Sacrum facere

Sacrum facere

Preghiamo su questa terra da duecento generazioni. Questa terra è nostra perché qui dormono i nostri morti. Così l’ha fatta l’ingegno dei nostri avi, così l’hanno plasmata contadini e combattenti. Così l’ha voluta Dio per noi.

Ora pretendono che abiuriamo la nostra tradizione, dimentichiamo la nostra storia, rinneghiamo la nostra razza.

Ci vogliono meticci nel sangue, nei pensieri, negli atteggiamenti, nella cultura… che hanno tradito! Ci imporranno lo ius soli… e ci trasformeranno in porci… sus soli… in una terra profanata che, sperano, non ameremo più. Ci hanno già imposto l’asprezza di un’invasione che è più terribile di quella dei barbari contro Roma. I barbari divennero cristiani, noi, stremati, rischiamo di diventare barbari.

 Riponiamo ogni speranza nella lotta di pochi europei fedeli alla Tradizione. Lotta sacra! Sacra perché pretende il sacrificio, l’atto del “sacrum facere“. Il sacrificio consacra ciò che tocca: politica, amore, amicizia, lavoro.  Dove non c’è sacrificio le cose diventano volgari, vuote, banali, insignificanti.

Non è sacra la famiglia? Ecco le convivenze. Non è sacra la vita? Ecco l’aborto. Non è sacra la sessualità? Ecco il libertinaggio. Non è sacra l’amicizia? Ecco la “compagnia”. Non è sacro il lavoro? Ecco il lassismo. Non è sacro il sangue? Ecco il meticciato. Non è sacra la patria? Ecco le invasioni.

 E’ il motivo per cui ci hanno abituati ad odiarlo, il sacrificio: per renderci deboli, viziati, mediocri e vigliacchi.

La maggioranza degli europei è come i topi di laboratorio del famoso esperimento: più vivono nell’agiatezza, nell’abbondanza di cibo e di sesso, più diventano incapaci di aggressività.

I nostri invasori sono, invece, tali e quali ai topi selvatici: cacciano e reagiscono. Non prede, ma predatori!

Perché oggi nessuno, in nessun ambito, vuol più sacrificarsi? Perché il sacro è morto e con lui il sacrificio e tutte le cose belle, buone, alte che il sacrificio ci ottiene nella politica e nella vita.

 Dalla Grecia alla Svezia, rimane un manipolo di uomini e di donne sfuggito alla cultura della morte di Dio e che dunque sa ancora “sacrum facere“. A loro ci affidiamo come ad una preghiera.