Elena Focà, la greca

Elena Focà, la greca

Ho sempre creduto esistano due tipi di eroi: coloro che rischiano la proprio vita o la immolano in un atto straordinario, impensabile ai più, e coloro che, pur non conoscendo gesti clamorosi, semplicemente decidono di compiere il proprio dovere, a qualsiasi condizione e a qualsiasi costo.

E’ l’eroina di Spagna che, chiamata ad abiurare Cristo, gioca il suo destino terreno ed eterno in una sola frase: ”Lo siento mucho pero no se puede!” (mi spiace molto, ma non si può!) ed è la cipriota Elena Focà che, maestra elementare nell’anno – il 1974 – dell’occupazione turca della sua isola, continua ad insegnare ai bambini senza che stupri, ruberie, torture la convincano a desistere.

Elena, nella Cipro delle deportazioni e delle violenze, accetta di immolarsi e di essere violentata lei al posto dei suoi piccoli alunni ai quali, a scuola, assicura una tranquillità che non trovano altrove.

Fa loro da madre, non lasciandoli soli nemmeno quando devono allontanarsi per un bisogno, consapevole che quello potrebbe essere il momento nel quale si scatena l’oscena bestialità dei barbari; ai nemici che imbrattano di feci la sua scuola, lei risponde con l’umiltà dei grandi, pulendo da sola quelle lordure, perché i bambini possano entrare in classe senza aver visto e saputo nulla.

Ai mille soprusi contro il padre, alle tasse ingiuste, alle multe disoneste, alle sevizie contro gli uomini greci, alle deportazioni, agli espropri, all’ignavia delle Nazioni Unite, alla viltà dei politici ciprioti, alle lettere nelle quali la si accusa di essere una pessima insegnante, Elena risponde nell’unico modo che può: lasciando che tutto avvenga senza che quanto avviene la faccia retrocedere in una decisione già presa e perciò definitiva, irrevocabile e categorica… e a suo modo, quello degli eroi, dei santi e degli amanti, sacra!

E’ lei che rischia la vita decidendo di insegnare, voce bassa e libri occultati sotto quelli di inglese, la storia greca e la religione cristiana; è lei che, rinnegata dalla famiglia, non retrocede e non rinuncia mai: dirà, poi, che gli stupri l’avevano già uccisa… non sarebbe potuta morire due volte… E RIMANE!

E’ sempre ed ancora lei che, come un’innamorata, non resiste a dichiarare la sua passione e ogni mattina scrive alla lavagna l’inno greco puntualmente cancellato dal soldato turco.

Ma Elena è, per le anime belle dei bambini, un esempio grandioso, e un giorno uno di loro decide non di scriverlo, ma di inciderlo quell’inno amato, come Mosè con le tavole della legge perché, ed Elena Focà glielo testimonia tutti i giorni, la patria è legge d’amore e di dovere… e il turco nulla può!

Persino l’asinello di Elena, rubato dagli invasori, ha avuto la possibilità di ritornare tre volte a casa; a lei, arrivata nella Cipro libera per curarsi, questo privilegio è negato.

Nemmeno le è permesso di rientrare per riprendersi l’unico tesoro che le è rimasto a Santa Trinità della Riva… è stata un’amica a farle riavere la bandiera greca che aveva nascosto, avvolta in un pigiama, ai predoni turchi.

Alba Dorata è greca, Elam è greco, Elena Focà è greca: grazie a loro, il futuro avrà eredi degni, la Grecia una speranza e con lei l’Europa intera.

Dio benedica le donne come Elena e la Grecia degli eroi, destinata, ancora una volta nella storia, ad essere avanguardia insuperabile di civiltà!

(ringrazio la dottoressa Theodosi’a  Kontzo’glou per l’intervista ad Elena Focà, dalla quale ho tratto notizie ed ispirazione)