Trump e la bizzarra isteria della sinistra mondialista

Trump e la bizzarra isteria della sinistra mondialista

Sono ormai settimane che facciamo quotidianamente i conti con una mole interminabile di notizie artificiose, improbabili analisi, grottesche dicerie prive di qualsivoglia oggettività e sostanza, circa la recente elezione del nuovo presidente americano, Donald Trump.

A distanza di tre mesi da quella che verrà ricordata come la tornata elettorale più controversa della storia americana, gli animi dei tanti oppositori – o sedicenti tali – del tycoon non sembrano placarsi. Tutt’altro. Il fronte internazionale ostile al nuovo inquilino della Casa Bianca appare più compatto che mai.

Proteste, manifestazioni, petizioni. Insomma, isteria. Ovunque.

Fin qui, nulla di nuovo. Del resto, siamo abituati, anche in Italia, al fanatismo ideologico di una certa parte politica. Di starnazzi e scemenze, in questo variopinto pollaio, ne abbiamo sentiti a sufficienza; di supponenze da liceali politicamente impegnati, ancor di più.

Quello che, però, vorrei proporvi in questo articolo, è una breve analisi di ciò che sta accadendo, a livello globale, dopo l’elezione di Trump, ricercando alcune delle ragioni che ne hanno favorito la vittoria. Non mi addentrerò, per motivi di spazio e di tempo, in lunghe e noiose discussioni politiche, sociali ed economiche, che lascio ad altri più autorevoli del sottoscritto.

Mi limiterò, in poche righe, ad illustrare quanta arroganza, ipocrisia ed inconsistenza vi sia dietro la variegata galassia anti-Trump. Una galassia che spazia dagli ambienti della sinistra internazionale ai movimenti (pseudo)femministi, fino a giungere alle organizzazioni vicine a Soros e al grande potere finanziario mondiale.  Sì, perché quello che risalta, in questa surreale faccenda, è, in primo luogo, la strumentalizzazione posta in essere dall’establishment mondiale, che lavora sotto traccia per la preservazione dello status quo.

Ma andiamo per gradi. A prescindere da ogni considerazione, il dato oggettivo e incontrovertibile è che Trump si è insediato dopo essere stato democraticamente eletto, scelto della maggioranza degli elettori statunitensi.

Attualmente, Donald Trump è il primo presidente che, a memoria d’uomo, sta attuando meticolosamente ciò che aveva promesso in campagna elettorale. È questa la democrazia, “caro” popolo di contestatori!

Ma non è certo storia nuova: buona parte delle “illuminate menti” liberal-democratiche, antagoniste per professione, ha notevoli mancanze quando si parla di democrazia. Affibbiano logore etichette e vecchi aggettivi residuati del ‘68 – più qualcuno nuovo, omofobo e xenofobo, per citarne alcuni – in discorsi privi di senso, brancolando disperatamente fra slogan triti e ritriti e inevitabili attacchi di bile, totalmente distaccati dalla realtà. E poco importa se viviamo in una società in cui l’individuo ed il cittadino sono, oramai, messi in secondo piano dietro il “sacro dogma” della globalizzazione, del progresso, della falsità politically-correct.  

Nel volgere di poche settimane, in ottica di contestazione a Trump, la sinistra internazionale è divenuta ardente sostenitrice del liberismo selvaggio e della globalizzazione, nemica giurata della democrazia e del suffragio universale. Chissà che, tra i meriti del tycoon, non vi sia anche quello di aver fatto affiorare l’immensa ipocrisia progressista.

È vero, il successo di Trump vi ha colto impreparati. Comprendo il vostro allarmato stupore: Trump ha vinto a sorpresa, contro ogni pronostico. Ha vinto esprimendo le posizioni più “radicali” degli ultimi cinquant’anni sotto il profilo dell’economia e del commercio internazionale. Ha vinto ribadendo con forza non solo la sua contrarietà al Ttip, il trattato di libero scambio con l’Europa, che è tutt’ora in fase di negoziazione, ma anche la volontà di rimettere in discussione gli accordi già firmati, come il Nafta e il Tpp. Ha vinto cogliendo l’insofferenza di un’intera nazione che, ormai da tempo, deve fare i conti con un flusso migratorio fuori controllo.

La vittoria di Trump, quindi, non è stato un caso, ma la diretta conseguenza dell’impietoso trend sociale ed economico che ha caratterizzato la scena occidentale nell’ultimo decennio, segnato da povertà ed insicurezza. Un’ineluttabile deriva, un declino economico e sociale sfociato nei famigerati crac bancari (Lehman Brothers, in primis), nelle bolle finanziarie, nella crisi dei mutui subprime e dei prodotti derivati, che hanno trascinato sul lastrico centinaia di migliaia di persone.

E ancora, crisi dei marcati internazionali, continue revisioni al ribasso delle prospettive di crescita dell’economia mondiale, disoccupazione galoppante, favorita dall’aumento esponenziale di un flusso migratorio selvaggio; lavori precari e sottopagati, che alimentano le più spietate logiche di sfruttamento e vessazione; crollo della produzione; aumento esponenziale dei debiti sovrani, accresciuti da tassi di interesse usurai. Come se non bastasse, la disuguaglianza economica ha assunto tratti odiosi, ripugnanti, con circa metà della ricchezza detenuta dall’1% di quell’élite mondiale, che ha promosso e favorito il mostro globalizzato con cui facciamo quotidianamente i conti.

Vi sono, poi, le decine di conflitti che da anni infiammano intere aree del globo: dall’Iraq devastato alla Libia in mano alle milizie islamiche (a libro paga della CIA), passando per la Siria annientata dal terrorismo di Daesh (caldeggiato da Washington), sino ad arrivare in Crimea, in balia dei golpisti filoamericani.

Alla luce di tutto ciò, una domanda sorge spontanea: chi sono gli artefici di queste macerie sociali, di questa insicurezza economica, di questa carneficina militare? Sono forse quelli che, semplicisticamente, definite populisti? Certo che no! I maggiori responsabili di tale caos, giunto probabilmente ad un punto di non ritorno, sono individuabili nei nomi di Obama, Hillary Clinton, George Bush; nella politica Neocon atlantista; nella spietatezza dalla grande finanza internazionale.

Pertanto, non occorre essere fini analisti politici per capire che Donald Trump lo avete “eletto” voi, popolo Dem e lo avete fatto accettando sommessamente le distorsioni politiche ed economiche prodotte e promosse, in questi anni, dai vari governi che si sono susseguiti in Occidente. Verrebbe da chiedersi dove fosse il popolo democratico, quando Obama e la Clinton incendiavano Libia e Siria, oppure durante l’affaire Snowden e Assange. Ma non esageriamo con i quesiti, sono proprio le deboli e asettiche argomentazioni a dimostrare quanto parziali e faziose siano le “ragioni” dei contestatori.

Un’ultima sorpresa. Scopriamo che tra i vari oppositori di Trump ci sono anche gli sfruttatori del colosso di abbigliamento Nike: un elemento che testimonia ulteriormente come qualcosa stia cambiando davvero. In positivo!

Quasi dimenticavo, una piccola precisazione che la mia onestà intellettuale mi impone di fare.  A me, come ad altri, Trump non è mai stato particolarmente simpatico. Non ho mai condiviso la sua politica filosionista, né mai potrò condividere alcuni suoi discutibili atteggiamenti sopra le righe. Tuttavia negare l’evidenza, sulla base di pregiudizi, è un atteggiamento disdicevole, soprattutto quando l’evidenza si riferisce alla vita e al benessere di milioni di persone.