incolumità degli Italiani ma che invece, sempre più spesso, si lasciano andare ad atti arbitrari di intimidazione e violenza, sotto la garanzia di impunità.

Per l’11 gennaio 1948, a Mogadiscio sono previste due manifestazioni. Una in centro, organizzata dagli Italiani, ed una in periferia, organizzata dalle frange estremiste anti-italiane. In un primo momento, l’amministrazione ONU autorizza entrambe le manifestazioni, salvo poi – inspiegabilmente – revocare l’autorizzazione rilasciata agli Italiani.

È un attimo, un giorno doloroso e terribile. Senza alcuna ragione, senza essere state provocate e senza trovare resistenza da parte delle forze di pubblica sicurezza, le milizie estremiste piombano nel centro della città e iniziano a cercare gli Italiani, casa per casa, distruggendo ogni cosa e uccidendo indiscriminatamente anche anziani, invalidi, donne, bambini. Anche gli uomini sono disarmati: come detto, infatti, le armi erano state tutte sequestrate e mai più riconsegnate dagli Inglesi. Per contro, anche alcuni poliziotti prendono parte alle violenze e agli abusi.

La stessa popolazione somala di Mogadiscio, disgustata dall’assalto e dall’indolenza delle truppe delle Nazioni Unite, si schiera a favore degli Italiani e cerca di difenderli alla bell’e meglio. Pagherà un alto prezzo di sangue per questo gesto coraggioso che, anche oggi, va ricordato con profonda gratitudine. Alla fine della giornata, sul terreno si contano 54 Italiani e 14 Somali uccisi, oltre a 55 Italiani e 43 Somali feriti. Incalcolabili i danni alle proprietà e alle cose.

In tutto questo, la polizia territoriale e i soldati britannici non fanno nulla per impedire il massacro. Anzi, beffa grottesca fra le beffe, verso sera iniziano a diramare proclami con cui annunciano che “i Somali hanno vinto”. Un gesto che forse aveva lo scopo di calmare i barbari ma che, oggi, suona come un atto di viltà e di tradimento nei confronti dei nostri connazionali indifesi trucidati quel giorno.

Sorprendentemente ma non troppo, col senno di poi, la reazione del Governo italiano alla notizia della strage è blandissima, pressoché inesistente.

Anzi, con quell’atteggiamento di autolesionismo e di autocalunnia che sempre più prenderà piede nei decenni successivi, il Governo italiano – che comprendeva molti dei c.d. “padri costituenti” osannati dai libri di storia – afferma pubblicamente che si tratta soltanto di un “episodio”, asseritamente “ben meno grave” di quello che gli Occidentali avrebbero fatto ai Somali. Come se, con questa – peraltro errata – affermazione, si potesse lasciare impunito e anzi giustificare il massacro di persone innocenti e indifese.

E oggi, a quasi settant’anni di distanza, i morti di Mogadiscio sono dimenticati. Non ci saranno commemorazioni ufficiali per loro, ma soltanto – forse – qualche nota distratta in quarta pagina. Ma dubitiamo anche di questo. Spetta a noi ricordare, a noi tutti, perché la Storia non sia sempre fatta dai vincitori e non prevalga quell’interpretazione dominante forzata, mutilata, artefatta che ci viene propinata da decenni.

Non vi dimentichiamo, Martiri di Mogadiscio. Non siamo stati con voi, quell’11 gennaio, ma oggi – anche se con imperdonabile ritardo – ci siamo. E vi difendiamo.