Il ritorno dello spread, tra propaganda e mistificazione

Il ritorno dello spread, tra propaganda e mistificazione

Il tema dominante degli ultimi giorni è: lo spread è tornato! Aiuto! “E’ colpa di Marine Le Pen, perché ha detto che, in caso di vittoria alle elezioni presidenziali del Front National, la Francia uscirà dall’euro e dalla NATO!”, si sente dire su tutti i telegiornali in queste ore. Ma occorre fare un po’ di chiarezza e andare per ordine.

Lo spread non è altro che il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato di un paese, nel nostro caso i BTP italiani, e i titoli di Stato tedeschi, ossia i Bund. Perché proprio quelli tedeschi? Perché i Bund tedeschi sono giudicati i più sicuri dalle agenzie di Rating (valutazione AAA).

Il 6 febbraio si è tenuta un’audizione presso la Commissione Affari Economici del Parlamento Europeo, in cui è intervento il Governatore della BCE, Mario Draghi; nonostante abbia confermato come “l’Euro sia un processo irreversibile” e che la BCE “proseguirà con il “Quantitative Easing fino al 2017, o oltre se necessario”, i rendimenti dei titoli di Stato dei paesi del Sud Europa sono tornati a salire. Lo spread è salito a 195 punti base per i titoli decennali.

Il differenziale BTP/BUND 10 anni (dati aggiornati al 07/02/2017, h. 16.54)

Ma anche i rendimenti degli altri titoli europei sono saliti. Il grafico sottostante riporta la situazione in Spagna, Portogallo e Grecia.

L’aumento dello spread Bonos/Bund in Spagna

In Portogallo l’andamento dello spread è stato di quasi costante ascesa nel 2016

Forte picco dello spread anche in Grecia

Anche in Francia, la situazione non è delle migliori. Infatti, il differenziale tra i rendimenti dei titoli francesi e quelli dei Bund tedeschi appare, ancora una volta, in deciso aumento:

Il forte aumento dello spread in Francia è cominciato a luglio 2016

 

Come già detto prima, basta accendere la TV per vedere e sentire giornalisti (se così li vogliamo definire) addossare la colpa di queste dinamiche ai vari movimenti euroscettici presenti all’interno dello scenario politico europeo. Al di là della propaganda neoliberista pro-euro, è molto probabile che gli operatori finanziari siano, al momento, soltanto preoccupati dal fatto che, con l’interruzione dell’acquisto di titoli di Stato parte della BCE, venga meno in qualche modo la garanzia sul debito pubblico degli Stati che utilizzano l’euro, introdotta di fatto dal Quantitative Easing. Probabilmente, vi sarà un altro Whatever it takes, che seguirà quello pronunciato dallo stesso Draghi il 26 giugno del 2012, per non rischiare una nuova crisi degli spread, in questo caso innescata dalla stessa BCE.

Vedremo se le rassicurazioni di Draghi basteranno per far diminuire i rendimenti, ma è probabile che senza una politica attiva di acquisto di titoli da parte della BCE, qualche paese potrebbe riflettere sul suo futuro all’interno dell’Euro. E’ evidente, però, come i media, anziché informare, disinformino, ed è altrettanto evidente come gli stessi media, mediante la manipolazione e la mistificazione dei fatti, finiscano per far amare gli oppressori e odiare gli oppressi, etichettando come populista chiunque non si allinei al pensiero unico e rendendo la gran parte della popolazione dei servi ignari. Oggi, l’UE è messa a dura prova – qualcuno addirittura la definisce come “un malato con pochi anni di vita, forse uno… massimo due…”. Ma è chiaro che qualcuno qui sta nascondendo la testa sottoterra, come fanno gli struzzi… per nascondere la verità.