Fuori dalla gabbia dorata. Dieci esercizi per disconnettersi

Fuori dalla gabbia dorata. Dieci esercizi per disconnettersi

Questo è un articolo un po’ particolare: speriamo che lo leggiate, ma soltanto una volta. E, soprattutto, che non vi rubi troppo tempo da poter vivere “là fuori”.

Sempre più pressantemente, le nostre giornate vengono scandite dall’utilizzo di apparecchi tecnologici eternamente connessi, incessantemente all’opera per riunirci in un mondo virtuale, in cui sia bandito ogni istante vissuto singolarmente, “di nascosto dal mondo”.

Così, assumono la veste di avventure sconvolgenti i pochi frammenti di vita vissuti al di là del muro digitale: dimentichi il cellulare a casa; si rompe il computer; manca la corrente; fai un’escursione e non c’è campo. In quei momenti, chi non è stato colto da una vertigine di malessere? È strano vivere e avere “soltanto” i propri sensi per percepire ciò che ci circonda. E ci si sente così soli…

Bene, questa sensazione ci dice qualcosa che dovrebbe farci preoccupare: siamo affetti da una dipendenza. I nostri stimoli nervosi sono così assuefatti all’iperconnessione che la mancanza di una “stampella digitale” ci fa cadere malamente, provare fastidio, ansia, frustrazione. Il cellulare si spegne, siamo lontani da casa. Chissà cosa mi starò perdendo, chissà chi mi starà cercando, chissà cosa penseranno, chissà.
E, cosa peggiore, consideriamo tutto questo normale. Qualcosa da accettare in nome di una “vicinanza” virtuale di cui non possiamo più fare a meno.

Qualcuno può rassegnarsi, ma l’uomo di Destra non può farlo. E non parliamo della pseudo-destra liberale e moderata, ma della Destra vera: identitaria, tradizionale, che fa dell’“essere esempio” un imperativo assoluto più che un semplice motto.

Chi vuole Essere Esempio non può essere drogato. Non può sottostare a stimoli esterni senza provare a comprenderli e subendoli passivamente. Si impongono, quindi, due necessità: primo, assumere consapevolezza del fatto che la tecnologia, se utilizzata in modo smodato, crea dipendenza; secondo, reagire e liberarsi da questa dipendenza.

Con quanto sopra, non si vuole esprimere una condanna cieca ed assoluta della tecnologia. Si vuole semplicemente ricondurre il Leviatano tecnologico a ciò che deve essere: uno strumento dell’uomo. Il contadino non si alzava di notte per controllare che la zappa stesse bene; l’uomo del XXI secolo, invece, compulsivamente guarda il proprio smartphone a tutte le ore, in tutte le circostanze.

Così, senza pretesa di completezza, abbiamo ritenuto utile fornire, di seguito, alcuni consigli – davvero “di base” – che chiunque abbia ancora un minimo potere di auto-controllo potrà trasformare in utili esercizi quotidiani per acquisire maggiore controllo del proprio tempo e non seguire passivamente l’alienazione tecnologica che domina l’epoca attuale. Così, facciamo un respiro profondo, percepiamo che qualcosa si muove attorno a noi, e:

1) Se sei a cena, al bar, per strada, a casa e parli con qualcuno, non guardare il cellulare se non per motivi di estrema emergenza. Nel valutare questa “emergenza”, sii un giudice estremamente rigoroso con te stesso: la domanda sia sempre “è davvero così importante?”; vedrai che, nel 99% dei casi, la risposta sarà no.

2) Se fai un lavoro d’ufficio, non utilizzare cellulare, e-mail, computer quando non è strettamente necessario. Se devi parlare col collega della stanza accanto, alzati e vai a parlargli di persona. Ancora di più, se fai un lavoro manuale concentrati: sei lì per quello, non per essere “connesso” con chi sta facendo altro.

3) Se decidi di prenderti del tempo da passare con te stesso, non utilizzare strumenti di “iperconnessione”. Leggi un libro cartaceo; fai una passeggiata sul mare; ascolta musica.

4) Se sei su un mezzo pubblico, non trasformarti in uno zombie digitale. Guardati attorno, osserva i passanti, la strada, il paesaggio. Leggi, conversa con le persone con cui stai viaggiando. Insomma, dai un segno di vita.

5) Se stai vivendo un momento importante con il tuo partner o semplicemente una serata divertente con gli amici, prova a non condividerlo istericamente su Facebook, Instagram, ecc.: vivilo e basta con chi ti è caro. Tu conoscerai il suo vero valore, senza “ansia da prestazione digitale”.

6) Se stai male o sei triste, chiama un amico o una persona cara; meglio ancora, invita da te qualcuno con cui confidarti. Non regalare il tuo dolore al mondo intero, non è un buon modo per attirare l’attenzione e otterrai probabilmente risposte superficiali e affrettate.

7) Se stai osservando un bel tramonto, un paesaggio o un temporale, oppure se sei a un concerto o a una manifestazione, vivi il momento sentendo ciò che ti trasmette. Non mettere uno schermo fra te e la realtà.

8) Diminuisci le ore che trascorri connesso. Del resto, le dipendenze si superano con rinunce graduali, che daranno soddisfazione fermandosi a guardare il cammino percorso: oggi fumo una sigaretta di meno, gioco 5 euro di meno, guardo il telefono dieci minuti di meno, gioco alla PlayStation un quarto d’ora di meno. E vivo di più.

9) Limita le cose che condividi online e aumenta le occasioni di reale condivisione con chi ti circonda. Pubblica una foto di meno del tuo cane e fallo uscire una volta di più: potresti incontrare persone interessanti.

10) Non pensare che il mondo esterno funzioni come la Rete. Non si tratta di “mettere like” o di “aggiungere una reazione”: si tratta di fare scelte, valutare situazioni complesse, esprimere opinioni sensate, impegnarsi, concentrarsi, comprendere le infinite sfumature della vita.

E ora, non una parola di più. Proviamoci.