Democrazia e Fascismo

Democrazia e Fascismo

Con la sconfitta patita dai fascismi nell’ultima guerra mondiale, si è indubitabilmente affermato il programma di dominio delle élite del mondo capitalista e borghese – ormai ben saldamente appropriatesi delle rovine lasciate dalle aristocrazie europee – a discapito della mobilitazione rivoluzionaria dei popoli nelle strutture dello Stato organico e corporativo.

Ad oggi, però, non sembrerebbe inopportuno domandarsi, in prospettiva critica, se e come quel programma abbia effettivamente raggiunto i propri scopi, e se l’incendio sollevato dal Fascismo sia stato del tutto domato.

Guardando alle linee essenziali del programma della democrazia, non vi è dubbio che questo sia stato minato sin dalle origini, trovando realizzazione solamente in aspetti affatto marginali e, comunque, non decisivi. Si prenda, ad esempio, l’ambizioso progetto enunciato dalla Costituzione italiana del 1948. Il cuore del testo fondamentale della Repubblica Italiana, come si apprende già dai primi articoli dello stesso, è rappresentato dalla promozione dell’individuo attraverso il lavoro, al fine di garantirne la effettiva realizzazione come persona, per mezzo delle diverse formazioni sociali e solidali attraverso cui si sarebbe dovuta sviluppare, partendo dal basso, la società italiana.

Non vi è chi non si accorga come, di fatto, tale ambizioso obiettivo sia stato sin da subito messo in crisi dall’effettività del reale. Non solo il lavoro, inteso come strumento di progresso spirituale e materiale, è stato immediatamente relegato a mezzo della produzione o, in molti casi, a campo di lotta politico-sindacale. Ma l’idea stessa di una società plurale è stata subito accantonata da una partitocrazia pervasiva e invadente, che è andata a costruire una burocrazia elefantiaca e ben lontana dal modello di economicità ed efficienza tratteggiati dall’art. 97 della Carta Costituzionale.

Se allarghiamo poi l’orizzonte al mondo occidentale a guida statunitense, ben presto l’idea di porre al centro del nuovo ordine globale la persona umana con i suoi diritti inalienabili è stata di fatto surclassata dalla volontà di realizzare un gigantesco mercato, volto alla circolazione inesauribile del denaro e delle merci, senza barriere fisiche, politiche e giuridiche.

Da quanto detto, ben si potrebbe definire il programma della democrazia come il grande inganno, perpetrato ai danni dei popoli occidentali (e non solo).

Per quanto riguarda la seconda questione che ci siamo posti, se i vinti fossero stati sconfitti del tutto, ben possiamo dire che, di quell’incendio che fu il Fascismo, sembra ancora resistere, sotto la cenere, una brace pronta ad essere riattizzata.

Il programma rivoluzionario fascista evidentemente si poneva come una necessità inarrestabile. Ossia, quella di fondere le vecchie strutture dell’Europa, ormai intarlate dalla borghesia e dalla corruzione del denaro, per forgiare qualcosa di nuovo e sempiterno allo stesso tempo: un’umanità rigenerata, liberata dalla cancrena capitalista, ri-organizzata attraverso uno Stato che, capace di rifondare un’etica e un nomos tradizionale, aveva quale compito fondamentale quello di dare vita a una nuova Roma.

In parallelo, il fine primario del Fascismo può essere definito come quello della “grande riscossa” del Popolo, inteso come comunità (o stirpe) unita da un medesimo destino.

Non vi è stato da parte del Fascismo tradimento, ma solo sconfitta.

Un dato però sembrerebbe rincuorare chi, nel bene e nel male, di quel progetto rivoluzionario fascista si è fatto attuale interprete. Le masse sembrano essersi accorte del “grande inganno”. Il mondo di prosperità e pace promesso dalla Democrazia semplicemente non esiste. Ovunque vi è crisi.

In tale contesto, allora, non sembrerebbe peregrino riportare alla luce l’idea di una “grande riscossa”. Per fare ciò, occorre però riportare in auge un programma ideale di Stato organico e corporativo. Occorre riattizzare il fuoco sotto la coltre di cenere. Nuove prospettive e nuove idee, una rinnovata certezza va posta nei cuori: quella della possibilità di ristabilire il Nomos e l’Ordine europeo, ossia che l’Idea di fondare una nuova Roma non è tramontata.

Lo scontro tra Democrazia e Fascismo (qualunque forma prenderanno i due schieramenti) sembra, quindi, destinato a riaccenderci. Sapremo cogliere l’occasione?