Rapporto Oxfam: è possibile un’alternativa all’ultracapitalismo?

Rapporto Oxfam: è possibile un’alternativa all’ultracapitalismo?

L’ultimo rapporto sulla distribuzione della ricchezza stilato da Oxfam, organizzazione non governativa con sede a Londra, evidenzia una crescente disuguaglianza. La differenza è abissale: secondo il documento della Ong, l’1% della popolazione possiede quanto il restante 99% e il gap è destinato ad aumentare: nell’arco di un quarto di secolo si potrà assistere all’avvento del primo trilionario.

Bisogna prendere atto di questi dati e ammettere che il modello economico che regola il globo non è sostenibile. La situazione continua a degenerare e, in un’ottica di lungo periodo, porterà necessariamente ad un’implosione del sistema economico.

Tra le varie forme che il capitalismo ha nel corso del tempo assunto, quella odierna è di certo la più potente e pervasiva. La grande corporation è vicina a sostituire l’autorità statale, relegata a strumento amministrativo. Basta guardare ai fenomeni Facebook, Amazon o Google. Il business d’impresa si estende a praticamente tutti i settori dell’economia; i Ceo vengono ricevuti con un cerimoniale simile a quello dei capi di stato; la loro presenza è capillare ad ogni singolo momento dell’esistenza.

Sicuramente, la grande responsabilità di questa crescente discrepanza è da imputare ai governi, troppo lascivi e duttili nella gestione dell’imposizione fiscale e nella fissazione delle condizioni lavorative e salariali. Ma anche l’atteggiamento dell’individuo, che si è prestato ad assumere i connotati di merce di consumo, è in egual modo da condannare. Anche il fenomeno migratorio, analizzato da un punto di vista economico, contribuisce al propagarsi di questa situazione, permettendo attraverso l’abbassamento salariale un più ampio margine di profitto.

Non si tratta di invidia o di brama di potere, è questione di sopravvivenza. E lentamente si avverte che la sedia calda su cui si è seduti sta scivolando via. Certo è stupido dover pensare di tornare ad un modello di sussistenza, non per forza occorre tagliare via il benessere acquistato. È possibile pensare ad un modello economico di benessere collettivo e una soglia di povertà ridotta al minimo? Sì, ma solo in presenza di una componente statale forte e decisa, che sappia porre un limite alla concentrazione della ricchezza e al dilagare della disuguaglianza e dello sfruttamento.