Dal Papa-re al Papa-regime

Dal Papa-re al Papa-regime

Si chiamavano pasquinate le satire contro il potere che a Roma fra il XVII ed il XIX secolo venivano vergate da mani anonime su foglietti lasciati di notte ai piedi di una antica statua. Sbeffeggiavano i potenti, Papi-re compresi ed interpretavano l’anima popolare e il gusto degli italiani per la risata e lo sfottò.

L’ultimissima pasquinata è stata realizzata, la notte del 2 febbraio, con qualche decina di manifesti, affissi attorno al perimetro vaticano, contenenti una serie di contestazioni contro l’operato di Papa Francesco nella sua gestione delle cose ecclesiastiche.

Leggiamo dalle notizie d’agenzia che su questo attacchinaggio notturno starebbe indagando addirittura la DIGOS, ossia l’ufficio politico della Polizia di Stato. Siccome i manifesti non contengono nessuna offesa, nessuna minaccia, nessuna menzogna suscettibile di costituire diffamazione, ci chiediamo che senso abbia una siffatta attenzione. Vero è che quegli scritti sono abusivi e privi dell’indicazione dello stampatore, ma ciò costituisce una semplice violazione amministrativa, ossia la stessa categoria di illeciti a cui appartiene il divieto di sosta, il malfunzionamento d’una freccia, la mancanza di biglietto timbrato sull’autobus e non ci risulta che quegli uffici, deputati alla tutela dell’ordine pubblico, svolgano normalmente indagini o aprano istruttorie per simili sciocchezze (di solito riservate ai vigili urbani), tali dovendosi definire – dal punto di vista della gravità della lesione del diritto oggettivo violato – le modalità di diffusione dell’inoffensiva anzi garbata satira contro Jorge Bergoglio.

De minimis non curat praetor dicevano gli antichi Romani, ossia “sulle bagatelle la giustizia non deve intervenire”, ma anche la nostra Costituzione (articolo 97) prevede che la pubblica amministrazione – di cui la polizia di Stato fa parte – deve garantire il suo buon andamento, utilizzando i propri mezzi al meglio, quindi non sprecando il proprio tempo e le proprie risorse, umane e materiali, ma improntando la propria azione all’economicità e all’utilizzo di energie verso finalità degne di considerazione. Fa ridere – se non piangere – che un organo preposto alla sicurezza, con tutto ciò che accade nelle nostre città – fra violenze, furti, spaccio, gravi illegalità – debba rivolgere la propria attenzione ad un  microscopico illecito che, ove ne fossero scoperti gli autori, comporterebbe al più una sanzione di un paio di centinaia di euro, a fronte di spese per mezzi e personale ben maggiori, con buona pace del principio dell’efficienza. Senza contare che a Roma le affissioni abusive sono una regola costante e generalizzata e dunque tanto zelo proprio per una pasquinata è veramente comico.

Non vorremmo pensare che essendo stato toccato un Pontefice, i principi della legge fondamentale – tra cui anche quello dell’imparzialità dell’azione della pubblica amministrazione (ossia nessun favoritismo), anch’esso richiamato nella norma costituzionale – vadano, è proprio il caso di dirlo, a farsi benedire.  A maggior ragione ove si tratti – come ricorre il caso – di un Papa politicamente correttissimo, ad usum regiminis, amico del sistema italiano di governo, sdegnoso verso ogni principio d’autorità, a cominciare da quello che a lui stesso competerebbe, circondato da eminenze che si permettono di ficcare il naso in vicende squisitamente politiche (vedasi il cardinal Bagnasco, che, nel commentare un’imminente riunione di movimenti nazionalisti, definisce il fascismo “lontano dalla civiltà”, così allontanando dalla civiltà il pontificato di Papa Ratti) e che coonestano le rapine di stato – leggasi “politica tributaria” – scagliando anatemi e minacciando di morte dell’anima chi non paga le tasse (allontanandosi, in questo caso, dagl’insegnamenti di San Tommaso). Dunque, non più un Papa-Re, che poteva piacere o non piacere, ma che costituiva espressione d’una Chiesa autonoma, vigorosa e dal pensiero forte, bensì un Papa-Regime, a metà strada fra sindacalismo e filantropia a buon mercato, in linea con le tendenze del progressismo e della solidarietà a 360 gradi, ma assai deboluccio e dalla voce piuttosto flebile quando si tratta di denunciare le aberrazioni, soprattutto nel campo dell’etica. E i cui detrattori vanno dunque castigati, anche a costo di cadere nel ridicolo.