“Putin” di Sergio Romano

“Putin” di Sergio Romano

 

Putin

Più volte la nostra rivista ha reso conto dell’attività politica di Vladimir Putin, non facendo mai mistero – ormai da una decina d’anni – delle nostre simpatie per il presidente russo.

Tuttavia, se si vuole divulgare notizie serie ed oggettive, nonché il più possibile obiettive, è assolutamente doveroso aggiornarsi, leggere, studiare le fonti informative più autorevoli e libere.

È con questa prospettiva che ho letto d’un fiato e con entusiasmo il libro Putin e la ricostruzione della grande Russia di Sergio Romano, edito da Longanesi. L’autore non ha bisogno di presentazioni, essendo penna conosciuta e stimata. Il fatto poi che sia stato ambasciatore a Mosca per lungo tempo non fa che avvalorare le tesi e le notizie che espone in modo chiaro e prive di pregiudizi artefatti nelle pagine del suo lavoro.

Sergio Romano ripercorre la storia della Russia, dai giorni drammatici della fine dell’Unione Sovietica, con i suoi tentativi di golpe, la miseria, la disoccupazione, le forze armate allo sbando, sino alla grande ripresa economica e sociale avvenuta sotto il comando di Putin.

L’autore non è di certo attratto da idee nazionaliste e non ha simpatie per i governi cosiddetti autoritari. Tuttavia, è onesto, ben informato, libero, e soprattutto non sostiene in modo aprioristico e acritico le cause filo-americane e filo-sioniste dell’Occidente.

Ci racconta con dovizia di particolari delle speculazioni finanziarie, delle ruberie avvenute con le privatizzazioni selvagge di aziende strategiche statali ad opera di giovani oligarchi, ex appartenenti del partito comunista divenuti in pochissimo tempo potentissimi miliardari, veri e propri banditi della grande finanza russa.

Con la connivenza di politici dell’era Eltsin e di banche private, questi signori del denaro si erano impossessati delle ricchezze della Russia, mentre il popolo moriva letteralmente di fame.

Poi è successo qualcosa di totalmente inaspettato. Un uomo proveniente dal KGB, che tuttavia era stato battezzato alla fede cristiana, prende le redini del comando dell’ex impero sovietico proprio dalle mani di Eltsin, quello stesso presidente che aveva contribuito alla dissoluzione della nazione.

Una terra martoriata e desolata che stava trasformandosi nel discount degli oligarchi e che stava divenendo succube della politica statunitense incomincia lentamente a rialzare la testa.

Alcuni oligarchi scappano all’estero, altri si piegano alla volontà del nuovo corso politico, altri ancora finiscono in galera e pagano caro il loro tradimento.

Sergio Romano ci descrive una Russia che sorprendentemente ritrova il proprio orgoglio e la sua fede cristiana. Ci spiega come tutto questo sia avvenuto senza necessariamente rinnegare ogni cosa del passato sovietico, evitando così patetiche “guerre della memoria” e “atti di contrizione” che avrebbero indebolito il tessuto sociale – si pensi a quanto per esempio è avvenuto in Germania dopo la II guerra mondiale.

L’autore non si schiera apertamente con il presidente russo, ma in ogni caso si chiede se la democrazia possa essere “un modello virtuoso da proporre a Putin”.

È questa quindi la domanda chiave dell’autore, quella su cui molti dovrebbero riflettere: può la democrazia occidentale essere un modello da contrapporre a quella forma di governo che lo stesso popolo russo ha scelto per sé stesso?